Radici tra le nuvole. Il futuro delle parole

Nuvole all’orizzonte?
Sembrerebbe di sì.

Ma non solo o non tanto per la crisi economica che attualmente colpisce in modo serio anche l’universo editoriale, costringendolo a cambiamenti e ristrutturazioni sostanziali.
Si tratta di nuvole meno metaforiche. O meglio, di una nube sola, grande quanto il mondo e anche di più.
Che, ovviamente, viene identificata con il suo nome inglese: cloud.

Non voglio certo raccontare a voi, popolo della Rete, cose che sapete mille volte meglio di me.
Ma vorrei provare a rivolgere insieme a voi lo sguardo sui futuri possibili per l’editoria e i libri: perché nei prossimi anni anche il lavoro degli editor cambierà profondamente insieme al mutare dei supporti e delle abitudini di lettura.

Questa cloud, come saprete, è la “nuvola” virtuale che ospiterà contenuti, programmi, relazioni. Una sorta di gigantesca memoria alla quale ciascuno di noi potrà connettersi in qualunque momento tramite devices che saranno sostanzialmente solo dei terminali…
(Se sto dicendo colossali scemenze, avvertitemi!)
Sulla nuvola staremo tutti noi, con il nostro lavoro, le nostre immagini, i nostri amici, i nostri viaggi di ogni natura.
Nella nuvola sarà naturalmente ospitata l’immensa messe delle opere fuori diritti, che costituisono il fondamento vitale della cultura umana.
Nella nuvola saranno anche tutti i libri pubblicati in diritti: perché gli ebook sono senza dubbio destinati ad affiancare i libri-di-carta.
(Sto usando i verbi al futuro, ma forse dovrei usare il presente. Il futuro è già qui, tra noi che leggiamo e scriviamo.)

Questi ebook verranno perlopiù “piratati”, come è accaduto per i files audio, con la conseguente estinzione dell’industria discografica tradizionale?
Questi ebook rimarranno al fianco dei libri dell’“era Gutenberg” oppure li sostituiranno in breve tempo?
Questi ebook, che chiaramente avranno un prezzo di copertina più basso rispetto a quello dei libri cartacei – venendo meno per l’editore i costi di stampa, magazzino, distribuzione… –, questi ebook dicevo consentiranno ancora di pagare a chi li ha scritti royalties remunerative e all’editore di lavorare sui testi e sul publishing nel modo migliore?
Come faremo noi lettori a scegliere tra le novità in assenza dei banchi delle librerie tra cui passeggiare “annusando” titoli e copertine?
Sarà vero che la critica letteraria soccomberà, travolta dalla democrazia dei “giudizi dei lettori”? E quale di queste due opposte forme di presunzione va più temuta, per le sorti delle Lettere e della cultura?
Quanto dovremo diventare capaci di lavorare con prodotti culturali enhanced, misti di immagini, audio, parole?
Cosa faremo del nostro tempo libero, sempre più frammentato eppure esigente?
Come cambierà la lettura – in Giappone per esempio leggono romanzi sui cellulari, c’è una sorta di apposito genere letterario –, come cambieranno la scrittura, i giornali, i libri, come cambierà il nostro lavoro, come cambieremo noi?

Queste sono solo alcune dell’infinità di domande possibili, finché la nuvola è ancora in fase di addensamento.

Pochi giorni fa ho trascorso la mattina ascoltando una interessante conferenza sulle frontiere più ardite – ma insieme vicinissime – dell’universo digitale della creazione e distribuzione di contenuti.

Nel passaggio di maggior ardimento si è parlato di orologi da polso che sono anche telefoni e computerini connessi a internet, videocamere invisibili attaccate al lobo di un orecchio, lenti a contatto che proiettano dati (per esempio quelli di un navigatore satellitare) direttamente sulla retina, indumenti “emotivi” sensibili al movimento e al calore, supermercati e librerie virtuali accessibili dalle stazioni ferroviarie, schermi flessibili che si arrotolano come una sciarpa, frigoriferi che “erogano” anche contenuti audiovisivi e potrei continuare.

Si è parlato dei tablet di lettura digitale, della loro velocissima obsolescenza, delle loro funzioni sempre più duttili: che secondo me molto presto convinceranno anche il più aristocratico dei cultori della carta-e-matita a ricredersi, viaggiando con il Codice Atlantico perfettamente riprodotto in pochi grammi di schermo e bites…

A un certo punto, finalmente, si è parlato dei libri come di uno degli strumenti più semplici per stabilire contatti. Vi confesso che mi è venuto quasi da ridere: si parlava di libri come “lubrificanti” dei rapporti nella Rete… Ma la similitudine non è sbagliata, e anzi ha quel che di trasgressivo che ai libri si addice sempre. Ogni libro consente di intuire qualcosa del suo lettore, ed è quindi un oggetto “relazionale” per eccellenza…
Attraverso i libri che ciascuno legge si potrebbe costruire un suo ritratto, un po’ come mirabilmente faceva l’Arcimboldo con i frutti della terra.

