Perchè non parlare anche un po’ dell’archetto?!

Colgo lo spunto di Gabriella (che ringrazio) che parla dell’arco come qualcosa di magico…

In effetti finora non vi ho ancora parlato degli archetti… mi accorgo che sbaglio nel dare per scontate tante cose e di questo chiedo scusa a chi legge.

Tra l’altro, mi accorgo che fermarmi a riflettere su cosa scrivere in questi post, mi dà l’occasione in questi giorni di recuperare pensieri, rimettere in ordine le idee che gli impegni quotidiani mi portano a parcheggiare qua e la nella mente.

Fortunatamente sono ancora in  tempo a parlarvi delle mie creature: gli archi.

L’arco non è semplicemente un’opera di fine artigianato, è molto di più.

Un arco oltre ad essere esteticamente bello, deve essere funzionale.

E la sua funzione principale è  quella di mettere in vibrazione le corde dello strumento che si sta suonando.

Un buon materiale fa la differenza: che sia un buon legno di pernambuco o una ottima fibra di carbonio, l’importante è che vibri, e lo faccia alle frequenze corrette.

Un arco è  un’opera di finissima ingegneria.

Vi metto due foto di archi così potete osservarne da vicino alcuni dettagli.

Serve che sia bilanciato, è necessario che il meccanismo per la tensione dei crini funzioni alla perfezione, le mortase (i fori nella bacchetta) devono essere realizzate in modo molto preciso, e a volte anche mezzo millimetro può fare una grossa differenza.

In un arco c’è molta meccanica e io per fortuna la meccanica ce l’ho nel sangue.

Quando ero ragazzo passavo le giornate a sistemare i guasti della macchina da cucire di mia madre, per me era un mondo affascinante.
Da adulto è bastato poco per cedere al fascino dagli archi una volta scoperta la complessità dei meccanismi che sono alla base del loro funzionamento.

E così da musicista mi sono ritrovato archettaio…

Sentivo che mi affascinava, che mi piaceva quello sperimentarmi in un mestiere che qualche liutaio faceva come secondo lavoro, considerato di serie B  e quasi un’appendice alla più nobile Liuteria, al costruire strumenti.
Ho sentito di dover dare dignità a quest’arte qui in Italia, dove non c’era una vera e propria tradizione come negli altri paesi europei (Francia, Germani ed Inghilterra).
Allora mi sono buttato. Mi capita spesso di “osare” nel mio lavoro.
Fortunatamente non ho troppa paura di sbagliare, di fallire, non mi lascio scoraggiare dagli insuccessi.

Per fortuna dico, perchè di prove e di buchi nell’acqua ne ho fatti tanti nella mia vita. Ma credo che servano anche quelli.

Gli archi sono un concentrato di prodotti della natura (vegetale, animale e minerale), e vengono realizzati utilizzando materiali nobili diversissimi. E questa è la prima complessità del nostro lavoro:  bisogna conoscere bene ognuno di questi materiali, e conoscerne la reazione ai diversi trattamenti che durante la lavorazione vengono effettuati.

Mi spiego meglio: i legni (pernambuco ed ebano), il crine di cavallo, le madreperle, l’argento, l’oro: sono tutti materiali che vanno trattati in modi differenti. E l’archettaio deve conoscere i punti critici di questi materiali, per evitare di rovinarne uno mentre sta lavorando sull’altro.

La conoscenza delle materie prime è fondamentale, importantissima.

La scelta dei crini di cavallo da montare sull’arco (che sono la parte che sfrega sulle corde dello strumento) è una scelta che va valutata in modo molto attento.
La loro elasticità e robustezza sono fondamentali per la sonorità di un arco.

La scelta delle parti in metalli nobili (oro e argento) cambia il bilanciamento di un arco e basta qualche decimo di grammo, ed anche questo un archettaio non lo può ignorare.

Per questo vi dicevo che c’è una bella complessità in un arco.

Impossibile stancarsi di essere archettai.

C’è sempre qualcosa di nuovo da scoprire… a proposito non vi ho parlato dei miei restauri impossibili!
Domani, si, domani vi parlo di qualcosa di quasi “magico”…che ha lasciato tutti i musicisti che l’hanno visto a bocca aperta: il mio restauro dentato… a domani.

 

 
Commenti disabilitati Trackback Permalink | 12.04.2012
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