Cultura e luoghi di cultura

Da Febbraio sto lavorando come responsabile logistico, per il progetto/laboratorio culturale “Open ” curato da edizioni Zero in collaborazione con Vodafone. Open è diviso in sette aree tematiche: cucina, design, sport , famiglia, idee tecnologiche, arte e musica. Ogni area tematica si sviluppa in 15 giorni e la cronologia ha rispettato l’elenco sopra riportato. Dal 15 Febbraio ad oggi si sono susseguiti incontri, conferenze, dimostrazioni , degustazioni , cene , proiezioni, concerti ed un’installazione permanente di una sala giochi con pietre miliari del video game e giochi da tavolo ormai dimenticati, fino ad una versione in scatola dell’ormai super noto Angry Birds. Tutto questo ha avuto luogo nel palazzo della triennale di Milano, in viale Alemagna, presso la sala lettura per la maggior parte degli eventi, passando via via per il salone d’onore, il “cubo c” , la sala lab, il teatro dell’arte, la sala Agorà ed il magnifico giardino.

Senza dubbio un’iniziativa molto coraggiosa ed oserei dire rara, dati i tempi di magra del paese e la mancata destinazione di nuovi fondi per la cultura, l’arte e lo spettacolo. E’interessante, osservando la gente che viene a fare visita ad “Open”, scoprire come si manifesta la loro curiosità. Spesso sono persone di passaggio che hanno sentito o letto qualcosa sulla manifestazione e si fanno coinvolgere parzialmente, altri vengono specificamente per qualcosa o qualcuno e difficilmente poi si rivedono partecipare a qualche altra area tematica. Tutto è gratuito e se io mi trovassi dalla parte del fruitore, credo che sarei presente per più tempo possibile, per godere di una panoramica su tutto ciò che sta accadendo intorno a questi argomenti che vengono presentati. Una delle discriminanti che ormai caratterizzano qualsiasi manifestazione è la presenza di cibo e abbeveraggio gratuito, sembra essere il vero segreto per aumentare esponenzialmente le presenze. Il salone del mobile stesso ha visto un aumento incredibile di postazioni produttrici di cibo e bevande, sembra essere più simile ad una sagra di paese piuttosto che la presentazione di nuovi risultati e prodotti del design. con queto non voglio togliere contenuto alla manifestazione, dico solo che gli Italiani o più specificatamente i milanesi sono disposti a dedicare un po’ di tempo alla cultura, se in cambio vengono sfamati e dissetati. Ecco quindi che questi ” templi” della cultura si trasformano in location per i catering della città. In qualche modo questo cambio di destinazione dei luoghi preposti alla cultura fa sì che la cultura stessa, di riflesso, si svolga all’interno di aree destinate alla somministrazione di cibo e bevande. Abbiamo mostre di quadri e fotografie all’interno di ristoranti, abbiamo concerti e reading nei bar o nei locali da aperitivo.

Non è forse questo un segnale che ci può far capire che siamo spaventati dai luoghi, quando sono costruiti per uno scopo determinato e preferiamo “subire ” la cultura quando non ci siamo recati in un museo od in una biblioteca. Potrebbe esserci anche un’altra motivazione: stiamo cercando di abbracciare la globalità, anche sotto il punto di vista concettuale, vogliamo scardinare il significato e la funzionalità di un luogo e poter vivere appieno un’esperienza che coinvolga vari nostri sensi ed interessi.

Temo comunque che la nostra voglia di crossover tematici-locativi sia più legata ad una mancanza di tempo. Il lavoro sovrasta di gran lunga ogni attività che possiamo svolgere, il tempo libero si assottiglia e quindi anche in termini di esperienza la formula all inclusive ha il suo fascino. Mangiamoci un panino in compagnia di un amico, buona musica, un’ installazione multimediale, il tutto all’interno di una banca….

 
Commenti (2) Trackback Permalink | 26.05.2012
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2 risposte a Cultura e luoghi di cultura

 
Commenti
 
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