Lo psicologo degli autori perduti

Comincio questa mia settimana da faber blogger instillandovi subito qualche dubbio: siete sicuri che l’ultimo libro che avete letto e per il quale avete sospirato, pianto, riso, trattenuto il respiro, che vi ha insomma in qualche modo emozionato sia stato davvero scritto dall’autore in copertina? Come cambierebbe la vostra percezione del libro se sapeste che un’altra persona, di cui non saprete mai il nome, l’ha concepito dalla prima all’ultima pagina? Vi sentireste traditi, sareste portati a riconsiderarlo interamente come il risultato di una qualche forma di imbroglio, o invece non vi farebbe alcuna differenza?

Per chi non avesse ancora letto la mia biografia, io faccio il ghostwriter, ossia sono una di quelle persone che leggete senza saperlo. Mi nascondo dietro il nome dei miei clienti, ossia gli autori che mettono le idee per i libri che poi io scrivo. Loro possono non avere il tempo, la voglia o la capacità per cimentarsi nella stesura di un testo, e allora ci penso io. Sappiate che faccio parte di una falange piuttosto nutrita di professionisti che lavorano per l’editoria: come tutti i fantasmi, siamo invisibili ma in molti….

Una delle peculiarità che mi rendono interessante il lavoro è che sono costretto a essere un vero e proprio psicologo. Per entrare nella mentalità dei miei clienti, infatti, devo approfondire gli aspetti salienti della loro personalità per riuscire a renderli attraverso lo stile – come, si sa, è una sorta di impronta digitale dell’anima. Faccio domande apparentemente casuali, mi informo sulla loro vita privata, osservo i dettagli, noto i tic linguistici e comportamentali. Tutto questo indagare mi restituisce un identikit assai preciso del committente, che replicherò come un calco nelle pagine che scriverò per lui.

Se commetto errori nel profiling del cliente, tutto il mio lavoro successivo rischia di fallire. Lui è necessariamente il primo pubblico che devo convincere, e se non si riconosce nello stile che ho concepito per lui, se non sente l’abito della sua taglia, allora non ha senso continuare. Per la verità – e per fortuna – questo non mi è mai capitato, ma è una spada di Damocle che incombe sempre sulla testa di noi ghost. Tanto che ormai è diventata una specie di deformazione professionale. Anche quando ascolto gli amici, ormai, mi pongo involontariamente domande del tipo “Come scriverebbe, lui? Quali aggettivi utilizzerebbe? Frasi corte o lunghe, con un sacco di subordinate? Userebbe un po’ di ironia o preferirebbe mantenere un tono distaccato, accademico?”. Quando mi accorgo dell’espressione interrogativa che i miei interlocutori mi stanno rivolgendo in quei momenti, capisco che è tempo di darci un taglio, a meno di non finire anch’io davanti a uno psicologo.

 
Commenti (31) Trackback Permalink | 26.03.2012
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31 risposte a Lo psicologo degli autori perduti

 
Commenti
 
  1. Io mi sentirei alquanto tradita se sapessi che il libro che ho letto non è stato scritto dal tipo o tipa che appare sulla copertina. Vedo la scrittura come un dono che costa fatica dolore e gioia e la sua mercificazione è un compromesso che si può accettare entro certi limiti. Allo stesso tempo capisco l’esigenza per chi sa di non saper scrivere o non ha tempo per farlo di rivolgersi a qualcuno che lo sappia fare, però allora sarebbe giusto far emergere dal limbo degli invisibili i ghost come te…

  2. Fabio Rizzoli scrive:

    Rosella, capisco la tua posizione, che peraltro è la più diffusa… d’altro canto, la scrittura è ANCHE una professione, per cui non deve stupire se venga utilizzata anche a fini professionali… e restare nel limbo degli invisibili fa parte del mestiere (come gli autori televisivi, ad esempio). Poi ci sono i casi come me, in cui si fa “outing”!

  3. Sandro scrive:

    Fabio, dimmi che non scrivi i libri dei vari – cito non a caso perché sono sbattuti in vetrina – Arisa, Pupo, Barbara D’Urso, Insinna, Tiberio Timperi, Alba Parietti etc etc. Questo è il Vero Tradimento!

