Le nostalgie di un’editor / 2 Ovvero: Quando i giovedì erano solo dei giovedì.

La tata del mio bimbo è una fantastica Mary Poppins lombarda, che gli insegna un’infinità di filastrocche e modi di dire dialettali, facendone – con nostro divertito sgomento – un perfetto piccolo “padano”…
Tra i detti antichi che riemergono dalla sua parlata sorgiva c’è questo: “Te seet andaa a scoeula de giovedì”. Rimanda al tempo lontano in cui il giovedì non si andava a scuola, e si riferisce quindi a un ignorante: chi era andato a scuola di giovedì non ci era andato affatto, insomma.
Questo ricordo dei tempi che furono in realtà, per età anagrafica, non mi appartiene, ma mi ha fatto pensare ai giovedì di qualche anno fa, che erano dei normali giorni infrasettimanali, o magari il dolce preludio al venerdì e al weekend…

Ora, invece, il giovedì è Il Giorno Delle Classifiche: annunciati il lunedì dai dati di vendita del fine settimana nelle principali catene librarie, a una cert’ora del giovedì giungono nelle caselle di posta elettronica i files Excel con le vendite dell’ultima settimana – destinati poi a confluire nelle “top ten” pubblicate dai quotidiani il sabato e la domenica successivi.
Ed è sempre con un misto di esaltazione e timore che si scarica il file, lo si apre, si scorrono i primi numeri, si notano le new entries, si considerano le varie suddivisioni per genere: narrativa italiana e straniera, saggistica generale e specialistica, ragazzi, tascabili… Per poi passare all’operazione analitica con cui ogni editor cerca i titoli usciti negli ultimi mesi, sperando che siano registrati nel file, e cioè che abbiano venduto più del centinaio di copie che è il limite sotto il quale le classifiche non rilevano i dati.

Si studiano gli andamenti, si commenta l’effetto sulle vendite di un passaggio dell’autore in televisione, si scruta con un misto di compiacimento e sarcasmo il risultato dei libri concorrenti, si tentano analisi distaccate e “macrostrutturali”… E si cerca di trarne utili indirizzi:
Forse è quella bella copertina a favorire le buone vendite di un titolo “rivale”?
Che buona idea ha avuto quella piccola casa editrice mettendo insieme un’antologia sui Cento Modi Di Cucinare Il Galletto Fritto! Dovevamo pensarci noi!
Quel libro ha forse un prezzo di copertina troppo alto – ma quanti altri sono svenduti a prezzi che non rendono giustizia al lavoro che li ha generati!
Quell’altro “scrive sempre la stessa cosa”: ma se i suoi lettori lo seguono, forse vuol dire che è in grado di parlare al loro cuore?
Si palpita per un romanzo che “tiene”, e continua a essere scelto da tanti lettori settimana dopo settimana, anche se le copie sono poche.
Si ricevono le mail, gli sms, le telefonate degli autori che sanno che quello è un piccolo “momento della verità”.
Si entra in ansia per un titolo importante che stenta a partire, e si osserva da quante copie è costituito il “100”, il titolo più venduto.
E così via.

Insomma, un momento di impietoso ma anche utilissimo esame di realtà: perché le classifiche oggi rilevano le vendite delle librerie reali e di quelle virtuali, della grande distribuzione e di alcune coraggiose librerie indipendenti. E sono il metro concreto con cui misurare che cosa i lettori italiani amano trovare sui banchi delle librerie, per quali libri sono disposti a spendere i pochi euro rimasti sui loro conti correnti…

Detto questo, ribadisco ancora una volta che la massima soddisfazione nonché lo scopo più grande di un editore non è quello di pubblicare titoli che interessino i lettori già forti e attivi, bensì quello di “creare” nuovi lettori stampando libri che raggiungano nuovi gruppi, nuove nicchie nel mercato e allarghino il campo visivo e il numero dei lettori.

Le classifiche sono dunque uno strumento essenziale di misurazione delle vendite e – grazie alla loro suddivisione minuta per generi e sottogeneri (per quanto arbitraria) – di analisi e segmentazione del mercato, ma non sono il “vitello d’oro” venerato dagli editori.
Sono, per l’appunto, uno strumento: uno dei tanti di cui gli uomini si avvalgono per indirizzare il proprio agire, uno dei tanti che contribuiscono in casa editrice a stabilire la rotta.

Il fatto che ogni casa editrice, per esistere e pubblicare libri, debba essere “sana” dal punto di vista economico, e che le classifiche di vendita siano uno metro di valutazione molto stringente dei propri risultati, è una naturale espressione della moderna cultura della misurazione di ogni performance,  della attenzione al “cliente”, al “consumatore”, in questo caso al lettore: il quale deve dunque ricordare che attraverso il proprio atto di acquisto esprime il suo gusto e compie dunque un gesto culturale dotato di grande valore.

La “dipendenza da classifiche” di noi editor più che con un bisogno conoscitivo imprescindibile ha a che fare con una delle forme di addiction legate a ciò che, nella vita, sta molto a cuore: chiunque abbia un bimbo sa qual è la soddisfazione nel misurarne la crescita armoniosa o nel constatarne i buoni voti scolastici, chi abbia provato a stare a dieta sa con quanta trepidazione ci si pesi sulla bilancia ogni mattina, chi smette di fumare è sempre più fiero a mano a mano che i mesi che lo separano dall’inizio della rinuncia aumentano, e così via.

La Trasformazione Dei Giovedì, dunque, è solo uno dei tanti fenomeni di nevrosi editoriale: da prendere senza apocalittche invocazioni a un presunto passato editoriale di purezza, e con molta ironia!

 
Commenti (2) Trackback Permalink | 5.04.2012
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2 risposte a Le nostalgie di un’editor / 2 Ovvero: Quando i giovedì erano solo dei giovedì.

 
Commenti
 
  1. sergio garufi scrive:

    bel pezzo giulia, complimenti. non sapevo che il giovedì fosse il giorno cruciale delle classifiche di vendita, e per la verità mi sembra ci sia molta opacità intorno a quei dati, anche per gli autori. io ho pubblicato mesi fa un romanzo con ponte alle grazie (“il nome giusto”) e penso che sarebbe interessante segnalare, magari su un sito specializzato, non solo la ristretta cerchia dei primi 10, cioè quelli che vanno da fabio fazio. una curiosità: conosci la classifica dedalus-pordenonelegge, stilata da 200 addetti ai lavori (quorum ego) e che si picca di essere una classifica di qualità (sa un po’ di ossimoro ma ci siamo capiti)?

    • Giulia Ichino scrive:

      Caro Sergio,
      benché le classifiche che arrivano agli editori siano prodotte da società super specializzate e pagate per questo, in realtà on line credo siano reperibili classifiche più ampie di quelle pubblicate dai quotidiani.
      Quanto alla “classifica” di Pordenonelegge, la conosco ma credo che si tratti più che altro dell’espressione del gusto di una cerchia di lettori forti e fortemente orientati.
      Un caro saluto e grazie!
      giulia