Leggere fa bene alla salute

Vi ricordate l’ultima volta che vi siete commossi fino alle lacrime ad una conferenza?  Vi è mai venuta la pelle d’oca nel sentire un relatore ad un seminario?  Come, non vi è mai successo?  Ah, lo immaginavo.  Neanche a me, fino a ieri.  Le strade del mio lavoro continuano a portarmi verso terre inesplorate, come la conferenza alla quale ho partecipato ieri, Reading to Live Well Conference (Leggere per vivere bene), organizzata da The Reader Organisation (TRO) alla British Library – un’esperienza unica. 

Ma che cos’è The Reader Organisation? Riporto la descrizione dalle note di introduzione di Jane Davis, la direttrice (scusate la traduzione frettolosa, non sono un professionista in questo campo):
“Per chi non è a conoscenza del nostro lavoro, la giornata di oggi vi darà un’idea su come lavoriamo, come conduciamo ricerca nel campo della lettura, e come sviluppiamo i nostri progetti. È difficile spiegare l’esperienza del progetto Get Into Reading, ma ci proverò in queste poche righe: l’obiettivo di Get Into Reading è di regalare a gente di qualsiasi abilità il piacere della lettura, di modo che possa apprezzare grandi opere letterarie, partecipando allo stesso tempo a un’esperienza colletttiva. Il nostro modello si basa su gruppi di poche persone (da 2 a12), che si trovano tutte le settimane per leggere racconti, romanzi e poesie ad alta voce, insieme. La lettura ad alta voce viene fatta, a turni, dal nostro personale e dai partecipanti, se lo desiderano, in gruppo. Quando ci sono pause naturali nella lettura, i partecipanti sono incoraggiati a riflettere su quello che si è appena letto, e a dire qualcosa di personale a proposito. Gli elementi chiave sono: la letteratura, il leggere ad alta voce e il condividere un’esperienza comune. Abbiamo 60 operatori e 80 volontari che portano libri e poesie in una varietà di posti: ospedali, prigioni, supermercati, scuole, ambulatori, biblioteche, centri sociali, case di cura, università e dormitori, creando un ambiente che è stimolante e accogliente, offrendo ai partecipanti - in un contesto informale e senza alcuna pressione – un senso di stabilità, di supporto e di puro piacere.”   

Ad Idea Store lavoriamo con The Reader Organisation da tre anni, e dal settembre scorso sponsorizziamo anche una reader-in-esidence (lettrice professionista, part-time, costo 17.000 euro all’anno), che nel corso degli ultimi mesi ha facilitato la creazione di sei gruppi nei nostri centri, formando il nostro personale ed offrendo supporto. I gruppi, che da noi si chiamano The Book Break (la pausa libro), ma che in altri posti usano anche altri nomi, come Feeling Better with a Book (sentirsi meglio con un libro), sono molto diversi da altri gruppi di lettura, dove di solito si sceglie un libro da leggere, ci si dà un mese per farlo, e ci si ritrrova per discuterlo. Il fenomeno dei gruppi di lettura si è molto diffuso in Gran Bretagna negli ultimi anni: tipicamente si ritrovano la sera, e i luoghi di incontro possono essere i pub, le caffetterie, le biblioteche, o anche il salotto di uno dei partecipanti. Noi abbiamo otto di questi gruppi, che tendono ad attirare un pubblico di lettori forti. The Book Break invece, che si tiene di giorno, attira un pubblico molto diverso, solitamente persone che hanno un percorso di malattia mentale o che stanno ritornando ad una vita più sociale dopo un periodo di depressione e di isolamento. 

Naturalmente sono arrivato alla conferenza già essendo a conoscenza del lavoro di The Reader Organisation, ma devo dire che sono rimasto molto ispirato da quello che ho visto e sentito. La giornata, organizzata in maniera efficientissima, alternava in modo intelligente parti collettive nell’auditorioum, e sedute per gruppi più piccoli in sale a separate. È raro, in una conferenza, trovare tutti i relatori di alto livello, di solito si è fortunati se ce ne sono due o tre, eppure ieri era così: ottimi i professori dell’Università di Liverpool che presentavano una ricerca sugli effetti della lettura sulla salute dal titolo “Grupppi di lettura: dalla pratica alla teoria”; bravissimi i facilitatori dei mini-seminari intitolati: “Perché la lettura collettiva funziona nelle istituzioni di salute mentale”; oppure “Lettura nelle case di riposo”’; e poi “Letteratura e stato di salute di bambini cresciuti in famiglie di adozione”; ed ancora “La lettura collettiva nelle prigioni”. 

Interessantissimo lo scrittore americano Jonathan Rose (autore di un importante libro di storia sulla vita intellettuale della classe operaia britannica), che ci ha dato un’anteprima sul suo prossimo libro: un testo che analizza l’influenza della lettura su Churchill, dimostrando  che il famoso statista britannico, avido lettore di narrativa, spesso ha trovato ispirazione nella lettura di romanzi prima di prendere decisioni importanti. Per finire, la dottoressa Iona Heath, una vera ispirazione, che ci ha parlato della campagna che sta conducendo per convincere i colleghi medici (che tendono a leggere solo testi scientifici) a trarre lezioni da grandi romanzieri e poeti, le cui opere contribuiscono ad una maggiore comprensione degli esseri umani, cosa importantissima per un dottore. 
Nonostante il calibro di questi relatori, però, chi mi ha fatto venire la commozione e la pelle d’oca sono stati gli operatori di base, con le loro trionfanti storie di lettori riluttanti che, grazie al lavoro di The Reader Organisation, si sono trasformati in lettori entusiasti; di persone malate che, grazie alla letteratura, sono guarite; o di giovani cresciuti in situazioni familiari estremamente difficili, che sono riusciti ad uscirne forti e preparati per la vita in gran parte grazie alla lettura. 

The Reader Organisation definisce la propria missione in modo molto semplice: la rivoluzione della lettura. Eppure, nonostante il loro innegabile impegno, anche The Reader Organisation non riesce che ad avere un impatto minimo su una realtà, in Gran Bretagna, che ha un bisogno disperato del loro lavoro, per il semplice fatto che mancano i fondi. Alcune ASL intorno e Liverpool (dove The Reader Organisation ha la sede centrale) e qui e là in altre regioni, si rendono conto del valore della loro opera, e sono disposte a investire risorse adeguate, ma la stragrande maggioranza del paese ancora non lo sa che un serio investimento nella lettura porta al benessere a lungo termine di intere comunità. Non occorre essere dei geni matematici per capirlo: con i soldi che un ASL spende per curare anche una sola persona che ha esperienza di malattia mentale nel corso di una vita, si potrebbero creare centinaia di gruppi come The Book Break. Da sempre i medici ci dicono che la prevenzione è meglio della cura – non sarebbe bello se i ministri della salute, insieme ai ministri della cultura, lavorassero insieme, e cominciassero a capire che la lettura è la cura di molti mali?
 

 
Commenti disabilitati Trackback Permalink | 19.05.2012
Condividi:

I commenti sono chiusi.