Un’anima divisa in 183 (o della schizofrenia)

Quando vi dicevo che il lavoro di ghostwriter è una palestra di incommensurabile valore per esercitarsi nel fitness letterario non scherzavo affatto, e adesso ve lo dimostro con i fatti. Da qualche parte vi ho già detto che scrivo anche narrativa a mio nome. Nello specifico, ho pubblicato due volumi di una tetralogia dedicata alle stagioni dal titolo Almanacco dei giorni migliori. Si chiama “almanacco” perché – strano a dirsi – è proprio un almanacco. O almeno, una mia personale rivisitazione del genere almanacco (sempre che si possa definirlo genere). Dopo aver lungamente discettato del mio ruolo di fantasma adesso ammetto che mi fa un po’ strano parlare della mia attività in qualità di scrittore in carne ed ossa, mi sento quasi in colpa. Mi serve però per spiegarvi quanto essere ghost possa servire a non esserlo.

Non voglio entrare troppo nei dettagli dei miei libri, non è questa la sede appropriata (se volete saperne qualcosa di più vi rimando, una su tutte, alla recensione che Giovanni Pacchiano ha pubblicato proprio sulle pagine della Domenica del Sole 24 Ore: ha come titolo “Salutiamo primavera scoprendo un talento” e la potete leggere cliccando qui). Ai fini del mio discorso mi interessa soltanto darvi tre informazioni sui volumi del mio almanacco: 1. ad oggi sono uscite due stagioni, primavera e inverno; 2. per ogni giorno delle due stagioni ho scritto un “pezzo” di circa due pagine, per un totale quindi di 183 brani; 3. ogni testo è di genere diverso l’uno dall’altro, in una carrellata di generi e stili che comprende il noir, l’horror, il testo teatrale, la pochade, l’operetta, la poesia, la lettera di dimissioni, il verbale di una riunione di condominio, l’elenco, la raccolta di citazioni, l’oroscopo, il monologo, la tragedia, la canzone, il diario, il quiz psicoattitudinale, e così via.

Mi dico sempre che senza aver fatto per anni il ghost non sarei mai riuscito a scrivere quel che ho scritto. Cambiare così bruscamente registro da una pagina all’altra, accostando racconti di atmosfere ed emozioni tanto dissimili (ricalcando la varietà di mood che ognuno di noi vive nel corso di una stagione), be’, ha certamente origine nel mio mestiere. Lo scrittore fantasma è schizofrenico per natura. E’ giocoforza un trasformista, un Fregoli che deve passare per professione da un ruolo all’altro risultando sempre credibile. Uno dei più grandi filosofi della contemporaneità, Gilles Deleuze, parlava spesso di “delirio senza diminuzione intellettuale”. Ecco, è un po’ quel che intendo: etimologicamente “uscire dal solco”, sconfinare, rimanendo ugualmente presenti a se stessi. E, quasi per definizione, il delirio di un fantasma genera mostri…

L’entrare e uscire a piacimento nella mentalità dei miei clienti, in una sorta di possessione controllata (avete presente la scrittura automatica dei medium? A dire il vero non ci ho mai creduto, però la metafora è abbastanza calzante), tutto questo andirivieni di personalità multiple è stato fondamentale per affinare la mia scrittura di multipli personaggi. Ho adottato la stessa tecnica di mimesi totale, di scomparsa all’interno dello stile di qualcun altro. Se dovessi portarmi a casa anche solo una lezione dalla mia professione di ghostwriter allora mi basterebbe questa: spesso per scrivere occorre dimenticarsi di se stessi, spossessarsi della propria identità per diventare eccezione. In fondo, si scrive sempre di eccezioni e per eccezioni, e se lo si vuole far bene occorre nascondere la regola. Che c’è, ma non si vede. Proprio come un trucco o un fantasma.

 
Commenti (15) Trackback Permalink | 30.03.2012
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15 risposte a Un’anima divisa in 183 (o della schizofrenia)

 
Commenti
 
  1. Gerardo scrive:

    Sei cresciuto come gost e lo dimostra il tuo ultimo post, l’unica cosa sensata che ho letto in tutta la settimana è lo scrivere per eccezioni al sol fine di nascondere la regola dietro al trucco o alle vesti del fantasma.Tutto questo sfarfallio autocompiaciuto è anche servito spero a far avvicinare questi lettori grafomani ai cantici del caos, testo di moresca bellezza.
    Gerardo Spagnuolo ( alle prese con il musical)

    • Fabio Rizzoli scrive:

      Gerardo, se non ti conoscessi personalmente ti avrei persino preso sul serio… :-)

  2. Matto-Guarito scrive:

    Leggo i tuoi post e guardo la tua foto. Scrivi tanto bene quanto sei brutto. Comunque, complimenti! Conosco i tuoi libri, quelli usciti con il tuo nome intendo, e alcuni pezzi sono davvero geniali!
    Un saluto!
    Matteo

    • Fabio Rizzoli scrive:

      Manda la tua foto, Matteo, così capiamo come scrivi! Grazie per i complimenti, anyway…

  3. Matto-Guarito scrive:

    Ma io, ovviamente, sono bellissimo…:-)

    • Fabio Rizzoli scrive:

      Mi spiace per te… ;-)

  4. amalia scrive:

    rizzoli, ha uno spazio dove possiamo seguirla?
    mi sta piacendo questo suo modo di confidarci aspetti salienti del suo lavoro! :)

    • Fabio Rizzoli scrive:

      Grazie, Amalia! Ma dammi del tu, per favore… be’, possiamo “diventare amici” su FB, puoi visitare il mio blog dedicato alla scrittura (www.almanaccodeigiornimigliori.it) oppure quello sull’altra mia attività di consulente creativo (http://fabiorizzoli.wordpress.com). Insomma, le possibilità sono diverse!

  5. silvia corrnaglia scrive:

    Sono affascinata dal mestiere di ghortwriter. E in primis dal fatto che possa essere un mestiere. In fondo è come scrivere sotto pseudonimo, ma con minori rischi, dal momento che si scrive sempre con uin contratto in mano.
    Sembra che prendiamo la letteratura molto sul serio, ma in realtà cerchiamo noi stessi nel testo, l’autore è un risvolto di copertiva che ammiriamo amiamo, quando ci piace, come proiezione di noi stessi, o di una parte di noi. Che cosa ci importa realmente di chi abbia scritto quel testo che ci ha emozionato? Perché parlare di tradimento?
    Andiamo oltre, anzi provochiamo: cerca collaboratori Fabio, credo ne troveresti di tutte le età, pronti a mettere a disposizione la propria memoria e le proprie emozioni per vedersi vivi in un testo che il mondo apprezza. Fanne un’impresa, l’ipocrisia e la menzogna sono un’altra cosa

    • Fabio Rizzoli scrive:

      Silvia, non ci crederai ma è un’idea che accarezzo da tempo… Trovo la tua considerazione assolutamente perfetta, e mi fa molto piacere che me l’abbia scritta. Grazie.

  6. silvia corrnaglia scrive:

    Ovviamente sono in prima fila…

    • Fabio Rizzoli scrive:

      Assolutamente sì! :-)

  7. amalia scrive:

    Richiesta amicizia (spero sia tu)
    premuto Follow in wordpress ;)

    • Fabio Rizzoli scrive:

      Ummm… mi sa di no… In FB la mia immagine profilo è quella verde di un’uscita di sicurezza… io non ho ricevuto nulla! :-(

    • Fabio Rizzoli scrive:

      Ah, ok… Sul blog sì!