Tutti i volti della casa editrice

Il bello di una grande casa editrice è che vi confluiscono persone e competenze davvero molto diverse.

E qui faccio subito una precisazione: io sono felice che quella editoriale sia un’industria, cioè un sistema che si confronta con il mercato, cge si adegua alle su regole ma che quotidianamente le sfida, che si fonda su un profitto che consente di dare un valore alla cultura, ai suoi attori, alla sua produzione.
Io non sono una vagheggiatrice dei tempi in cui si poteva prescindere dal confronto con il mercato (quali, poi, a ben vedere? Forse nemmeno nei secoli in cui gli amanuensi copiavano manoscritti chiusi nei loro conventi si prescindeva davvero da un “mercato” della cultura, dei suoi utenti, del suo valore).

Persone diverse, dicevo, in casa editrice. Non avrei bisogno di dirlo, ma prima di tutto ci sono gli autori: che non sono interni alla casa editrice ma sono la risorsa essenziale e irrinunciabile. A loro l’editore deve garantire onestà, impegno, la tutela dei loro diritti, le condizioni per valorizzare il frutto del loro ingegno e della loro arte.

All’interno della casa editrice ci sono poi gli “editoriali puri”, che lavorano sui contenuti. I direttori editoriali e gli editor, che con il loro agire quotidiano raccolgono e generano il catalogo, scegliendo i testi, progettandone il publishing. Sono professionisti che possono provenire dalle formazioni più disparate: letterati, filosofi, economisti, giuristi, storici, scienziati eccetera.

Ci sono i redattori e i correttori di bozze, persone di straordinaria precisione e pazienza, capaci di mettere al servizio degli autori e dei testi uno sguardo acuto e un’intelligenza che è il setaccio essenziale da cui ogni libro esce purificato dalle sue imprecisioni più gravi, dalle sue inconsapevolezze dannose. Persone umili – che sanno bene che l’ultima parola, la decisione finale è sempre dell’autore – ma capaci di un labor limae preziosissimo.

Ci sono i grafici, che impaginano i testi, lavorano le immagini e che progettano copertine o intere collane, fascette, locandine, espositori per le librerie, pubblicità, pagine web e a volte intere famiglie di caratteri tipografici…

C’è tutto l’ufficio marketing, che elabora conti economici, mette a fuoco idee perché la pubblicazione sia un vero momento di visibilità dei libri. Che ascolta il pubblico dei lettori, ne segue lo sguardo e insieme agli editoriali “apre nuovi sentieri”, per fare sì che ogni libro abbia su di sé sguardi attenti, vada incontro a chi lo può capire e amare. Che stabilisce i prezzi e le tirature, segue ogni titolo per avviarne tempestivamente le ristampe, “prevede il tempo” in libreria e scruta l’orizzonte come i colonnelli dell’aeronautica fanno con le perturbazioni e gli anticicloni… “Quelli del marketing” hanno spesso studiato nelle facoltà di economia, e hanno l’arduo compito di costringere gli editoriali a fare i conti con i propri entusiasmi, a dosarne l’intensità e a destinare le risorse – che non sono mai illimitate, ma questa è la sfida – nel modo migliore per ogni libro.

C’è l’ufficio tecnico, che tiene i rapporti con le officine di stampa e controlla ogni parte dei libri in uscita.

C’è l’ufficio stampa, dove instancabili tessitrici e tessitori di trame lavorano per raggiungere giornalisti e blogger, radio, televisioni eccetera. Dove si costruisce con sapienza il cammino di crescita di ogni autore, si dosa ogni gesto, si raccolgono umori e malumori, ma soprattutto si cerca di suscitare entusiasmi e di generare incontri fecondi: quelli tra i libri e i lettori che possono decretarne il successo. Dove ci si occupa dei premi letterari, degli eventi pubblici, dei festival, delle presentazioni… Gli addetti stampa provengono da formazioni disparate, ma devono avere passione e disponibilità di tempo ai limiti della santità: dalla rassegna stampa di primissima mattina alle presentazioni finite a notte fonda, dai premi letterari ai tour con gli autori stranieri, sono sempre sulla breccia.

C’è l’ufficio commerciale, avamposto sul mondo. Donne e uomini che hanno l’arduo compito di gestire una merce dalla natura infinitamente mutevole e bizzosa – i libri – e insieme che entrano in relazione con realtà diversissime: i librai indipendenti sparsi per ogni dove nella penisola, a volte anche gli edicolanti, e poi le librerie più grandi, e le catene che fanno acquisti centralizzati, fino a lla grande distribuzione – dai supermercati agli autogrill – e ai retailer on line. Che lavorano con il magazzino, ne dominano le dinamiche complesse, cercano di conciliare la flessibilità estrema (l’ordine di una singola copia in un luogo lontano) con le grandi masse dei bestseller spediti a vagonate. E, con loro, gli agenti che – dopo aver ascoltato gli editor infervorati – cercano di trasmettere il senso di ogni libro a chi deve metterlo sui banchi di vendita, e percorrono il Paese per presentare ogni titolo ai librai e raccoglierne gli ordini.

C’è l’ufficio “Acquisizioni e diritti”, che redige i contratti con autori italiani e stranieri, gestisce le trattative più delicate, governa la cessione di diritti antologici, cinematografici, di traduzione e chi più ne ha più ne metta.

C’è l’amministrazione, che compila rendiconti, manovra ordini, veglia su entrate e uscite.

