Tinker Tailor Soldier Spy

Prendendo il titolo originale di La talpa di John le Carré, ossia Tinker Tailor Soldier Spy, potremmo facilmente associare alla “Spy” il ruolo dello scrittore fantasma e al “Tailor” – il sarto - quello dell’editor. Forzando un po’ il gioco, poi, darei al correttore di bozze il posto di “Tinker” - stagnino, rabberciatore – e all’agente letterario quello di “Soldier”.

Siccome della spia abbiamo già ampiamente parlato, preferisco concentrarmi sul mestiere del sarto. Nell’ambito dell’editoria moderna egli riveste una posizione di primaria importanza, molto più di quella del ghost. L’editor, infatti, ha spesso l’ultima parola su un libro, è la persona che detta legge riguardo alla forma che esso assumerà. Talvolta riveste una funzione maieutica, ossia aiuta l’autore a tirar fuori quel che di buono ha dentro, talaltra gioca un ruolo di indirizzo, quando ad esempio indica le direttive su cui impostare il libro, altre volte ancora assume una prerogativa di tipo correttivo, cioè emenda le parti a suo giudizio sbagliate e mantiene quelle ritenute funzionali e funzionanti. Insomma, complessivamente si adopera in un taglia e cuci di stampo sartoriale, affinché l’abito calzi a pennello.

In ognuno di questo casi, l’editor può entrare pesantemente nell’elaborazione di un testo, contribuendo sensibilmente al risultato finale dopo aver esercitato un’influenza assai rilevante. In questo caso non si può parlare di ghostwriting vero e proprio, ma di grande ingerenza da parte dell’editore sull’autore sì. La finalità non necessariamente è quella commerciale (cioè, non è detto che il lavoro dell’editor sia prettamente finalizzato alla buona riuscita di un libro in termini di vendite tramite accorti aggiustamenti), bensì può limitarsi a far funzionare meglio un testo (dove per “far funzionare meglio” si intende mettere meglio in risalto le intenzioni dell’autore). Qualunque sia la sua funzione, comunque, la longa manus dell’editor può cambiare radicalmente la forma di un libro, e anche il suo destino.

I puristi sembrano però considerare questo lavoro editoriale con molta più benevolenza rispetto al ghostwriting, per quanto resti ugualmente un intervento invasivo. Immagino che questo atteggiamento più mite sia da attribuirsi al fatto che, a conti fatti, il libro se l’è pur sempre scritto l’autore e non un professionista nell’ombra. Eppure, in entrambi i casi il testo è stato stravolto rispetto alla sua forma originaria, seppur dalla stessa mano che l’aveva creato. Una mano però che è stata sapientemente guidata da un addetto editoriale.

Siamo quindi sicuri che il sarto e la spia siano poi così distanti? Non si tratta sempre e comunque di un’ingerenza ingombrante da parte di terzi sull’opera per come era stata concepita? Il fatto che il lettore si trovi di fronte a scelte prese dall’editor non configura lo stesso un reato di impostura? Quel che mi preme sottolineare è che, nella maggioranza dei casi, il libro pubblicato non coincide con quello scritto dal suo autore, e che l’editor spesso svolge a tutti gli effetti il ruolo di coautore.

Ciò mi fa dire che chi è senza peccato scagli la prima pietra. Per quel che mi riguarda non esiste alcun peccato, ma secondo molti puristi sì: anche l’aiuto di un editor costituirebbe una forma di inquinamento e corruzione dell’intentio auctoris assolutamente inaccettabile. Ma prendiamo un caso esemplare, quello di La solitudine dei numeri primi. Sappiamo tutti che il grande successo di quel libro si deve anche al suo titolo genialmente accattivante e ricco di sfumature. Quello originale proposto dal suo autore, Paolo Giordano, era Dentro e fuori dall’acqua. Ora, decisamente molto meno forte. Il titolo attuale è stato invece coniato dall’editor della Mondadori Antonio Franchini, peraltro anche lui scrittore. In questo caso è stato un bene o un male? L’intervento dell’editor è da considerarsi legittimo o sleale? Meglio vendere meno con Dentro e fuori dall’acqua, salvaguardando la purezza dell’idea originaria, o vincere lo Strega, vendere vagonate di copie in tutto il mondo e diventare un film con La solitudine dei numeri primi? A voi l’ardua sentenza.

 
Commenti disabilitati Trackback Permalink | 29.03.2012
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