Tablet, ultrabook o Lim: qual è la soluzione migliore in classe?

Un’altra domanda che spesso mi fanno quando incontro i docenti, ma soprattutto i genitori o i ragazzi è: perché il tablet? Perché iPad o Galaxy? Per la moda?….molto meglio un notebook o ultrabook, eppoi noi abbiamo già le LIM….

No, la moda non c’entra proprio nulla, forse per qualche Dirigente Scolastico o per qualche fondazione esibire l’acquisto di centinaia di iPad come bandiera dell’innovazione è una propaganda efficace, per me la tecnologia è assolutamente uno strumento, non è né può essere il focus del nostro metodo di lavoro.

La tecnologia, qualunque essa sia, deve supportarci nel nostro lavoro quotidiano nessuna preferenza: alcune importanti aziende hanno iniziato a collaborare con noi, ci daranno i loro prodotti, i più innovativi da testare, noi faremo tabelle comparative, di ognuna analizzeremo le potenzialità, le positività e le criticità in relazione al lavoro in classe, ma non daremo consigli. Un Centro Studi non può e non vuole sposare nessun produttore di hardware, sia esso Apple o Samsung o Toshiba o Olivetti.

Certo, tra un tablet e un netbook o anche un ultrabook io ho preferenze, ancor più nei confronti della LIM:
per il nostro modo di fare scuola un device per persona diventa fondamentale, anche solo (ma non solo) per il cambiamento radicale della struttura della classe la cui dinamica prende una forma circolare e non più linear-frontale (che sopravviveva nonostante alla lavagna di ardesia si fosse sostituita la LIM), ma soprattutto il proprio mobile device diviene l’ambiente in cui lo studente struttura il suo apprendimento, lo personalizza, diviene il proprio zaino entro il quale trova tutti i quaderni, appunti, registrazione di lezioni, i propri libri, in un certo senso tutti i libri, se consideriamo la possibilità di accesso a internet e alle biblioteche virtuali che ormai sono presenti in tutto il mondo e sono accessibili, con o senza abbonamento, con un clic, permettono una lettura e una scrittura che richiamano moltissimo la carta, non hanno uno schermo verticale che fa quasi da barriera tra il docente e gli studenti, nonché tra gli studenti stessi. Soprattutto permettono una condivisione immediata, senza troppi clic, al cloud, all’accesso ai materiali, alla co-creazione dei testi, all’elaborazione dei propri ebook multimediali alla biblioteca virtuale della propria classe.

Che sia Android o Apple poco importa, certo in una logica di rete io personalmente preferisco ciò che maggiormente ci permette condivisione e trasferibilità, ma ad ognuno la scelta… se si hanno netbook o ultrabook poco importa: come potrebbe un metodo seguire l’evolversi frenetico della tecnologia?

 
Commento (1) Trackback Permalink | 28.04.2012
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