Curriculum mapping: per una riforma condivisa

Ora resta una domanda pratica: tutto quanto detto finora è molto bello, ma come cominciare? Da dove cominciare? Dall’infrastruttura? Dal Collegio Docenti? Dal Dirigente scolastico? Dai fondi del Miur o dell’Ufficio Scolastico Regionale? E poi, come far sì che docenti magari con esperienza decennale “reimparino” ex novo un metodo didattico? Chi guiderà la rivoluzione nella scuola? Ogni scuola andrà avanti da sola?

Oggi siamo decisamente entrati in un mondo dove la condivisione e la socializzazione della conoscenza è un punto chiave. L’uso massivo dei social network lo testimonia, e anche il fatto stesso che sto scrivendo questo blog per condividere con voi le mie idee. L’idea principale dunque è di “fare rete” anche nell’ambito della sperimentazione della didattica per la scuola digitale. Qualche settimana fa l’intero numero della Domenica di questo giornale è stato dedicato ai “professori dell’autoriforma” – tale era il titolo in prima pagina. Ecco, forse “autoriforma” è un po’ provocatorio, ma “riforma condivisa” è un termine che rende bene cosa propongo di fare in vista di tutte le rivoluzioni che stanno avvenendo oggi nella scuola, e cosa sto già facendo nel tentativo di mettere in rete alcune scuole per raccogliere buone pratiche, formare insegnanti, formare formatori, tracciare nuove strade e metodologie didattiche, condividere risorse educative, costituire gruppi di mutuo aiuto per muoversi nella baraonda dell’innovazione tecnologica con una buona bussola in mano.
La rete di ImparaDigitale non è certo l’unica rete esistente in Italia, né quella del Lussana l’unica sperimentazione, e tuttavia penso che per l’idea e lo sforzo di “pensiero” che c’è dietro in un certo senso questa rete sia davvero “unica”. Lo scopo è quello di promuovere – lasciatemi dire – una “cloud school” sostenibile, una scuola che superi il “digital divide” ma anche il “social divide”, che permetta la didattica con gli strumenti digitali a chi ha poche tecnologie, a chi ne ha molte, a chi è più avanzato e a chi lo è meno. Una scuola dove le esperienze già fatte da alcuni possano diventare utili per tutte, dopo essere state validate, riviste, analizzate e valutate. Dove si possa dire, grazie a sperimentazioni seriamente portate avanti e supporto scientifico da parte di università altrettanto seriamente eseguito: “questo va bene, questo no”; “questo è bello ma costoso, questo è meno costoso e potrebbe andare bene comunque”. Stiamo anche mettendo la nostra sperimentazione in un contesto di più ampia condivisione (con altri mondi come quello dell’impresa e dell’informatica), di più universale validazione scientifica (attraverso l’endorsement dell’Università Bocconi, dipartimento di elearning, e del Digital Advisory Group), e di sviluppo di piattaforme open source/saas che possano allargare ulteriormente l’ambito della condivisione e offrirsi come servizio per la scuola digitale in Italia e in Europa nel prossimo futuro.

L’idea più innovativa, in punto di condivisione di buone pratiche, sta nella proposta di applicare in Italia, anche in vista della novella legislazione sulle competenze di base da certificare a scuola, il curriculum mapping. Di cosa si tratta? Si tratta di una piattaforma per la progettazione curricolare dell’insegnante in cui il curriculum possa venire “mappato”, e quindi reso condivisibile con quello di omologhi – o tra scuole del medesimo network educativo – nonché supervisionato dai Coordinatori didattici e condiviso anche verso il basso, mettendo a disposizione dello studente tutto il materiale ivi depositato. In pratica il curriculum mapping permette di “dare una direzione” e un criterio comune al modo di programmare la didattica; permette anche di avere una verifica in tempo reale di come si sta andando (all’inizio dell’anno nel curriculum mapping si potrà visualizzare tutto il programma su una linea temporale, che poi di volta in volta potrà essere “aggiustata” a seconda del passo reale preso dalla classe), e di avere un ritorno sul fatto se ci si sta avvicinando o meno agli obiettivi educativi e alle competenze che si desidera gli studenti abbiano raggiunto alla fine di quell’anno o di quel ciclo di studi. Il curriculum mapping in pratica permette di “tracciare la strada” da seguire, e di farlo in modo trasparente e condivisibile.
Questo passo è abbastanza rivoluzionario e potrebbe “mettere ordine” nel mare magnum della terminologia usata nelle recenti riforme della scuola in punto di programmazione e progettazione curricolare, nel mare magnum dei diversi metodi con cui al docente viene richiesto di presentare il proprio corso per l’anno scolastico entrante e poi rivederlo a fine anno, e soprattutto potrebbe avviare un processo di “integrazione” dei servizi scuola digitali che sempre più prenderanno piede, anche in virtù della legislazione scolastica presente e futura (registri digitali, pagelle digitali, comunicazioni scuola-famiglia, gestioni delle anagrafiche di segreteria e amministrative etc.), e che ad oggi sono quasi esclusivamente di tipo proprietario, con evidenti limiti di universalità e con evidenti alti costi di acquisto e di aggiornamento.

