L’archettaio, questo sconosciuto

Eccomi qua pronto ad iniziare la mia prima esperienza di blogger.
Mi sono appena fatto spiegare dai miei figli questo termine, perchè non appartiene al mio vocabolario di “giovane” settantenne.
Inizierei con quello che so fare meglio: raccontare di me parlando di quello che faccio ormai da 40 anni: l’archettaio.
Costruisco archi per strumenti a corda: il violino, la viola, il violoncello ed il contrabbasso: il nostro mondo è la “liuteria” la cui capitale mondiale è Cremona, dove abito e lavoro, patria di Antonio Stradivari.
Sono un archettaio e non ne sono ancora stanco. Perchè il mio essere archettaio non è semplicemente  prendere una bacchetta di Penambuco, legno brasiliano molto duro e pesante, e lavorarla con la testa bassa sul banco, nella penombra della mia bottega da buon artigiano.
No, per me fare l’archettaio è molto di più. E’ essere in contatto col mondo, è non stancarsi di essere curiosi e soprattutto è avere la consapevolezza che c’è sempre qualcosa che può essere ancora  scoperto, per aiutarmi a migliorare in quello che faccio. E questo miglioramento può rendersi possibile solo attraverso lo scambio. Ed io l’ho imparato nei miei 35 anni di insegnamento alla scuola per Archettai di Cremona.
Ho incontrato tante culture e tanti “saper fare” perchè i miei allievi erano di tutte le parti del mondo. E mi sono sempre lasciato sedurre dal loro modo di lavorare, che spesso è diverso da quello di noi europei: a volte migliore, altre no. Ho imparato che se hai spirito critico, hai la capacità di interrogarti in quello che fai e nel modo in cui lo fai.

Se adesso sono Maestro, lo devo soprattutto ai “miei molti maestri” inconsapevoli: i miei allievi.
Del resto i “segreti” servono solo a diventare i più bravi, ma tutto finisce con te se non hai l’umiltà di condividerli e di permettere che qualcuno possa anche superarti. Certo si prendono anche tante batoste, perchè quelli che sgomitano ci sono un po’ in tutti gli ambienti, ma… peggio per loro! Se ognuno aggiunge il suo pezzo allora sì che arriva lontano.
La mia fortuna è stata quella di incontrare allievi che avevano magari 2 lauree o provenivano da studi molto differenti da quelli legati al mondo della liuteria. Questo mi ha permesso di avere, ogni sera a lezione, suggerimenti da parte di ingegneri, di fisici, di matematici.

Faccio l’archettaio, mestiere con una storia antica di 200 anni, ma tutti questi contatti mi hanno mostrato ed insegnato che al mondo non esiste “solo quel modo” di fare o vedere le cose: ed a me è sempre piaciuto, se c’è un modo migliore, trovarlo e parlarne con tutti quando l’ho scoperto. Questo mi fa sentire bene.

 

 
Commenti (2) Trackback Permalink | 9.04.2012
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2 risposte a L’archettaio, questo sconosciuto

 
Commenti
 
  1. Forse non sono la persona giusta per intervenire sul blog questa settimana, ma qualcuno deve pur “rompere il ghiaccio”!
    Non sono una musicista, ma come insegnante (di italiano e latino) non posso non condividere le sue considerazioni sul fatto che “insegnando si impara”, soprattutto se si mantiene vivo il proprio spirito (auto)critico.
    Non sono una musicista, l’unico archetto che ho preso in mano nella mia vita è stato quello di mio padre, artigiano di mestiere e violinista per passione, ma mio padre mi ha trasmesso il suo amore per la musica e adesso scrivo di musica, anche perché faccio parte dell’Associazione “Amici dell’Academia Montis Regalis –onlus” (www.amiciacademia.altervista.org), operante a Mondovì (CN) a sostegno dell’ “Academia Montis Regalis”, orchestra barocca di livello internazionale (www.academiamontisregalis.it) – e so che in realtà quello che si chiama riduttivamente “archetto” è una vera e propria bacchetta magica, che volteggiando sulle corde crea universi di armonia…

  2. Giovanni Lucchi scrive:

    eh si… che chi pensa che l’arco rispetto allo strumento sia come il cucchiaio con la minestra: serve, si, ma cio’ che conta e’ la minestra.
    Invece poi andando a fondo, si scopre come sia proprio l’arco a mettere in vibrazione lo strumento. Domani cerchero’ di spiegare come queste vibrazioni possano fare la differenza… grazie per l’occasione. Giovanni