Ecco un altro dei miei “segreti” da dire a tutti: il restauro dentato Lucchi

Oggi voglio parlarvi di un mio segreto che lascia a bocca aperta chi lo vede realizzato e stupisce chi ritiene “non riparabili” certe rotture agli archi.

Per definizione un buon restauro non si deve vedere. Il miglior complimento per un restauratore è quando tutti chiedono “ma dov’è che era rotto?” e questo vale per me come credo, per esempio, anche per i restauratori di mobili.

A differenza del restauro del mobile, però, il restauro dell’arco ha la problematica che l’arco deve vibrare, quindi il restauro deve resistere alle vibrazioni oltre che alla tensione dei crini.

Un tipico punto di rottura dell’arco è nel tratto più sottile della bacchetta, appena prima della testina, come nell’esempio che vi mostro oggi con qualche foto esplicativa.

Questo arco presentava una piccola lesione molto insidiosa (vedi freccia).

Tipicamente per poter restaurare questo punto in passato o si rifaceva completamente la testina oppure per salvarla si applicavano placche in metallo a rinforzo del legno, con pessimi risultati estetici e di bilanciamento. E’ come mettere il cappotto ad un corridore: le prestazioni non saranno più le stesse. In ogni caso il restauro era molto invasivo.

Utilizzando delle frese dentate autocostruite (come quelle in foto) ho trovato il modo di asportare la parte rotta lasciando delle fitte e lunghe scanalature nel legno.

Creando poi una controscanalatura nel legno da innestare, queste combaciano alla perfezione tanto da tenere le parti attaccate già senza colla. Questo perche’ la superficie di contatto tra le parti è maggiore della sezione originale.

Naturalmente per scegliere il legno da innestare oltre a colore e venatura simili, utilizzo il Lucchi Meter per scegliere anche un legno con caratteristiche analoghe a quelle dell’arco che stiamo restaurando. Incolliamo le due parti ed iniziamo a lavorare la parte innestata fino a riprendere il profilo originale dell’arco.

Ed ecco che con un piccolo ritocco di gommalacca lucidante e scurente l’arco, senza viti, chiodi e ne’ placche, torna ad essere utilizzabile come prima.

Perdonatemi, oggi sono stato molto tecnico, ma spero di avervi comunque incuriosito, ad ogni modo vedrò di scrivere qualcosa prima di sera che riporti i miei interventi più sul discorsivo. Scusatemi ancora.

 

 

 
Commenti disabilitati Trackback Permalink | 13.04.2012
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