La mia settimana da faber blogger finisce qui. Grazie a chi mi ha seguita e a chi è intervenuto.

 
Commenti (4) Trackback Permalink | 29.04.2012
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4 risposte a Curriculum mapping: per una riforma condivisa

 
Commenti
 
  1. alberto Zanini scrive:

    Sono don Alberto Zanini, prete salesiano, direttore dell’Istituto Agnelli di Torino. Non ricordo chi mi parlò di Dianora e della sperimentazione portata avanti al Lussana di Bergamo. So che martedì 17 gennaio, alle 8, ero al Liceo di Bergamo. 1500 allievi. So cosa vuol dire perché ho fatto il preside per 6 anni. Alle 8,02 nessun docente era più nella sala insegnanti. In 25 anni di presidenza continuativa il preside Cesare aveva inquadrato il gruppo a suon di rimproveri, se necessari. Non si sperimenta senza leadership. Quel giorno Dianora mi regalò 4 ore del suo tempo e da allora ci sentiamo spesso, quasi tutti i giorni. Ho improvvisato alcune interviste con il mio tablet e le ho ho messe sul sito della mia scuola perché i genitori ne discutessero. Porterò la sua esperienza nel nuovo liceo di Vinovo che la società Juventus ha affidato al mio Istituto. Non è solo fumo tecnologico, qui si cambia il modo di fare scuola. Il docente diventa un coach, come Conte fa per la prima squadra. Da allora ho scoperto sulla scena di Milano persone favolose con esperienza che mi erano sconosciute e che hanno la forza di cambiare una scuola superiore ora insostenibile per i ragazzi. Chi di noi starebbe 6 ore al giorno bloccato in un banco ad ascoltare cosa i docenti hanno studiato all’Università? Su aree tematiche differenti. Per 5/6 giorni alla settimana? Per 33 settimane? Il gruppo imparadigitale sta traducendo in un percorso tecnologico esperienze che il gruppo class della prof. Luisa Ribolzi ha maturato in anni di formazione erogata. Ma mi sembra che ci conosciamo ancora troppo poco. Ringrazio le persone che costruiscono una rete. I ragazzi hanno bisogno di una scuola diversa. Lo dice un figlio di don Bosco che si è laureato in didattica. Grazie Dianora.

    • Dianora Bardi scrive:

      Grazie a tutti voi…..insieme riusciremo sicuramente a fare una scuola diversa

  2. Antonella Papa scrive:

    Grazie Dianora,
    ho salvato questi tuoi interventi in un file e l’ho inviato a tutti i docenti della mia scuola. Rispondono a tutti gli interrogativi che mi sono sentita rivolgere nel corso di questi mesi da quando sono venuta a parlare con te a Bergamo e ho iniziato a proporre questo progetto a scuola. Ora finalmente sembra essere diventato realtà: trovato un consiglio di classe, genitori disponibili, piano piano le barriere diventano sempre meno insormontabili. Anche noi faremo parte della vostra rete tra poco e non vediamo l’ora di sperimentare un nuovo modo di stare in classe.
    Grazie di tutto e….a presto
    Antonella

    • Dianora Bardi scrive:

      Vi aspettiamo nella rete e spero che tante altre scuole possano seguire il vostro esempio