senza parole

Da alcuni commenti e soprattutto da quello che mi dicono le persone con cui lavoro, collaboro e scambio opinioni ogni giorno, il problema indentitario di chi si occupa di cultura e società sembrerebbe essere centrale.
Non sapersi definire professionalmente, non avere riferimenti, se non quelli istituzionali (spesso datati), o quelli personali (il mio maestro, la mia guida…), o quelli internazionali
(faccio un lavoro simile a quello di quel gruppo olandese, di quell’artista argentino…)
può avere alla lunga effetti corrosivi. Ci si consuma nel cercare una propria identità altrove.
O forse è “semplicemente” un problema linguistico? Lessicale?
A questo proposito si può riprendere il discorso sul design. Un’altra lingua, diciamo ora quella inglese, può dare spunti interessanti. Come tradurre per esempio design thinking in italiano? Pensiero progettuale? Mah.
Una sedia può essere un progetto culturale? Un vaso? E un bar?
Certo che sì, dipende da quale pensiero progettuale è stato applicato…
Forse si potrebbe proporre una moratoria sul nostro vocabolario: bandire il termine cultura. Non potranno più esistere ministeri, assessorati, imprenditori, organizzatori, progetti…culturali. Come dire: la cultura è tutto, non ha bisogno di essere specificata e localizzata, è ovunque.
D’altronde i mercati hanno scoperto solo da poco di essersi globalizzati, la cultura di se stessa lo ha sempre saputo.
 
Commenti (4) Trackback Permalink | 17.04.2012
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4 risposte a senza parole

 
Commenti
 
  1. Gabriella scrive:

    Da filologa non posso non intervenire quando si fa una questione di lingua, di parole – che non vanno mai “bandite”, ma usate con consapevolezza… Purtroppo l’italiano non distingue come il tedesco tra Kultur e Zivilisation, per noi in questo senso “tutto è cultura”, sì: si tratta di scegliere e, certo, non sprecare la parola “cultura” e il relativo aggettivo, abusandone.

  2. Beniamino Saibene scrive:

    Grazie Gabriella. Spero di non averne abusato anche io.
    Il bando alla parola cultura naturalmemte era provocatorio e in questo senso magari utile. Sono mezzo tedesco e ho sempre pensato che Zivilisation non fosse diverso da civilizzazione… A mia nonna infatti capitava di dire: Italiener sind oft inzivilisiert… (sono spesso incivili).
    Ma la questione sembrerebbe interessante. Ci ragguaglia sui diversi significati?

  3. Gabriella scrive:

    Con piacere! Traduco dal Wahrig Deutsches Wörterbuch: Zivilisation indica le forme esteriori del vivere tecnicamente progredite e raffinate, a differenza di Kultur che è l’insieme delle forme espressive, spirituali e artistiche, di un popolo.

  4. Beniamino Saibene scrive:

    grazie!
    forse aveva ragione mia nonna; siamo più espressivi, spirituali e artistici che tecnicamente progrediti e raffinati;