Cambiare metodo didattico: così è iniziato il mio viaggio

28 ottobre 1998, la prima volta che entrai nello studio del prof. Degli Antoni, grande guru dell’Informatica italiana, che avevo conosciuto qualche giorno prima a un convegno in cui parlava di “giornali elettronici”. Una stanza piena di gente, studenti, docenti, imprenditori: tutti ascoltavano, tutti parlavano..si progettava! Io capivo gran poco, un linguaggio per me, docente di latino, quasi del tutto incomprensibile. “Benvenuta, professoressa, da questo momento lei incomincerà a collaborare con noi, faremo la XDidattica e le poesie multimediali. Iniziamo così poi vedremo…”
Io al massimo avevo fatto qualche power point, cosa significava XDidattica e poesie multimediali? Ricordo quel periodo come tra i più drammatici della mia vita professionale: a 44 anni mi sentivo una studentessa ignorante che avrebbe dovuto rimboccarsi le maniche e partire da zero… sono stati 10 anni di studio, di formazione, di progettualità, di “bagni di umiltà”.

Ancora oggi continuo a studiare e a cercare di capire, non frequento più lo studio del Prof. Degli Antoni, sono in classe con i miei studenti, li ascolto e cerco di comprendere… il loro linguaggio, il loro modo di comunicare, il loro mondo fisico e virtuale così distante e diverso dal mio. Mi sono sempre posta il grande quesito di come poter riprendere un colloquio con questi giovani, come poterli condurre a leggere e a scrivere di più, come poter recuperare le conoscenze che sono fondamentali per il loro cammino. Aver fatto da studentessa per tanti anni mi ha avvicinato a loro, non ho avuto alcun imbarazzo a pormi alla pari con i miei alunni quattordicenni: ho cercato il colloquio, li ho messi sulla cattedra quando dovevano spiegarmi come funzionavano le tecnologie, ho dato loro in mano strumenti che appartengono alla loro vita quotidiana, oggi iPad, domani galaxy, olipad o qualsiasi altro tablet. Ho cercato di capire e di farmi capire, e qui è iniziato un viaggio, faticoso, duro, ma estremamente affascinante: cambiare un metodo didattico che parlasse un altro linguaggio.

Ma la scuola del futuro? Non è forse quella, come moltissimi affermano, in cui le tecnologie pervadono tutto? Non è forse questa la scuola all’avanguardia? Cosa ne pensate? Io ho una risposta… ne parleremo in questi giorni.

 
Commenti (15) Trackback Permalink | 23.04.2012
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15 risposte a Cambiare metodo didattico: così è iniziato il mio viaggio

 
Commenti
 
  1. enrica scrive:

    Gent. prof.ssa, ho 46 anni , dal 2005 mi occupo di Media Education, insegno in un istituto professionale, sono convinta che sia vitale dare una risposta alla crisi della scuola e condivido appieno il suo punto di partenza. La seguirò con attenzione in questi giorni.

    • Dianora Bardi scrive:

      La ringrazio, spero possa trovare interessante anche i prossimi temi di discussione

  2. Giuseppe scrive:

    Non credo sia pensabile una scuola che rimanga indietro rispetto alle possibilità offerte dalla tecnologia. Senza dimenticare che il mezzo non è il contenuto e che non basta introdurre lo strumento informatico per avere valore aggiunto, mi sembra fondamentale accogliere la sfida di trovare un modo di svegliare e mantenere nei ragazzi l’interesse nella cultura, venendo incontro ai loro nuovi modi di fruire i contenuti e le relazioni tra di essi. Siamo alle soglie di una rivoluzione vera e propria, sarebbe molto triste e disastroso restare come sempre il fanalino di coda.

  3. Giulio Tortello scrive:

    Ciao, sono un collega di Genova, con altri insegnanti da un po’ di anni ci occupiamo di didattica e tecnologia. Mettiamo in rete le nostre esperienze su questo blog.
    Buon lavoro

    http://schoolstorming.wordpress.com/

    • Dianora Bardi scrive:

      Ho guardato il tuo sito, un’esperienza assolutamente interessante. Noi ci stiamo strutturando con il nostro Centro Studi, il sito è alle “prime armi”, ma se vuoi dare un’occhiata guarda http://www.imparadigitale.it, spero di rimanere in contatto con il tuo gruppo anche dopo aver terminato questo blog

  4. Credo che la più bella lezione da trasmettere ai nostri allievi sia proprio questo eterno amore per il mettersi alla prova, il cercare di conoscere. E come potremmo farlo se non con l’esempio, mettendoci in gioco in prima persona? La tua vicenda è esemplare, e dovrebbe essere una buona pratica non solo nell’ambito delle nuove tecnologie. A questo, giustamente, aggiungi gli interrogativi sul futuro, che condivido totalmente: che cosa sarebbe mai la scuola se non si interrogasse su ciò che sarà, se preparasse i giovani solo tenendo conto di ciò che è già stato?
    Visto il sostanziale accordo tra noi su queste questioni, direi che resto proprio in attesa della prossima puntata! ;-)

  5. martino sacchi scrive:

    è vero che il medium è il messaggio, come dice McLuhan, ma nella didattica è vero fino a un certo punto. gli strumenti informatici aiutano, ma PRIMA deve venire una idea, una certa idea ben precisa, della didattica che si vuole fare con questi media. Pc, tablet, LIM e così via non sono delle bacchette magiche che da sole cambiano il modo di insegnare: bisogna prima cambiare il modo di insegnare e poi cercarsi gli strumenti adatti per questo cambiamento (anche se poi, a pensarci bene, vien da chiedersi se è davvero un cambiamento: quando capita di rileggere Quintiliano si ha a volte l’impressione che avesse già capito tutto… Insomma, il cuore della questione secondo me è chiedersi: cosa facciamo NOI (noi insegnanti intendo) quando studiamo per conto nostro? è lì che che si capisce quello che vogliamo offrire ai nostri studenti….

