Opere d’arte in pericolo, opere d’arte inaccessibili

C’è l’arte sradicata e c’è l’arte nascosta, segregata, inaccessibile. A Orvieto, la chiesa di Sant’Agostino, di recente diventata museo, ospita un intero ciclo scultoreo di primo Seicento: gli Apostoli (tra gli autori Franqueville, Scalza, Giambologna) più la celebre Annunciazione di Francesco Mochi. Oggi quelle quattordici monumentali statue sono sradicate, ma per decenni sono state invisibili. Scolpite per il Duomo, erano sul posto ancora a metà Ottocento, addossate ai pilastri e con l’Annunciazione ai lati del presbiterio, come testimoniano antiche fotografie, ma il purismo impose di espellerle dalla chiesa gotica.
Quando le ho viste nel ’96 erano segregate nel cantinone del Duomo, recluse in celle di legno da cui gli apostoli tendevano le braccia. Ero con Federico Zeri e Patrizia Zambrano, alla prima tappa di un viaggio pietoso alla ricerca dell’arte negata. Facemmo schiodare le tavole che imprigionavano l’Annunciante e l’Annunciata e riprendemmo quella provvisoria liberazione. Zeri non si trattenne dalle imprecazioni.

A Faenza trovammo l’intero museo civico chiuso, sbarrato da anni e anni per un trasloco che veniva continuamente rinviato. Tutte le opere erano al loro posto, le grandi pale d’altare alle pareti, le sculture ricoperte da teli bianchi. Ne sollevammo uno e ci trovammo di fronte al San Girolamo penitente di Donatello. A Torino, invece, Palazzo Madama era stato svuotato per lavori di messa a norma che dovevano durare circa due anni e ne durarono una quindicina. Lì fu la volta dei container: quadri, sculture, arredi e oggetti accorpati e messi sotto chiave in tre ambienti esclusi dalla ristrutturazione. Ma per riprendere il Ritratto d’uomo di Antonello da Messina dovemmo andare nel caveau di una banca. A Firenze, nel soffittone di Palazzo Pitti, scoprimmo una pinacoteca con migliaia di quadri ben custoditi in sicure rastrelliere, che facevamo scorrere per scoprire che cosa contenevano. Zeri scelse di parlare davanti a una grande Natura morta di Cristoforo Munari.

Mochi, Donatello, Antonello, grandi opere, tutte di proprietà pubblica, rese invisibili da una cattiva gestione del patrimonio. Un’inchiesta. Ma il documentario d’arte non può guardare solo alle opere senza chiedersi in che stato si trovano. Se vai a filmare gli affreschi della Villa dei Misteri, puoi ignorare come è ridotta Pompei? Quante case sono in pericolo e quante inaccessibili?

 

 

 
Commenti disabilitati Trackback Permalink | 3.05.2012
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