Opere immortali intrappolate nei cassetti, unitevi! C’è un’opportunità proprio per tutti.

In molti dei commenti alle riflessioni che sto postando mi si chiede come si possa evitare che “opere di indiscusso valore” vengano scartate dagli editori e quindi in qualche modo costrette al silenzio, all’invisibilità. Provo dunque a formulare qui due considerazioni in risposta a questi lettori preoccupati.

Oggi più che mai chi considerasse di avere scritto o di avere tra le mani un’“opera di indiscusso valore” ha la possibilità di pubblicarla. Mandandola a un grande editore, a un agente importante, o a un editore più piccolo, o ancora auto-pubblicandola in forma cartacea o ebook.
Nel mondo editoriale capita sempre più spesso che opere <em>self-published </em>siano a un certo punto acquisite da editori maggiori che ne notano il successo o il valore.

La storia dell’editoria è punteggiata di episodi di opere importanti, destinate a rimanere nel tempo che furono in un primo momento fraintese o ignorate dagli editori, ma anche semplicemente dai lettori loro contemporanei. E tuttavia quasi sempre il tempo, i lettori e gli stessi editori si sono ricreduti, in un gioco di stimoli reciproci che, sempre, è il sale della vita culturale.

Gli editori non sono dei “tribunali della letteratura” investiti del compito di stabilire un canone e di vegliare sulla sua corretta applicazione: e per fortuna! Un’editoria ideologica e pedagogica mi preoccupa decisamente più di alcune derive ipercommerciali di oggi…

Francamente non credo, dunque, che molte opere di valore resteranno “nei cassetti”, d’ora in avanti, se non per precisa – e rispettabilissima – volontà dei loro autori.

 

 
Commenti (3) Trackback Permalink | 5.04.2012
Condividi:

3 risposte a Opere immortali intrappolate nei cassetti, unitevi! C’è un’opportunità proprio per tutti.

 
Commenti
 
  1. alan scrive:

    penso che i dubbi fossero più rivolti alle opere di indiscusso scarso valore che sono pubblicate e che riempiono gli scaffali delle librerie, quelle a cui si riferiva chi ha scritto che “La media dice che su 15 manoscritti, 3 sono buoni, 2 così così (bisogna intervenire, riscrivere) e il resto è da buttare” e che di quelli anche i 3 buoni vengono buttati. forse allora non erano così buoni per chi li ha letti, oppure la media di 3 buoni su 15 bisognerebbe farla scendere a tre su 500 :-)
    poi credo anch’io che le vie ci siano. non so di agenti e di come funziona, mi sono fatto diciamo così una cultura leggendo i post di Giulia che tra l’altro è molto gentile, perchè vedo che risponde quasi a tutti in modo puntuale nonostante la mole di cose che ha da fare.
    c’è anche chi prosegue dicendo: “Cito una frase illuminante di un editore tedesco in un convegno sull’editoria (la fonte è Repubblica) che dice: “Il bravo editore è quello che fa brutti libri che si vendono bene”. Riflettiamoci!!!” e qua sono d’accordo con chi diceva che l’editore non è un ente benefico e deve pensare anche al profitto, altrimenti con la sola gloria non mangia e non può poi pubblicare la ‘nicchia’ di bravi autori che fanno la storia della letteratura.
    se ho detto cavolate correggimi Giulia, ma se mi metto nei panni dell’editore non riesco proprio a condannare certi atteggiamenti.
    l’editoria pedagogica e ideologica credo sia più inquinante di ogni classifica o riscontro commerciale.
    va da sé che qualche capolavoro può essere andato perso nel tempo. uno penso che sia quello di cui parlano alessandro, elena b, alessio e non so quanti altri, perchè se la democrazia che conta è quella dei lettori, allora mi aggiungo anch’io ad essa :-)
    e dico che chiunque l’abbia scritto è uno che conosce a fondo i segreti dell’arte

    • Giulia Ichino scrive:

      Sai, Alan, stabilire che cosa sia un testo “buono” è un esercizio teorico vacuo.
      Ogni testo ha qualità assolute, in qualche modo riconducibili a canoni estetici o di altra natura universalmente riconosciuti, e mille qualità relative: relative ai tempi in cui è stata scritta, alla linea editoriale dell’editore che la sta valutando, alle altre opere presenti in quel momento alla mente dei lettori eccetera.
      E’ molto difficile fare stime percentuali sensate sulle opere pubblicate o scartate.
      Ma, come dicevo, oggi pubblicare è sempre più facile: coraggio!!!
      Grazie per il tuo commento e un caro saluto, g

  2. alan scrive:

    grazie dell’opinione Giulia. l’incoraggiamento lo prendo sul piano personale, una specie di in bocca al lupo, perché io a pubblicare qualsiasi cosa non ci penso nemmeno :-) non sono uno scrittore. penso però che un testo buono sia un testo buono, senza vacuità. ci possono esser gusti, è vero, ma se ci sono una storia solida e che appassiona, una scrittura che prende e trascina, un linguaggio attuale e uno o più messaggi all’interno, chi scarta certe cose non fa di sicuro il gioco della letteratura.
    quello di cui parlano i signori e che ha originato tutto il dibattito (positivo) lo vedrei bene nelle tue Libellule ad esempio ma nella mail di accompagnamento c’è scritto (copio e incollo molto bovinamente): mandato e rimasto senza risp da una casa editrice, quindi ce lo passiamo tra noi. diffondete e commentate

    speriamo che chi l’ha diffuso non mi legga qua :-)