Idea Store, metti una biblioteca in un centro commerciale

Pronti, a me il compito di seguire le interessanti storie di uno con un nome bellissimo e altisonante come Ascanio Celestini. Mi chiamo Sergio Dogliani e di professione faccio il non-bibliotecario. Cosa vuol dire? Vuol dire che da 10 anni, a Londra, dirigo delle biblioteche un po’ diverse dal solito che si chiamano Idea Stores, ma che non sono un bibliotecario di formazione.

Allora, immagino sarà doveroso dare delle spiegazioni – degli Idea Stores aveva già parlato Stefano Salis sulla rivista “Ventiquattro” qualche anno fa, ma riepiloghiamo: si tratta di una rete di centri polivalenti con servizi bibliotecari, corsi di formazione e per il tempo libero per adulti e famiglie, servizio informazioni, caffetterie e gallerie d’arte, gestiti dal comune nel cosmopolita quartiere di Tower Hamlets (uno dei 32 di Londra, con 235.000 residenti, situato in un’area di altissima densità tra la City ed il Tamigi, nel tradizionale East End della capitale).

Idea Store nasce da una convinzione: che ai cittadini del XXI secolo, più che mai, interessano la lettura, l’imparare cose nuove e lo stare insieme. Nasce anche dal rifiuto di accettare un futuro dove gli unici luoghi di ritrovo siano di matrice commerciale. Il principio alla base del progetto Idea Store è l’accostamento di due funzioni differenti ma complementari – la lettura e l’educazione – e la sinergia generata da questa relazione.

Idea Store dimostra anche che nel settore pubblico c’è spazio per la nozione di “marchio” – che è possibile trarre ispirazione da un approccio commerciale pur rimanendo vicini alla sensibilità ed ai bisogni di chi risiede in zone disagiate. Ne risulta l’idea che è moralmente giustificabile accettare l’universalità del linguaggio commerciale (adottandone di conseguenza le sue modalità) e farne buon uso, senza compromettere i principi di un servizio pubblico accessibile a tutti, o di perseguire il profitto. Un servizio, duque, molto vicino alle esigenze reali di un pubblico multiculturale, che contribuisce ad una coesione sociale spesso desiderata ma raramente raggiunta. Fattore importantissimo nella strategia a lungo termine di Idea Store è che, a differenza delle biblioteche e dei centri studi precedentemente esistenti nella zona, tutti gli edifici sono posizionati al centro di altre attività locali, sulla strada principale del quartiere, presso supermercati o mercati rionali, vicino alle stazioni della metropolitana, alle banche e altri servizi locali di uso ampio e comune, in modo che la frequentazione diventa una cosa naturale, quotidiana, un po’ come andare dal panettiere, all’ufficio postale, o in piazza a prendere il caffè con gli amici.

Immaginatevi dunque la giornata tipica di un utente Idea Store (prendiamo ad esempio un genitore): arrivo in tarda mattinata con la figlia di 3 anni per “storytime”, l’appuntamento quotidiano con i raccontastorie, una chiaccherata con altri genitori mentre i piccoli esplorano la sezione ragazzi, per poi prendere in prestito un paio di libri cartonati da leggere insieme a casa, prima di passare in caffetteria a bere qualcosa, o forse per un pranzo veloce (vediamo un po’ che cosa offre il meno di oggi: tagine di pollo alla marocchina, un’inglesissima sheperd’s pie o lasagna vegetariana? Tutto per meno di 5 euro? Difficile resistere). Dopo possiamo dare uno sguardo alle ultime novità editoriali: ma guarda un po’, hanno già tradotto Il Cimitero di Praga, prova che Eco continua ad avere un grosso pubblico anche all’estero – lo prendo per mia moglie, mentre io mi porto a casa l’ultimo Ian McEwan. E prima di uscire noto la nuova guida ai corsi per adulti: si può scegliere tra 800, dalla scuola di cucito alla cucina orientale, e poi yoga, francese, zumba, photoshop… Manca solo il tempo per farli tutti. Fantascienza? No, realtà, in uno dei quartieri più bisognosi d’Europa. È così che l’utenza in pochi anni è quadruplicata, e in uno degli store si arriva ad una media di 2.000 presenze al giorno, sette giorni alla settimana, e i prestiti di libri sono aumentati del 27%.

Io ho la fortuna di lavorare proprio qui, come dipendente pubblico, in un ambiente dinamico e continuamente in evoluzione, lontano anni luce dalle polverose biblioteche tradizionali che incutono timore anche ad un veterano professionista della cultura come me, figurarsi di un immigrato che sta timidamente cercando di capire come funziona il suo nuovo paese di adozione.

