Un assett strategico e il Re Sole

Che fastidio l’”inverted snobism” che avvolge il mondo del lavoro nell’ambito della cultura. Il lavoro spesso ti viene compensato con una pacca sulle spalle, qualche volta ti includono nelle mailing list dei “beautiful few” e raramente ti chiedono “che ti devo?”: la parola magica “ecco i miei dati per la fatturazione” è una frase rara e quasi sconveniente!(non per chi ha fatto il lavoro, s’intende).

Indiscutibilmente si deve riconoscere la nobilità d’animo di chi fa volontariato, ma se il lavoro è volontario e non l’unico modo in cui puoi lavorare nel mondo dell’arte. Così L’Italia non crea posti di lavoro qualificati. Non crea i quadri per il suo maggior assett strategico, ovvero i servizi annessi ai Beni culturali. Escono dalle nostre università non solo ragazzi preparati ma anche portatori di idee ed innovazione. Se si potesse creare un posto di lavoro a servizio di ogni bene culturale dal Friuli alla Sicilia forse non solo avremmo risolto un po’ il problema della disoccupazione giovanile ma avremmo messo una marcia in più nel settore del turismo culturale: grande risorsa economica del nostro Paese.

Wishful thinking? A una signora che si lamentava ieri di non trovare più un buon giardiniere io risposi “ha provato a pagarlo?” Forse sono stata un po’ blunt, ma confido nella massima del Re Sole che diceva che il miglior concime per un giardino è il denaro. Certo non è la garanzia di un’opera d’arte ma è la condizione per la sua manutenzione.

 
Commento (1) Trackback Permalink | 12.03.2012
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Una risposta a Un assett strategico e il Re Sole

 
Commenti
 
  1. mirella albano scrive:

    Identica considerazione vale anche per gli insegnanti ai quali si chiede sempre di lavorare a costo zero. Lo Stato è il primo a chiedere il volontariato coatto, facendo leva sul senso etico dei docenti. E poi, cosa vuoi che sia un parere o una lezione, parole. Come se dietro l’immaterialità di quelle “parole” non ci fosse conoscenza, scienza, sapienza, esperienza. Però il materialissimo idraulico lo pagano ed il medico pure. Perché l’insegnante no? Non mangia 3 volte al giorno anche lui? Mirella Albano- Roma