Questo mi ha confortato. Essere “tracciabile” attraverso le parole degli altri che decido di leggere e ascoltare, per una volta, non mi dispiace affatto.
Vivere in un mondo in cui si comunica incessantemente, mi dico, porterà tutti noi a diventare molto più esigenti sulla quantità e la qualità dei contenuti che ci raggiungono.
La nuvola renderà il sapere infinitamente più accessibile per tutti: le potenzialità democratiche di questa rivoluzione sono quasi commoventi.
Ci sarà spazio per i grandi fenomeni globali come per le minuscole realtà particolari.
Ci sarà spazio per tutti: l’importante sarà non perdere l’orientamento.

Allora il solo desiderio che formulo è proprio questo.
Che nel nostro immenso futuro digitale possano esserci ancora le risorse per chi apre sentieri, traccia percorsi, costruisce piazze e monumenti. Che la velocità non prevalga in modo assoluto sulla qualità. E che possa rimanere un margine concreto – profitti, considerazione, diritti, tempo… – per tutti coloro che lavorano con pazienza al passaggio dalle idee alle forme.

Grande Nuvola Digitale, non ci fai paura.
Porta la pioggia, il vento, squarci di sole: ma soprattutto sii ampia come l’umanità, variegata come il brulicare dei pensieri e degli individui nel tempo.
Trova spazio, nella tua immaterialità, per radici solide e profonde.
Non saremo un pianeta che si lascia stritolare dal suo stesso baobab, come nel Piccolo Principe: ma protenderemo le nostre radici in un cielo comune.
Cambierà tutto, e anche qui dobbiamo cercare di non averne troppa paura.
Ma i buoni libri, le buone storie, l’arte di creare mondi con le parole non cambiernno più di quanto abbiano fatto nei secoli, sinora.
Affrontiamo la nuvola come Odisseo l’alto mare aperto: sarà una grande avventura!

 
Commenti (7) Trackback Permalink | 6.04.2012
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7 risposte a Radici tra le nuvole. Il futuro delle parole

 
Commenti
 
  1. GLORIA scrive:

    mhm… non credo negli ebook, per me portano vantaggi commerciali ma fanno perdere piacere nel leggere. come si fa ad apprezzare un libro attraverso uno schermo? no no è impossibile. le buone storie non cambieranno ma sembreranno meno belle. ma magari mi sbaglio. gutemberg sicuro non aveva sbagliato…
    ehi alan e voialtri, anch’io voglio quel libro eccezionale, siamo o no su un sito dove si parla di libri? passate, gente

    • Giulia Ichino scrive:

      Risentiamoci tra qualche anno…
      Qualcosa mi dice che se stai leggendo e dialogando online, anche sui libri cambierai idea!
      Cioè, ne avrai sia di carta sia elettronici: nessuno vieta un “doppio regime”.
      In ogni caso, buona lettura!
      g

  2. Luigi scrive:

    Solo una piccola nota. ” Essere ‘tracciabile’ attraverso le parole degli altri che decido di leggere e ascoltare” potrebbe comportare potenzialità non proprio democratiche né commoventi. Sto leggendo “Dove finisce Roma”, in cui Ida, la giovane staffetta partigiana protagonista, distribuisce “L’Unità” clandestinamente, nascosta nel cestino della bicicletta. Ecco, contrariamente al cestino di Ida, nel cloud temo non sarà possibile nascondere proprio più nulla.

    • Giulia Ichino scrive:

      Forse hai ragione.
      Ma confido che troveremo spazi di libertà anche nella grande nuvola
      Un saluto affettuoso! giulia

  3. Luca scrive:

    Bello il viaggio nel “futuro-presente” che ci proponi…
    E ancora una volta ci dice che, anche in questa avventura, saremo noi, noi stessi, che la faremo interessante e affascinante…o non lo sara’ per niente!

    Luca

    • Giulia Ichino scrive:

      Concordo pienamente. Grazie Luca! :-)
      g

  4. eletta senso scrive:

    Molto bello questo articolo con la metafora della nuvola.
    Ho da poco ultimato la lettura delle “Nuvole” di Aristofane. Eccone una piccola citazione:
    “Non starti a rigirare l’idea sempre dentro la testa: lascia andare il pensiero libero nell’aria, legato con un filo come una cetonia alla zampetta”.
    Il futuro è qui. La lettura e la scrittura, come dagli antichi tempi, saranno attività indispensabili per chi è in ricerca di un senso al proprio vivere. Cambieranno modalità e strumenti, mi auguro non la qualità.
    http://tranellidiseta.blogspot.it/2011/04/ho-ripreso-in-mano-il-preziosissimo.html