In questi giorni mi propongo di raccontare, tra le altre cose, questo mio mestiere inventato (neanche sognato, perché fino a pochi anni fa non esisteva): ancora non ci credo, dieci anni fa, già molto impegnato a fare un lavoro intenso e bellissimo (direttore della facoltà di lingua, informatica e materie umanistiche in un college londinese), quando la mia capa di allora, Maggie Fletcher, mi suggerì di farmi avanti per il ruolo di primo Idea Store Manager. Non ero ancora del tutto convinto di questo progetto che avrebbe rivoluzionato il mondo delle biblioteche, ma lei ha insistito, dicendo che entro poco ne avrebbero parlato tutti di questa innovazione, che saremmo diventati i nuovi pionieri culturali, e che io avevo tutte le qualità per riuscire. E con grande intuito ci ha azzeccato. A chi non farebbe gola, ad un certo punto della carriera, di potersi rinnovare, di ricominciare in un nuovo campo ma portando con sé il meglio dalla propria esperienza, con tanta libertà di agire e di creare? Mi ricordo ancora il primo giorno: arrivo al lavoro e mi trovo circondato da un mare di libri nuovi (o vecchi ma non ancora letti), CD e DVD di musicisti e registi nuovi o ingiustamente dimenticati – tutti lì a portata di mano, che mi distraevano dalle mille mail che già piovevano sul mio computer. E questo lo chiamano lavoro? Per me era come se avessero dato a Pinocchio le chiavi del paese dei balocchi. Di questo ed altri aspetti del mio lavoro racconterò, dicevo, ma più avanti, perché oggi mi trovo ad Oslo, dove alle 16:15 (norvegesi) chiuderò la prima giornata della Nordic Library Conference con una relazione su Idea Store. Eh sì, perché il mio lavoro è fatto anche di questo: tanti viaggi in giro per il mondo, a parlare, promuovere, diffondere la nostra filosofía. Va bene, non sarò un vero e proprio bibliotecario, ma chissà che non sia almeno un bibliotecario ambulante, o un evangelista delle biblioteche, come qualcuno mi ha definito? Non importano le etichette, basta che chi vuole leggere e non può perché non ha i mezzi o gli strumenti per farlo, sappia che io sono dalla sua parte.

 
Commenti (6) Trackback Permalink | 14.05.2012
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6 risposte a Idea Store, metti una biblioteca in un centro commerciale

 
Commenti
 
  1. Flaminia scrive:

    Sì, purtroppo per noi italiani questa che tu racconti è proprio “fantascienza” o, se preferisci, una splendida Utopia :)
    Ma dopotutto tu vivi nella terra di Thomas More, noi solo in quella di Tommaso Campanella. Il primo qualcosa accanto a Enrico VIII poté fare, il secondo fino “solo” male…
    Buon lavoro, Flaminia

  2. Sergo Dogliani scrive:

    Si’, ma fino ad un certo punto, perche’ anche in Italia ci sono buone idee e la voglia di fare, nonostante tutto. Parlero’ anche di questo nei prossimi giorni. Buona lettura. Sergio

  3. Stefano scrive:

    Salve,
    mi hanno catturato l’attenzione le parole IDEA e BIBLIOTECA. Questo perchè da fruitore di questi spazi pubblici e come persona attiva nel campo delle arti contemporaee, vorrei che ci fossero sempre più persone interessate alla cultura. La biblioteca dev’essere intesa come un luogo dinamico, all’avanguardia, spazio che respira e che in modo non consumistico, ti offre opportunità e condivide i pensieri, dalla piccola idea alla visione più utopistica di unire tutti sotto il valore delle conoscenze. Complimenti a Sergio Dogliani, italiano e creativo!
    Stefano

  4. Sergio Dogliani scrive:

    Sono d’accordo Stefano, le parole IDEA e BIBLIOTECA vanno molto bene insieme. Lo scrittore/attore/regista Stephen Fry una volta ha detto qualcosa tipo: “Idee? Ma certo, le biblioteche ne sono piene”. Noi abbiamo ricevuto un po’ di critiche quando abbiamo scelto il nome IDEA, ma con tutte le cose che facciamo al di la’ della lettura la parola biblioteca, benche’ bellissima, era un po’ limitata. Grazie del commento, e buon lavoro. Sergio

  5. Silvia Pio scrive:

    Complimenti per questa iniziativa, che in tanti sogniamo qui in Italia. Da noi a Mondovì, l’alternativa all’antica biblioteca pubblica, è una recente associazione culturale, ambientata in un palazzo altrettanto antico, che cerca di organizzare attività gratuite, o quasi, per adulti e bambini. Purtroppo non si registra l’affluenza delle strutture londinesi. Si potrà far arrivare un po’ di vento del nord anche in questo angolo d’Italia? Se si trova da queste parti, venga ad evangelizzarci. Buon tutto.
    Silvia

  6. Sergio Dogliani scrive:

    Buongiorno SIlvia, leggo solo ora il suo commento, e mi scuso. Non conosco questa associazione a Mondovi’, ma mi piacerebbe saperne di piu’. Io sono cresciuto a Torino, ma mia madre abita a Cherasco, e spesso mi trovo in Piemonte, potrei fare un salto a Mondovi’. Mi contatti per email (sito idea store). Grazie.