C’è l’ufficio legale, che dirime controversie infinite: perché come uno scrive qualcosa, nel mondo un altro è sempre pronto a contestarlo, a sentirsene plagiato, a reclamare un diritto sulle idee… A ragione o a torto, ogni volta bisogna stabilirlo.

Ci sono i controller, che vegliano sulle procedure e costringono ogni parte del tutto a un esame di realtà sulle risorse esistenti.

C’è chi si occupa a tempo pieno delle nuove frontiere digitali dai social network agli ebook alle app.

Ci sono i tecnici informatici, invocati quando mezzora prima della chiusura di un libro i nostri mac si bloccano, il programma d’impaginazione impazzisce, l’ultimo file inviato dall’autore ha un bug che infetta ogni cosa…

Ci sono segreterie efficientissime e pronte a organizzare viaggi, ordinare risme di carta o post it colorati, a soddisfare le richieste più balzane degli autori (e non solo loro), a registrare i dattiloscritti in arrivo, a pagare i collaboratori, a fissare riunioni, a porgere un sorriso.

Ci sono fattorini e centralinisti. A Segrate ci sono pure i cuochi e gli addetti della mensa, gli autisti dei bus-navetta, i portieri e coloro che si occupano del bel prato che circonda il palazzo di Niemeyer, di nutrire papere e pavoni, di registrare gli ospiti in arrivo.

E, a occuparsi di tutti noi, c’è l’ufficio del Personale.

Insomma, come capite potrei continuare questo elenco: una immensa ricchezza umana, un universo composito in cui ciascuno collabora dal suo posto di battaglia al funzionamento della macchina.
Un luogo dove il confronto è sempre vivo, oltre che necessario.
Come pensare che una casa editrice “fatta solo di intellettuali” sarebbe migliore?

Ma ho ancora qualcosa da dire: nel prossimo post!

Condividi:

10 risposte a Tutti i volti della casa editrice

 
Commenti
 
  1. Primo De Vecchis scrive:

    Gentile Giulia Ichino, si parla sempre di ‘romanzo’ e mai di ‘racconto’. Perché in Italia vige una sorta di censura nei confronti della forma racconto (breve, medio o lungo)? Oggi Buzzati e Kafka in Italia non riuscirebbero a pubblicare. “Quelli del marketing” dicono che i racconti non si vendono. Eppure “quelli di Amazon” negli USA da un po’ di mesi hanno lanciato i mini e-book (dalle 5000 alle 30000 parole) e hanno incassato ‘paccate’ di verdoni. Forse le forme brevi sono favorite dai nuovi supporti. Gli editori nostrani non dovrebbero apparecchiarsi in vista del nuovo tsunami in arrivo? Grazie

    • Giulia Ichino scrive:

      La short story ha uno spazio – e uno spazio crescente – anche nel mercato italiano.
      Dia un’occhiata alla collana delle Libellule pubblicata da Mondadori o all’Arcipelago Einaudi, alla collana di ebook Zoom di Feltrinelli, alle iniziative di racconti inediti o classici offerti in allegato a quotidiani importanti…
      Buona lettura! giulia

  2. Donatella scrive:

    il valore. questa frase che hai scritto (nemmeno nei secoli in cui gli amanuensi copiavano manoscritti chiusi nei loro conventi si prescindeva davvero da un “mercato” della cultura, dei suoi utenti, del suo valore) è perfetta, però ti faccio una domanda, cioè come mai tante opere di indiscusso valore restano nei cassetti e non vedono mai la luce?
    per fortuna io non ho velleità da scrittrice perchè non oso immaginare il dramma di uno che ha qualcosa da dire di serio e di bello e si vede magari rifiutato o senza risposte (basta leggere un po’ nei vari forum per farsi un’idea)

  3. Alessio scrive:

    mi acchiappa tantissimo il climax dell’ufficio stampa.
    non so se sarei all’altezza ma la tua presentazione mi ha appassionato.
    un giorno, quando avrò finito l’università, proverò a entrare in questo mondo. grazie per lo scorcio e la descrizione ;-)

    • Giulia Ichino scrive:

      In bocca al lupo, Alessio!
      A presto, allora,
      giulia

  4. simonetta scrive:

    gentile Giulia, mi potrebbe dire in cosa consiste il suo lavoro di editor? scusi l’ignoranza…

  5. Gabriella G scrive:

    E, ogni tanto, ci sono i traduttori ;-)
    (che come gli autori non sono interni alla casa editrice, ma in caso di testi “stranieri” sono anche loro risorsa essenziale e irrinunciabile)

    • Giulia Ichino scrive:

      Hai ragione, Gabriella! Ho citato solo velocemente la traduzione e i traduttori, ma si tratta senza dubbio di una delle realtà più vive e indispensabili dell’editoria.
      Viva i traduttori, che portano a noi le voci di tutto il mondo!

  6. Primo De Vecchis scrive:

    Non sono del tutto convinto della favorevole accoglienza oggi in Italia delle raccolte di racconti e novelle (a tema), ma forse come al solito mi sbaglio, comunque grazie per la garbata risposta.
    Dimenticavo: ha dato un’occhiata qui?
    http://primodevekiss.blogspot.it/2012/03/disappunto-e-fuga-sinossi-della-novella.html

  7. Gabriella G scrive:

    Grazie Giulia.
    È vero che quando lavoriamo dobbiamo restare il più invisibili possibile, ma a volte è molto difficile anche farci vedere “dopo”, farci nominare nelle recensioni, spesso anche farci nominare nelle schede di presentazione delle stesse case editrici… ma non puzziamo, giuro!