LucchiMeter la tecnologia aiuta la tradizione

Oggi voglio raccontarvi del LucchiMeter. E’ un tester ad ultrasuoni nato per uso personale e messo poi a disposizione per la ricerca di tutti.
Nei primi anni ottanta arrivo all’intuizione che gli ultrasuoni potevano aiutarmi nella mia eterna ricerca di un metodo affidabile per distinguere la qualità sonore del legno.
Il mio dramma, fino a quel momento, era lavorare un pezzo di legno pernambuco con cura e passione per arrivare ad ottenere archi a volte eccezionali altre volte mediocri.
La cura che avevo nella lavorazione era la stessa, la differenza la faceva la qualità del pezzo di legno usato: a volte fantastico altre volte pessimo.

“Possibile”, mi dicevo, “che non esista un modo per distinguere la qualità del legno prima di iniziare a lavorarlo?”

E cosi, dopo mille prove e sperimentazioni, a volte anche empiriche e strampalate, siamo riusciti con i miei figli a trovare una relazione tra i valori forniti da questo strumento di misura e l’effettiva resa qualitativa del legno.
Ora potevamo valutare la qualità del legno prima di lavorarlo, anzi, prima addirittura di acquistarlo.

Se pensate che prima di questa selezione da un metro cubo di legno si ottenevano solo 4 o 5 pezzi speciali per archi fantastici, ora anzichè comprare alcuni metri cubi di legno da lavorare per scartarlo poi quasi tutto, scelgo solo i 10 pezzi che mi interessano.

Questo mi permette di lavorare quel legno di ottima qualità con la cura maniacale che merita, senza il timore di buttare via il mio tempo.

Ed è cosi che, a causa di una mia forte necessità di selezionare il materiale prima di lavorarlo inutilmente, sono arrivato ad avere uno strumento che ha rivoluzionato il mondo della liuteria, l’ho chiamato Lucchi Meter e messo in commercio per tutti.
Ma questo mi ha spesso causato contrasti e problemi. Non a tutti andava a genio che ci fosse modo di misurare qualcosa che era sempre stato “inafferrabile” e “soggettivo”.

Ieri vi parlavo di quanto sia difficile fare cultura se si è titolari di una attività. Vieni etichettato sempre come “quello che vuole vendere qualcosa”.
Ma perchè, mi chiedo, non apriamo la mente?!?
Perchè abbiamo sempre paura che ci rubino qualcosa?!?
Il LucchiMeter ha trovato tanta ostilità nei commercianti di legno, perchè con questo strumento si distingue il legno buono (da comprare) da quello cattivo (che ovviamente si scarta). E’ chiaro che in questo modo, se tutti i clienti usano il tester, il legno peggiore resta invenduto. Chiaro che questo meccanismo per chi deve vendere può rivelarsi pericoloso.
A meno che…
…a meno che chi vende si faccia furbo e decida di selezionare e vendere il legno con prezzi diversi in base alla qualità.
E pian piano questo è avvenuto: ormai nel nostro settore il legno viene venduto a prezzi molto differenziati in base al valore “Lucchi”, una sorta di nuova unità di misura ormai entrata nei listini e nei cataloghi dei vari commercianti di legno per strumenti musicali. Tanto che un pezzo di legno costa qualche euro se ha un valore Lucchi basso (cioè scadente) ed alcune centinaia di euro se il valore Lucchi è alto (cioè di ottima e “rara” qualità).

Altra ostilità l’ho incontrata nei liutai. Alcuni sono ancora convinti che la scelta del legno possa essere soggettiva e realizzata in base a chissà quale dono personale. Sicuramente ci può essere una predisposizione e una sensibilità che si affina con l’esperienza, ma chi di voi rinuncerebbe all’orologio per misurare il tempo, anche se fosse abile ad azzeccare a grandi linee l’orario guardando il sole nel cielo?!?
E non nascondiamoci dietro alla convinzione che in questo modo si perda tutta la magia dell’artigiano. La magia del nostro lavoro sta nel creare strumenti e archi straordinari capaci di produrre un suono unico. Se per poter realizzare questo esistono delle tecnologie che ti permettono di migliorare il tuo lavoro tanto meglio!

A volte mi chiedono perchè non sono andato con il LucchiMeter in giro per il mondo a scegliere il legno migliore prima di tutti gli altri, invece di diffonderne, con fatica, l’uso cercando di convincere liutai e commercianti della validità dei risultati.
Infatti sono stato spesso considerato un pazzo visionario, ma sono fatto così: per me è un peccato mortale non condividere.
Ma proprio fisiologicamente non riesco a tenerlo per me.
Ho bisogno di “contagiare” gli altri.
I primi ad essere stati contagiati sono sicuramente i miei 5 figli. Quando erano bambini, io ero il padre sempre preso dal lavoro, un lavoro strano, difficile da capire e da spiegare. Adesso che bambini non sono più ci entusiasmiamo a vicenda. Condividiamo l’importanza di salvaguardare un patrimonio culturale molto specifico è vero, ma proprio per questo molto importante e difficile da ricreare.

Per questo stiamo pensando di creare una Fondazione, per fare Cultura nel nostro settore, per promuovere progetti legati alla conoscenza e all’approfondimento del nostro campo di lavoro. Per assecondare il nostro bisogno di diffondere le nostre intuizioni e scoperte senza il sospetto che vi siano interessi commerciali.
Non è semplice, bisogna trovare i finanziamenti. Sempre la solita questione economica.
Ma non ci arrendiamo perchè prima ero solo io a crederci, adesso siamo un noi.
E questo mi dà speranza per il futuro.

 
Commenti (4) Trackback Permalink | 11.04.2012
Condividi:

4 risposte a LucchiMeter la tecnologia aiuta la tradizione

 
Commenti
 
  1. Francesca scrive:

    Che bello in questi giorni di cronache politiche sconsolanti (“the family” padana) leggere di un rapporto completamente diverso con i propri figli, quello di condivisione di cultura e di entusiasmi. Grazie.

  2. Giovanni Lucchi scrive:

    si, con i miei figli ho normali contrasti di vedute ma il fine comune ci riporta sempre a lavorare insieme in alcuni momenti di vera armonia “familiare” e di intenti. Grazie. Giovanni

  3. Massimiliano scrive:

    Bellissimo post. Condivido pienamente la tua frase ” Sicuramente ci può essere una predisposizione e una sensibilità che si affina con l’esperienza, ma chi di voi rinuncerebbe all’orologio per misurare il tempo, anche se fosse abile ad azzeccare a grandi linee l’orario guardando il sole nel cielo?!?”
    Nonostante io sia solo un musicista tutt’altro che professionista, mi è sempre parso folle che non si cercasse un metodo oggettivo per la misura della qualità del legno, visto che dipende da parametri fisici del legno stesso!

  4. Giovanni Lucchi scrive:

    Eh, ma sai l’”ARTE” è anche mistero e sentimento… e questi fanno a pugni con misure e valori precisi. Il bello della mia esperienza è che pur misurando precisamente una caratteristica del legno, restano ancora tanti parametri su cui si può agire che mantengono il loro misterioso fascino e quindi si riesce ancora rimanere nel campo dell’”ARTE” intesa in quel modo. Grazie a te.