Un musicista nel 2012

Il 2012 nel mio immaginario e credo in quello di molti classe 1973, doveva essere fatto di stazioni orbitanti ed abitazioni sulla luna, invece abbiamo un governo tecnico, l’Italia non è mai stata così al verde ed il livello di cultura generale è equiparabile a quello di un peep show di periferia.

Nel 1995 la discografia iniziava già la sua crisi, ricordo che sembrava impossibile risollevarsi. I principali network del territorio non gradivano le “chitarre elettriche” e tutto veniva incasellato nei generi musicali. Ogni musica doveva avere il proprio genere altrimenti, a detta di luminari del settore, la gente non avrebbe capito e quindi non apprezzato.Cos’è esattamente un direttore artistico? Come può esserci qualcuno che “dirige” l’arte e soprattutto verso quale direzione ed in base a quali criteri? Beh nel 95 il parametro sembrava essere la radiofonicità, forse anche prima, ma da quando esattamente? Quali sono i parametri per definire un brano radiofonico?

Nel 1959 usciva Kind of Blue di Miles Davis, uno dei dischi di jazz più venduti al mondo, al tempo molti discografici erano ex musicisti o addetti del settore e,  nonostante le problematiche legate alla radiofonicità  fossero più o meno le stesse di ora, questo disco fu un vero fulmine a ciel sereno e fece capire che esisteva una commerciabilità lontana dalla commercialità; la gente poteva ascoltare qualcosa di più complesso ed amarlo anche senza capire i suoi movimenti modali. Cosa è successo da quel momento ad ora? Non credo certo di poterlo riassumere in poche righe quindi mi limito a dire che il caro “profitto” si è fatto avanti, talmente avanti da superare l’individuo stesso che lo può generare, nel nostro caso il musicista.

Mozart oltre che genio sei stato fortunato, hai vissuto in un epoca in cui, come ha detto acutamente il buon Fresu su questi fogli elettronici, eri un musicista e non facevi il musicista. Ora fare il musicista non vuole dire esserlo, prendiamo ad esempio i reality show, non è detto che non ci siano ottimi musicisti all’interno di questi contenitori, ma di sicuro non lo scopriremmo mai guardandoli cantare per l’ennesima volta una versione alternativa di un pezzo di Mina o Rihanna. Devono essere performer ed intrattenitori, se possibile di bella presenza e devono avere le spalle larghe per sopportare il fatto di essere i nuovi precari della musica, dei co co co con una carriera al fulmicotone davanti, un giorno pizzaioli, il giorno dopo star da tappeto rosso ed un anno dopo…? Questa di sicuro non è una colpa imputabile a questi giovani artisti, ne tanto meno può dipendere dal loro effettivo talento e bravura, o dalle loro canzoni. Dipende dal fatto che questi programmi, ormai quasi a scadenza semestrale, devono produrre nuove star, devono rendere le nostre vite partecipi e complici della nascita di un nuovo mito e devono nasconderci la caduta di un predecessore o rinnovarne lo splendore un po’offuscato. Qualcuno si preoccupa della loro situazione psicologica o del caos generato nella loro vita, e qualcuno si preoccupa di un pianista al quinto anno di conservatorio che può ambire ad un posto in una delle orchestre filarmoniche o sinfoniche di questo paese, se ne rimangono, oppure alla peggio può tentare con x-factor?

Fare i musicisti oggi significa avere più competenze, conoscere dei software per comporre, forse non si ha più tanto tempo da dedicare allo strumento come prima, e quindi si sopperisce a questa mancanza con l’aiuto della tecnologia. Bisogna sapersi relazionare e se possibile avere un’immagine, in qualche modo distinguersi. Bisognerebbe conoscere il concetto di diritto d’autore, di edizione musicale, di royalties, di refunding costs e forse anche di rischio d’impresa. Conoscere la propria posizione fiscale, decidere se pagare l’enpals e non l’Inps (dopo l’ultima assestata Monti non si capisce più cosa fare, l’enpals è diventata l’inps?). Bisogna sapere chi ti deve aprire l’agibilità, ogni quanto si rendicontano le vendite e quando i diritti, bisogna sapere cosa è un minimo garantito e cosa un anticipo. Ecco perchè non si è più musicisti, perchè la musica è un lavoro (in Italia senza un albo, senza un sindacato vero e compatto e senza contributi ne sovvenzioni, lavoro?!)

Chi è musicista adesso ha già conseguito uno status e si può permettere di demandare e pagare qualcun’altro, è questa di sicuro non è una colpa, ed i novizi cosa possono fare senza locali dove suonare, se non in coverband o similari. La risposta è la rete nel bene o nel male. Nel bene perchè qualcuno ha scoperto di “essere” un musicista postando un proprio video ed innescando un meccanismo causa-effetto senza fine o ha scoperto di “fare” il musicista con milioni di views. Nel male perchè avere accesso a tutto lo scibile musicale senza avere una coscienza ed una guida (anche naturale) all’ascolto può solo creare una cultura del click, dove i primi 10 secondi decidono la sorte di una canzone.

La discografia forse morirà, ma la musica retoricamente e nel buonismo più totale continuerà senza sottostare a nessuna regola, nemmeno quella matematica che le abbiamo creato per comporla e trascriverla.

 
Commento (1) Trackback Permalink | 22.05.2012
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Una risposta a Un musicista nel 2012

 
Commenti
 
  1. Luca Zamponi scrive:

    Lampante Caro Livio!ho letto questo senza vederne la firma prima…
    concordo su tutto…compreso(ovviamente)kind of blue…