Il tempo

Devo ancora scrivere il primo post di questo blog e subito tra il post e me, tra me e voi si frappone uno dei protagonisti assoluti della mia vita di editor: il tempo. Che non basta mai.

Così, quando pochi giorni or sono Stefano Salis e Chiara Somajni mi hanno gentilmente proposto di occuparmi per una settimana del Faber Blog, ho subito pensato che non avrei avuto il tempo di farlo: oggi, lunedì, ho una lunga riunione mattutina e poi corro fuori città a un appuntamento importante; martedì mattina di nuovo in ufficio per due riunioni (ma anche per scrivere tre risvolti di copertina, mandare avanti alcuni contratti pendenti eccetera), poi salto su un treno per Roma, dove come sempre ho fissato una serie fittissima di appuntamenti per “ottimizzare” la trasferta e da cui giovedì ripartirò alla volta dell’alta Versilia per recuperare il mio bimbo che finalmente, in vista della Pasqua, sta trascorrendo la prima settimana fuori Milano da agosto scorso a oggi…

Ma dopo la prima, istintiva, reazione negativa ha subito avuto il sopravvento in me l’irrazionale ottimismo che guida ogni editor, ma forse – semplicemente – ogni lettore:
l’ottimismo che fa sì che, guardando la propria scrivania sommersa di carta, si continui a pensare che valga la pena di cercare qualcosa di interessante là in mezzo;
l’ottimismo che, davanti a una libreria stracolma di libri, suscita il felice presagio che tra quelli ce ne siano di meravigliosi, ancora tutti da leggere e da scoprire;
quell’ottimismo che credo sia la principale, inesauribile risorsa di chi i libri li ama, li legge, contribuisce a crearli: la curiosità.

Così, sospinta dalla mia stessa curiosità, eccomi qui di fronte al primo post per il faberblog.
Ho tentato di stendere una diligente scaletta dei temi che dovrei affrontare per parlare del mio lavoro. Ma più prendevo appunti e più mi rendevo conto che la quantità di cose di cui potrei scrivere è grandissima, e da nessun punto di vista ha senso mirare all’esaustività.

Ogni settimana formulo il proposito del Palingenetico Riordino: vagheggio cioè di trasformare la mia scrivania dell’ufficio in un desco sgombro e ordinato come quello della collega che lavora al mio fianco, con una piantina, la ciotola delle caramelle (che si svuota lentamente), una penna e qualche foto allegra; ovviamente il Palingenetico Riordino partirebbe dalla scrivania e coinvolgerebbe il mio metodo di lavoro e forse la mia vita intera, rendendomi metodica e saggia, salutista serena ed ecosostenibile. E invece mi ritrovo ogni lunedì tra pile oscillanti di dattiloscritti, proposte di contratto, schede di lettura, corrispondenza, bozze, copertine, fogli vergati a mano… insomma: libri stampati e libri in potenza, in tutte gradazioni intermedie.
E questo non solo perché sono evidentemente poco ordinata, ma anche perché cerco di lasciarmi attraversare dalla corrente delle parole e delle cose, e non (o meglio: non sempre) di dominarla.

Ecco, allora, lo spirito con il quale – in questa settimana di viaggio – vi propongo le mie piccole riflessioni: immaginatele come fogli pescati da una scrivania arruffata ma viva, perdonatele quando le troverete banali, mediocri o indebitamente pretenziose, sappiate che sono scritte con vera passione, nella convinzione che dalla passione unita all’onestà possa sempre nascere qualcosa di buono.

Grazie al “Sole” che mi ospita e grazie a tutti gli internauti per il tempo prezioso che condivideremo!

 
Commenti (6) Trackback Permalink | 2.04.2012
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6 risposte a Il tempo

 
Commenti
 
  1. Valentina scrive:

    Sembra un lavoro bello ma pazzesco come tempistica.
    Quando trovi modo di leggere i testi?

    *Mi piace tanto il discorso sulla passione!

    • Giulia Ichino scrive:

      Grazie, Valentina!
      Il tempo, come dicevo, non basta mai, e io finisco spesso per leggere di notte, nel solo spazio di vera pace che ho tra il momento in cui metto a letto il mio bimbo e l’ora in cui il sonno mi vince.
      Ma ogni altro momento è buono: i viaggi – anche quelli tra metropolitana e autobus per raggiungere Segrate, dove ha sede la casa editrice –, le pause pranzo in cui il vero lusso è mangiarsi un panino alla scrivania nella mezzora in cui il telefono non squilla, le riunioni lunghe in cui non si è coinvolti direttamente tutto il tempo e ci si può distrarre leggendo, le mattine inopinatamente quiete, i periodi in cui i colleghi sono a una fiera a cui io non devo partecipare e tutto rallenta come per magia…
      Il tempo per la lettura, si sa, è tempo “rubato” ad altro. Anche quando si legge per mestiere, perché le incombenze di un editor sono molte e diverse. Ma è proprio grazie a questo “furto di tempo” sempre sottilmente peccaminoso che leggere resta, soprattutto, un piacere.

  2. amalia scrive:

    L’ultima parte è particolarmente intensa, complimenti!

    • Giulia Ichino scrive:

      Grazie, Amalia. Hai un bellissimo nome da romanzo! :-)

  3. Antonello scrive:

    Gentile Giulia Ichino,
    dalla gradevole lettura dei suoi “post” si denota in Lei la famigerata: ” Arte dello scrivere”. Brava!!!
    Mi sbaglio, o mi è parso di notare una certa contraddizione tra:”Il tempo per la lettura, si sa, è tempo “rubato” ad altro.” e “la lettura non sottrae nulla alla vita-vera, la rende migliore”.

    • Giulia Ichino scrive:

      Caro Dottor Anthony,
      lei ha perfettamente ragione. Mi contraddico da sola.
      Ma la vita è così, si nutre di contraddizioni.
      Diciamo che al mio bimbo vorrei trasmettere l’idea che il tempo “rubato” per leggere è sempre tempo di valore, tempo di comunicazione, tempo di crescita e – anche – di piacere…
      Un caro saluto e grazie, i lettori attenti hanno tutta la mia simpatia di redattrice pillicusa – come si dice in Sicilia.
      giulia