C’è crisi… d’identità

Imprenditore culturale? Abbiamo faticato un po’ per trovare una definizione.

Sono uno dei soci fondatori di esterni (www.esterni.org). E mi sono sempre definito così, socio di esterni. Insieme a me Nicolò Bini, Lorenzo Castellini, Giacomo Faina, Carlo Giuseppe Gabardini.

Nei 17 anni di attività, esterni è stata definita officina creativa e agenzia, laboratorio artistico e studio di design, gruppo di attivisti, architetti, urbanisti, sociologi…
La cosa non ci disturbava, anzi è sempre stato un motivo di orgoglio: “abbiamo inventato un nuovo lavoro, e nessuno sa come definirlo”.

Poi naturalmente ci siamo accorti che come esterni c’erano molte altre realtà nelle stesse condizioni, nello stesso limbo. Alcuni dicono trasversali o multidisciplinari…
E abbiamo pensato che non definire un lavoro, in questo caso poi un intero settore produttivo, non inquadrarlo, può causarne la sua crisi.

Quando poi è saltato fuori, direi fine anni ’90, il termine impresa sociale, abbiamo risposto con un istintivo impresa culturale, forse anche per difenderci dal più modaiolo “impresa creativa” in cui non abbiamo mai creduto molto. Ora, se esistono le imprese culturali esisteranno anche un mercato e un’industria culturali. Giusto?

Nei prossimi interventi, chiederò l’aiuto delle persone che lavorano con me a esterni per farlo, metteremo a fuoco lo stato di questo nostro settore, cercando di definire o coniare anche termini come responsabilità culturale e coesione culturale, parlando molto di spazi pubblici, di immaginari e di partecipazione.
Non si tratta di mettere etichette, ma di approfondire le relazioni che ci sono tra diverse professioni.

Oggi inizia a Milano il Salone del Mobile. Dove collochereste il settore del design per esempio?

 
Commenti (5) Trackback Permalink | 16.04.2012
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5 risposte a C’è crisi… d’identità

 
Commenti
 
  1. sara trebbi scrive:

    Perché le biografie dei faberblogger sono piu’ o meno identiche? Voglio dire, uno nasce e cresce in una famiglia altoborghese ecc, ha un cognome importante, difficile vada a fare l’impiegato all’Amsa.
    Ha tutta la vita per discettare di sostenibilità, responsabilità, kilometrizero.
    O no?

    • Domenica scrive:

      @Sara,
      Ciao, non mi pare che le biografie dei faber blogger siano poi così simili! Pensa a Fresu o Baliani.
      Quanto alle difficoltà di far crescere un’impresa culturale (non solo discettando, ma provando a fare della sostenibilità, della responsabilità e del kilometrozero un impegno professionale) immagino dirà Beniamino Saibene. Seguilo nei prossimi giorni!
      Chiara Somajni (redazione Domenica)

  2. Flaviano scrive:

    … Da questo post pare che una parte della crisi d’identità sia autogenerata. E in questo c’è un gran parallelismo con l’imprenditoria sociale non profit

  3. Beniamino Saibene scrive:

    le biografie mi sembrano piuttosto variegate
    ma che una persona benestante sia più facilitata nella ricerca di un mondo migliore, credo sia vero;
    questo è proprio il problema; ma non ne farei una colpa a quelli che decidono di impegnarsi, piuttosto magari un appello;

    a che la cultura, gli spazi pubblici, i beni collettivi materiali e immateriali, siano al primo posto di ogni politica, movimento, pensiero, impresa, di ogni italiano, nome e cognome;

    discerniamone;
    beniamino saibene

  4. amalia scrive:

    “coniare anche termini come responsabilità culturale e coesione culturale”

    Molto interessante.

    Mi permetto di intervenire sull’ultimo suo commento, sig. SaiBene.
    “Non ne farei una colpa a quelli che decidono di impegnarsi, piuttosto magari un appello”.

    L’importante è essere coscienti delle parole espresse, costruiscono sempre consenso, e attenzione viva.
    Buona giornata.