Al fin della licenza

Speravo di approfondire un po’ qualche concetto espresso nei precedenti articoli, ma ci sono così tante cose di cui parlare. Purtroppo il tempo che sono riuscito a dedicare a questi pensieri è quasi sempre stato notturno. Certo la notte porta consiglio , ma il giorno solitamente porta ad una freschezza mentale differente.

Di tutte le questioni a voi sottoposte, ce ne è una in particolare non affrontata: la tecnologia e l’arte. Mi capita di discutere spesso sulla produzione musicale e di come in poco tempo sia completamente cambiato l’iter di composizione e realizzazione di un disco. E’ già difficile parlare di disco al giorno d’oggi, il vinile è tornato a far parte del mondo dei dj, più come trofeo e memorabilia, piuttosto che come supporto di stampa ed anche il cd si avvia verso l’estinzione o se non altro non risponde più alla domanda di qualità richiesta. Come si è trasformato l’ascolto casalingo, la musica ora la si sente nel telefono o attraverso le casse del computer, parlare di Hi-Fi nel 2012 sembra ridicolo, e questo certo non dipende dal raggiungimento di una qualità eccelente, ben sì da un assestamento generale verso il basso , verso il medio ascolto. La musica è sempre più presente , nonostante le vendite vadano sempre peggio, ed ora si può suonare con qualsiasi smart phone o Ipad. La tecnologia touch è ritornata prepotentemente dopo gli anni 70 (vi ricordo che nei primi anni 80 il bancomat era già touch e questa tecnologia non aveva riscosso tutto il successo attuale), questo permette a tutti, anche coloro che non hanno mai messo mano ad uno strumento musicale, di produrre musica dopo pochi minuti di utilizzo dell’applicazione. Per il momento vorrei soffermarmi un attimo sul concetto di qualità di riproduzione; per attirare la clientela i nuovi produttori di tecnologia devono puntare sul fornire sempre qualcosa in più, altrimenti l’acquirente rimarrà con ciò che ha già acquistato fino alla rottura del proprio “mezzo” tecnologico. L’audio ed il video sembrano essere i più colpiti dal crollo esponenziale dei prezzi di produzione della tecnologia, tutti possono avere un televisore gigante e tutti possono avere un impianto home theater dolby surround, la rete ha fatto sì che per un lungo periodo la musica si potesse scaricare gratuitamente ed illegalmente, questo ha generato un fenomeno simile per i film, le serie tv , i videogiochi, i software e tutto ciò che può far parte del dominio digitale. Non si va più al cinema tanto i film si possono scaricare, allora il cinema inventa il 3D, offre qualcosa che riavvicini lo spettatore alla sala, un’esperienza che sia il più possibile coinvolgente dal punto di vita visivo ed uditivo. Passa poco tempo dalla nascita della tv HD ed arriva la tv 3D, così il pubblico può di nuovo tornare a scaricare e guardare a casa quello che il cinema produce.

Per la musica è differente, non è stato prodotto un impianto ad alta qualità con un costo accessibile, al contrario la produzione di altoparlanti è cambiata nella tecnologia di produzione ( utilizzo di nuovi materiali come l’alnico, il niodimio, l’alluminio) ed ha abbassato la resa in frequenza , proponendo impianti sempre più pompati e sempre meno vicini ad una fedeltà di riproduzione del suono.

Anche registrare un disco è diventato un affare casalingo, con un semplice portatile e qualche software crackato, si può fare, con qualche migliaio di euro, quello che non più tardi di 20 anni fa presupponeva budget da quattro o cinque zeri. Quindi musica a portata di tutti, l’ingeniere del suono diventa il musicista stesso, non serve più chi finalizza il processo di registrazione, non serve più chi stampa e forse non serve più chi distribuisce. E’ realmente così?

Sotto l’aspetto pratico sembrerebbe non fare una grinza come ragionamento, ma tutto questo processo tralascia un importantissimo particolare: la competenza. Tutti possono suonare, ma non per questo sono musicisti, tutti possono registare un pezzo e non per questo essere fonici, arrangiatori o produttori. Tutti possono far filmati in HD e non essere registi, montatori o direttori della fotografia. La tecnologia avvicina il mezzo d’espressione, ma la competenza , quasi sempre, certifica la qualità di una composizione o di un filmato.

Ci avviciniamo quindi alla genesi di due enormi insiemi, da una parte quello della produzione di intrattenimento e dall’altra quello della qualità e dell’arte. Difficile stabilire quale sia l’interscambio tra questi due sistemi ed in fin dei conti la cosa importante sembra essere ” toccare” alla fine della licenza e non traccheggiare o esibire la propria tecnica. E’ finita la generazione dei software , è arrivata quella delle App!

A chi importa da chi o come viene fatta una musica, una fotografia o un video se è bello alla vista od all’ascolto?

 
Commenti disabilitati Trackback Permalink | 27.05.2012
Condividi:

I commenti sono chiusi.