Pubblicare, non stampare

Accennavo, nei precedenti post, alle molteplici funzioni che un editor oggi è chiamato a svolgere, perché ogni libro prenda forma e non solo venga stampato, ma davvero pubblicato: reso pubblico, capace di farsi notare tra i tanti che affollano i banchi delle librerie, capace di suscitare interesse, dibattito e il mitico passaparola (che merita un piccolo post a sé stante).
Una di queste funzioni è quella di dialogo con l’ufficio grafico per la progettazione della copertina dei libri: e proprio ieri sono stata a lungo impegnata nella discussione con il nostro art director e uno scrittore sulla copertina da immaginare per il suo prossimo romanzo.

Questo mi dà lo spunto per una brevissima carrellata sulla vita di un libro a partire dal momento in cui viene deciso che esso sarà pubblicato.
Una volta presa questa delicata decisione dopo averne discusso con il direttore editoriale e i colleghi, si dà il felice annuncio all’autore o al suo agente e si propongono le condizioni del contratto: generalmente un anticipo e delle royalties sul prezzo di copertina. Si concordano le condizioni per i diritti di traduzione, per quelli cinematografici, per quelli digitali. L’editor è affiancato dall’ufficio diritti – ben più competente tecnicamente – ma in linea di massima è in grado di gestire una trattativa con l’autore.
Se l’autore ha già pubblicato, l’anticipo sarà stabilito in base ai risultati dei suoi precedenti libri; altrimenti l’editore condivide con l’esordiente la sfida della pubblicazione e generalmente dà anticipi cauti, ragionevoli: sapendo che saranno le royalties a garantire l’autore e che ben più di qualche migliaio di euro conterà, per tutte le parti in gioco, la capacità di “lanciare” al meglio il libro…

Compiuta la procedura di “acquisizione” nel sistema informatico interno, la trattativa e contrattualizzazione del libro, e stabilita la sua data di pubblicazione (in genere distante un annetto dal momento dell’acquisizione, ma ovviamente si tratta di tempi variabili), si procede in due direzioni:

1) il lavoro sul testo, che passa dalla paziente maieutica di chi accompagna l’autore nel processo di scrittura, lo stimola, lo indirizza, ne condivide entusiasmi e scoramenti, all’editing profondo (una vera ristrutturazione del materiale narrativo insieme all’autore, se essa è necessaria) sul testo finito al lavoro redazionale apparentemente più semplice ma in realtà essenziale in quanto labor limae che spinge lo scrittore a interrogarsi sulle proprie ragioni profonde e in quanto primo vaglio di un occhio esterno sulle pagine che di lì a poco verranno compulsate da lettori severi e attenti, capaci di cogliere ogni incongruenza, di indignarsi per ogni sciatteria, per disamorarsi per qualsiasi trasandatezza venisse lasciata tra le pagine.

2) il coinvolgimento di tutto il resto della casa editrice su quel testo. In comitato editoriale si fa un primo resoconto del libro acquisito, poi c’è una riunione a circa quattro mesi dall’uscita in cui si racconta ai colleghi il romanzo, si dà ai grafici il brief per la copertina e si delinea l’idea di publishing (collocazione di collana e dunque copertina, appunto, prezzo, fascetta di presentazione eccetera) e di comunicazione del romanzo.

Da un certo momento in poi, l’editor sperimenta la straniante sensazione che quel romanzo scelto e “covato” con geloso amore gli scivoli via tra le mani, vada per il mondo con le sue gambe. Ed è esattamente ciò che è giusto che succeda.
Il commento di una collega insospettabile che ha letto e si è innamorata, la soddisfazione per un festival che invita l’autore in una città lontana, un recensore deciso a dare spazio al libro… Ma, prima ancora, la reazione dei librai: quelli che stanno davvero in prima linea, che i lettori li incontrano ogni giorno, li guardano in faccia, che ai lettori rilasciano lo scontrino e magari fanno anche un caffè. Senza i librai, senza le loro “prenotazioni”, la loro capacità di assumersi i rischi, di trovare per ogni volume un posto sui loro banchi affollati, i libri non andrebbero da nessuna parte.

E’ ai librai, e agli agenti commerciali che li visitano a uno a uno per raccogliere i loro ordini, che sono destinati i primi materiali che l’editor deve produrre riguardo a ogni libro: brevi sinossi, claim di presentazione, piccoli assaggi che rendano il sapore del testo, note biobibliografiche sull’autore… Tutto questo viene stampato nel fascicoletto bimestrale che porta il nome di “copertinario” e che ha il ruolo importantissimo di prima presentazione al mondo dei giovani libri non ancora pubblicati.

Nel frattempo procede il lavoro di confezione del libro, la copertina viene scelta, l’editor scrive i paratesti (alette, quarta di copertina, fascette eccetera), il marketing mette a punto il conto economico nel quale confluiscono tutti i costi relativi alla realizzazione del libro, raccoglie le prenotazioni e stabilisce prezzo e tiratura del volume.

Si decide se verranno prodotti dei “materiali per il punto vendita”: espositori, segnapile, locandine che segnalino il libro sui banchi delle librerie. Si uniscono le migliori energie creative per fare sì che al momento dell’uscita il romanzo venga un po’ “illuminato”: dal fronte più concreto a quello digitale, ogni idea viene vagliata…
L’ufficio stampa inizia a conoscere l’autore, a parlare con lui e con l’editor dei percorsi da seguire per far sì che del libro si parli, che il libro venga notato in libreria o sui social network, e così via….

Il processo di pubblicazione è finalmente avviato, e la stampa fisica non ne sarà che un corollario contingente: se a essere “pubblicato” fosse semplicemente un file destinato a un reader, il procedimento non sarebbe troppo diverso.

Si evincerà, da queste mie righe, quante siano le persone coinvolte nel lavoro di pubblicazione di un libro. E’ di loro, di tutti loro, che vorrei parlarvi nel mio prossimo post.

 
Commenti (3) Trackback Permalink | 3.04.2012
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3 risposte a Pubblicare, non stampare

 
Commenti
 
  1. Alessandro Suardi scrive:

    La parte che mi attrae meno di tutto quello che scrivi è quella delle contrattazioni economiche.
    Il resto è affascinante. Moltissimo. Fai un lavoro che regala emozioni a chi scrive e ne riceve altrettante. Sei un’animo felice.

    L’editoria ha bisogno di persone così.

    • Giulia Ichino scrive:

      Grazie davvero, Alessandro.
      E’ bello sapere che comunico felicità: come sempre si sottovalutano le conseguenze delle proprie parole.
      Non pensavo di essere molto felice, in questo periodo. Ma grazie alla tua lettura, ora lo sono certamente di più.
      E questo è un esempio piccolo ma bellissimo di come ogni lettore carichi di significati ciò che legge, e crei così a sua volta mondi nuovi…
      Tanta felicità a tutti, con e senza parole!

  2. Alessandro Suardi scrive:

    Giulia, quando non pensi di essere molto felice fai una cosa (che ho trovato nella prefazione di un libro), pensa a chi in quel momento puoi fare felice, o lo stai già facendo.
    Tu realizzi i sogni degli autori e ne regali a chi legge i libri. Pochi lavori danno questo privilegio.