Storie di archivio

Eccoci a fine mese, domani si entra nel fatidico settembre e tra qualche giorno si inizia davvero. È incredibile, sono ormai sedici anni, i ragazzi che lavorano con noi sono diventati bravissimi. Tutto procede eppure ogni tanto, tac, ecco ritornare l’emozione, la stessa del primo Festivaletteratura quando dalle finestre alte del primo ufficio i giovani volontari mi chiamarono dicendo: “Marzia squillano i telefoni, la gente prenota!” – e improvvisamente tutto si mise in moto…
Non c’era internet, ma solo telefoni e fila.
Avevamo attivato il meccanismo delle prenotazione e di un piccolo costo per incontri letterari, era allora impensabile ma volevamo motivazione a esserci e attenzione a chi parlava; i lettori hanno risposto subito e da allora ci sono sempre stati vicini.
Offrivamo la possibilità di incontrare l’autore preferito in luoghi storici mozzafiato. Il pubblico ha apprezzato e ancor di più gli scrittori che nei chiostri, nelle piazze antiche, in sale decorate hanno dato spesso il meglio di sé e anche qualcosa di speciale: ricordo l’emozione del concerto di Nick Cave e la voce sottile di Nadine Gordimer in una piazza Castello gremita, il canto ritmico degli story teller sudafricani che intonavano un grazie coinvolgente al “blu people” (le magliette blu che accompagnano il Festival), Cristina Donà che riprende dopo un diluvio infinito e tanti tanti altri racconti, testimonianze, poesie in tutti questi anni di Festival.
Sono solo piccoli frammenti o squarci di tanti Festival passati per noi dietro le quinte, in bicicletta tra un incontro e l’altro, quasi mai lì seduti ad ascoltare quello che abbiamo scelto: è la nostra parte e va bene così.

Molto del primo Festival è ancora in questa sedicesima edizione, ma gli anni sono passati e mille altri preziosi Festival si sono aggiunti dando alla domanda di lettura e cultura almeno un tentativo di risposta, là dove soprattutto (e i casi sono tanti) si punta alla qualità, all’originalità, alla passione, là dove al centro ci sono lettore e autore (quello di Gavoi per esempio o l’esemplare “I Suoni delle Dolomiti” per citarne due).

Il sedicesimo Festival è adolescente, sedici anni, è cresciuto, è cambiato ma ha ancora spazio per evolversi e lo fa anche guardando a ciò che è stato già fatto, ai tanti scrittori, intellettuali che qui sono passati e hanno lasciato un segno. Per costruire un buon futuro bisogna servirsi anche del passato e il nostro archivio è nato per questo.

Abbiamo voluto raccogliere e pian piano rendere disponibili le migliaia di testimonianze scritte, filmate, registrate, fotografate dei tanti che sono passati nei Festivaletteratura. Questo materiale si può studiare, sfogliare, vedere.
Pian piano, ma di tempo ce ne vorrà tanto, lo metteremo a disposizione su richiesta sul sito, ma intanto anche altri autori, scrittori, giornalisti vogliono metterci le mani e quest’anno ecco nascere proprio dalla nostra struggente testimonianza registrata di Anna Politkovskaja una lettura/spettacolo ideata da Luciano Minerva con voce di Ottavia Piccolo. Era logico che il Festival la proponesse.
Questo è il primo esempio ma siamo sicuri che altri e diversi modi di utilizzare questo infinito materiale si presenteranno sempre più spesso noi prossimi anni.

Intanto vedo i ragazzi della redazione Anna, Matilde, Mattia, Maurizio, la Maffi e Gabriele che scavano nell’archivio per trovar foto di chi è già venuto, per leggere o sentire cosa hanno detto, insomma per preparasi a presentarli meglio sul nostro sito /www.festivaletteratura.it, per dare informazioni, trovare commenti e approfondimenti.

Ieri erano lì a risentirsi Toni Morrison con le registrazioni un po’ flebili dell’evento 19 del 9/9/1999, lo hanno ascoltato fino alla fine con la leggerezza e la determinazione di ragazzi di 20 anni.
Sono rimasti lì al caldo del Conventino fino a sera tardi, per preparare materiale, per fare schemi, turni operativi tra grande serietà e ordini di servizio maniacali e tante risate.
Saranno lì accanto all’ufficio stampa, vicini a tutti i giornalisti per sbirciare e imparare ma anche per inventare e fornire notizie con la freschezza dei loro sguardi. La CULTURA ha bisogno di questa freschezza e anche della loro determinata semplicità.

Redazione sì ma anche logistica, squadre volanti, biglietteria, accompagnatori, interpreti: questi ragazzi sono già qui con noi per far funzionare la macchina e per affrontare i mille imprevisti che in fondo cambiano le cose, li fanno pensare, muovere, ideare e divertire.

Quando li guardo, guardo noi e ancora mi stupisco di cosa siamo riusciti a fare insieme ma proprio avendoli davanti capisco perché ci siamo riusciti.

E stasera di nuovo riunione per vedere, capire e valutare le prenotazioni, oggi finalmente aperte a tutti.

 
Commenti disabilitati Trackback Permalink | 30.08.2012
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