Impara digitale… Ma cosa fate in classe?

Ma…  Cosa fate in classe? Come svolgete una lezione? Questa è la domanda che più mi sento rivolgere quando incontro altri docenti o genitori o ragazzi: non è facile spiegare un metodo così articolato, potremmo banalizzarlo dicendo: si insegna seguendo le competenze chiave europee, quelle di cittadinanza, si lavora in piccoli gruppi, si fanno molti laboratori, si vanno a consultare risorse direttamente in internet – e vanno validate, recensite, elaborate – si prova a costruire una traccia del percorso che si sta facendo, si creano ebook multimediali delle Unità di Apprendimento trasversali.
Ancora: si condivide quasi sempre, coi compagni, con quelli di altre classi, con chi resta a casa. In altri termini ci si trova – come dice Caterina Cangià – nella “bottega” e si lavora insieme; in una scuola aperta, senza pareti, dove il professore è il mastro, il regista, il “regolatore”, il coach, l’accompagnatore dei suoi studenti verso la conoscenza, la trasformazione di sé e del mondo attraverso quanto avranno appreso. Il cloud learning… il cooperative learning… direi “l’apprendimento personalizzato dove al centro c’è lo studente, la sua personalità e la sua creatività”.

Nulla di nuovo, quanti hanno svolto lezioni in questo modo… Credo ce ne siano e forse non pochi, i progetti pullulano, le classi 2.0, la scuola 2.0! Per la scuola italiana sarebbe importantissimo avere la disponibilità di leggere e conoscere queste esperienze, purtroppo la letteratura in tal senso è veramente miserrima, ed ogni volta che dobbiamo affrontare un nuovo percorso rincominciamo da capo, senza riferimenti. Questo perché non siamo abituati a documentare, a consegnare le nostre ricerche, ad aprirci fattivamente alla rete, quasi gelosi di ciò che abbiamo sperimentato o semplicemente incapaci di comunicarlo.

Nel primo anno del nostro progetto, con l’aiuto dell’USR per la Lombardia e del prof. Rotta, abbiamo monitorato e valutato tutti i nostri processi di apprendimento, scrivendo un libro, OLTRE LA CARTA, in cui abbiamo riportato la nostra esperienza, pubblicando tutto su un sito, presentandoci a miriade di convegni, offrendo a chiunque volesse di collaborare con noi per una crescita non autoreferenziale…. incominciamo a crescere!

Ricordo un incontro, a luglio del 2011 con padre Eraldo Cacchione, un giovane gesuita giunto da poco al Leone XIII di Milano, mi aveva invitato a “una intervista” (ma i gesuiti intervistano?? Devo dire che all’inzio ero un po’ perplessa..), mi parlava di Mac Luhan e di De Kerckhove (quest’ultimo mio grande amico), aveva percepito perfettamente l’importanza del cambiamento a cui oggi noi docenti siamo chiamati: è bastata un’ora di colloquio per capire che doveva nascere qualche cosa, “facciamo un movimento, che parta dal basso, che coinvolga la scuola nel suo vivere quotidiano, offriamo la nostra esperienza”. Una proposta che non potevo non accettare: neppure un anno ed è nato il Centro Studi impara Digitale, una trentina di scuole collaborano con noi, le aziende ci stanno supportando dandoci tecnologie da provare, i nostri tutor saranno i docenti dell’Università Bocconi… una goccia nel mare, ma io non credo nella formazione istituzionalizzata che ci piove dall’alto e che non tiene conto delle esigenze delle singole scuole, non credo nelle grandissime riforme dove il docente si sente costretto a fare ciò che non appartiene al proprio DNA.

Credo nel cambiamento, credo che la scuola debba mutare, è a un bivio da cui non si può tornare indietro: o si va avanti e si trovano nuove strade per insegnare ai nostri ragazzi o il gap diverrà talmente ampio tra noi e le nuove generazioni che perderemo l’unica vera occasione che abbiamo per recuperare tutte quelle conoscenze che noi docenti pensiamo lo studente debba possedere per farlo entrare positivamente in un mondo del lavoro sempre più ostico e difficile per i giovani. Ma ogni scuola, ogni classe ha una sua identità, che va rispettata, proprie esigenze: si possono dare linee guida comuni, punti di riferimento, strategie, modalità di lavoro ma si deve lasciare spazio ai singoli consigli di classe di curvare la propria didattica guardando i propri studenti.
Dalle esperienze di tutti, se positivamente condivise, potrà nascere un vero modello comune… almeno è quello che stiamo tentando di fare, ma.. e le tecnologie? E i nostri cari libri di testo?

 
Commenti (4) Trackback Permalink | 25.04.2012
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4 risposte a Impara digitale… Ma cosa fate in classe?

 
Commenti
 
  1. Claudia scrive:

    Sono una ragazza di 15 anni e credo che sia giusto avvicinare la tecnologia alla scuola cambiando il modo di studiare, modernizzandolo, senza però rinunciare a niente, infatti usare la tecnologia non vuole dire apprendere meno.
    Questo cambiamento è lento perchè non tutti sono d’accordo però pian piano si riuscirà ad avvicinare gli alunni e gli insegnanti e a utilizzare le tecnologie che ormai rappresentano il futuro di cui non si può più fare a meno.
    Il progresso va avanti e con esso anche la scuola deve adeguarsi a tale cambiamento.

  2. Omar scrive:

    Ho 15 anni e da quest anno ho iniziato ad usare tecnologie a scuola e condivido la maggior parte delle idee che leggo su questo blog. Tuttavia tengo a sottolineare, soprattutto per gli alunni che hanno deciso o decideranno di adottare questa innovazione, che prima di intraprendere questo percorso “alternativo” alla didattica tradizionale sono necessari un approccio responsabile con le tecnologie e una discreta capacità di organizzazione per non rendere “dispersivo” questo nuovo modo di fare didattica

  3. Fabiana scrive:

    Salve, io sono una ragazza di Trento che quest’anno ha cominciato una sperimentazione che prevede l’utilizzo dell’ipad e di altri tablet al posto di libri cartacei, soprattutto nelle materie umanistiche. In questo nuovo percorso di istruzione si fa didattica in modo diverso da quella tradizionale: dove è necessario studiare i documenti presenti nei libri.
    Noi studenti, infatti non poniamo la nostra attenzione su un solo documento, ma grazie alla presenza della rete in classe, abbiamo l’opportunità di confrontare uno stesso documento narrato in diversi punti di vista.
    Nel complesso, a mio avviso, sono molto felice di aver compiuto tale scelta perchè mi preparo e comincio già da ora ad abituarmi a quello che sarà il futuro.

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