  6. Laura Bianchi scrive:

    La scuola del futuro è fatta di sguardi di stima e di intesa fra dirigente e docente, fra docente e docente, fra docente e studente, fra studente e studente, fra studente e genitore. La scuola del futuro si prepara costruendo, faticosamente, per tentativi, con umiltà e correttezza, l’utopia di una società tollerante e collaborativa, in cui si lavora fianco a fianco scambiandosi le reciproche esperienze. Ma noi siamo nel presente. E la scuola del presente vive le contraddizioni culturali, economiche, logistiche, sociali, che il presente esprime, e guarda a pochi dirigenti, docenti, studenti, genitori che capiscono che è qui che si gioca il futuro di un Paese. Pochi, per ora…sempre di più, in futuro? Dipende anche dalla capacità di persuasione di chi, questa scuola, la sta già sognando.

  7. Carla Giuliani scrive:

    Gentile Dianora,
    ti scrivo da mamma che ha tre figli al Liceo Classico e Scientifico, con obbligo di pc e I-pad per le Prime, già da 3 anni. LIM in tutte le classi (mi devo ripetere: in tutte le classi prime). Grande vanto per il Dirigente, grande disorientamento per i professori (alcuni si rifiutano di usare le LIM) , enorme confusione per i ragazzi…grande perdita di tempo e di energie. Con la consapevolezza che il futuro riserverà delle conquiste meravigliose, il problema è oggi, ora, “nel frattempo”. Partecipando al Comitato dei Genitori, suggerirò di tenersi informati anche su questo Blog e magari creare, chissà, una collaborazione. E’ stato un gran piacere
    Carla (da ascoli, ora a piacenza)

    • Dianora Bardi scrive:

      Da ascolana ad ascolana (sono andata via da Ascoli all’età di 14 anni!)… ti ringrazio della tua testimonianza, estremamente utile. Il problema di base è sempre lo stesso: che tipo di didattica applicano gli insegnanti? si sono formati a nuove metodologie? in questi giorni affronteremo vari problami, anche e soprattutto di ordine didattico, spero di averti tra i lettori di questo blog e che tu possa continuare ad interagire

  8. Simona De Pascalis scrive:

    In chiave di competenze europee penso che l’istruzione e la formazione debbano essere modernizzati per incoraggiare l’istruzione non solo scientifica. Questo non significa innovare la didattica tramite strumenti fini a se stessi . Senza adeguata formazione di docenti e alunni questi strumenti risultano fallimentari nell’attività didattica. L’innovazione è nel metodo. Una scuola innovativa non è quella che possiede per esempio 1500 tablet, è solo una scuola tecnologica. Una scuola innovativa è quella che utilizza nuovi strumenti per una metodogia di didattica per competenze.

  9. Alessandra Barlassina scrive:

    Sono una insegnante di matematica in una scuola secondaria di primo grado e sono molto interessata all’argomento. Ho trovato il suo post su leggereleggere. Sono convinta che il futuro dei libri, per la scuola, sia digitale, ma dobbiamo essere preparati.

  10. Maria Grazia Fabbioni scrive:

    Ammiro Dianora per il lavoro che sta facendo per poter inserire la tecnologia nelle classi che, secondo me, dovranno essere dei “laboratori”. Viviamo in una società pienamente basata sulla tecnologia perchè la scuola ne dovrebbe essere esente? Dove dovranno vivere i nostri alunni se non in questa realtà sociale? E’ in qui che metteranno in atto conoscenze e competenze che la scuola ha avviato e che non basterà una vita per completare. Con un uso adeguato della tecnologia sicuramente si creeranno tante competenze necessarie per poter insersi in “questa società”. Non bisogna demonizzare gli strumenti tecnologici, ma rendersi conto che solamente la scuola può far vedere come attraverso questi strumenti si può migliorare la propria formazione. Sono d’accordo sulla formazione “indispensabile” dei docenti, ed è vero che qualcuno è veramente restio.
    Personalmente sono appassionata di tecnologia e di tutto ciò che si può fare con essa in classe. Sono diversi anni che insegno ed ho sempre fatto corsi di formazione perchè penso siano indispensabili per un docente. Negli ultimi dieci anni mi sono interessata di e-learning, e-book, LIM ……
    Mi piacerebbe molto conoscere qualche esperienza della prof.ssa Dianora.
    Ringrazio per questa possibilità di dibattito,
    M.Grazia

    • Dianora Bardi scrive:

      La ringrazio, se vuole avere informazioni ci segua su ImparaDigitale…www.imparadigitale.it