    • Fabio Rizzoli scrive:

      Caro Sandro, è la seconda volta che mi poni questa domanda: noto ti sta veramente a cuore! Devo dire che sull’argomento ne sai più tu di me (e con questo credo di averti già risposto…). ;-)

  4. eugenia scrive:

    Fenomeno conosciuto, ahinoi.
    E’ come per il progettista e per tante altre categorie.
    Spesse volte bisogna fare i fantasmi per far emergere chi il nome ce l’ha già bello piazzato e importante.
    Mi auguro che almeno la tua, sia una situazione retributiva più felice rispetto alla mia categoria ;)

    • Fabio Rizzoli scrive:

      Eugenia, il lavoro di ghost è abbastanza ben pagato, anche se non è solo per quello che lo si fa: è un fantastico esercizio di scrittura, una palestra in cui scordarsi di essere se stessi. Io è un altro.

  5. Ester Lavendola scrive:

    Mi chiedo che cosa spinga un ghost a fare outing se non la propensione a fare, come è giusto, parlare di sé. Un fantasma che si svela non è più un fantasma. Non penso che la scrittura sia sempre e comunque un dono che costa, come sostiene Rosella, “fatica, dolore e gioia”. Credo che richieda sempre la riservatezza, per lo meno nella fase del lavoro (perché la scrittura è un lavoro, né più né meno). Ogni scrittore, fino al momento in cui non decide di uscire allo scoperto, è sempre un ghost. Saluto con piacere un ghost-ghost, augurandomi che continui a essere quel che è.

    • Fabio Rizzoli scrive:

      Cara Ester, non nego che ci sia la propensione a far parlare del mio mestiere, specialmente perché di solito viene ricacciato nello sgabuzzino del rimosso. Un fantasma continua a essere un fantasma se non rivela qual è il morto di cui è, appunto, il fantasma. E, per quel che mi riguarda, non rivelerò i miei autori nemmeno sotto tortura. Sono d’accordo con te: la scrittura è un lavoro prima ancora che tutto il resto. E non vedo perché un mestiere debba essere coperto dal segreto istruttorio, a meno che non ce ne si vergogni. Ma non è il mio caso. Io scrivo anche narrativa a mio nome, e nemmeno in quel caso mi pare sia necessaria la riservatezza. A mio modo di vedere, non si tratta di “uscire allo scoperto”, ma semplicemente di raccontare quel che si fa nella vita… Sbaglio? ;-)

  6. Elda Martone scrive:

    Sinceramente la cosa non mi sorprende più di tanto, ci sono un sacco di persone che pubblicano libri e che secondo me non hanno nè le capacità, nè il tempo per scriverli. La figura del ghost writer a me pare in parte sovrapponibile a quella del traduttore. Non ci chiediamo mai chi abbia tradotto la tal opera e quanta fatica sia costata calarsi nello stile dell’autore, renderlo credibile in un’altra lingua. A volte i traduttori sono talmente bravi che gli autori tradotti diventano più famosi all’estero che in madrepatria (vedi il caso recente di Peter Cameron che ha dichiarato che in Italia ha più seguaci che negli Stati Uniti o in Canada…). Trovo che il tuo sia un bellissimo lavoro, anche se resta in incognito, perchè ti permette di misurarti con diverse realtà, è una specie di sfida. E la tua bravura secondo me è emersa chiaramente nei due libri che hai pubblicato a tuo nome, in cui hai dimostrato quanto sai essere camaleontico. Ciao

    • Fabio Rizzoli scrive:

      Elda, come sempre grazie per i complimenti! In effetti, c’è qualche assonanza tra la professione del traduttore e quella del ghost: il secondo traduce in parole i pensieri di qualcun altro…

  7. Gerardo scrive:

    Ho per le mani una signora tesa e nervosa di mezza età che ha preferito iscriversi ad un corso di smorfie invece che sottoporsi alla chirurgia plastica, tra i piedi ho una nonna che per curare il mal di denti mette e bollire orologi, e tra le palle ho un amico gay che colleziona mutandine commestibili, gusto pesca soprattutto. Caro fantasma quanto vuoi per imbastirmi un musical di 200 pagine

    • Fabio Rizzoli scrive:

      Gerardo, per i musical devi rivolgerti ad altri fantasmi… ad esempio a quelli di Rodgers e Hammerstein…

  8. ero Lucy scrive:

    Bel post! In parte mi unisco ai commenti di Ester, ma piu’ ampiamente diro’ che come psicologa sono affascinata dalla duplice veste del camaleonte e del fantasma. Per il resto, non credo mi sentirei particolarmente tradita. Penso ad un noto presentatore spesso tacciato di non essere l’autore dei suoi libri, che ho letto: se il ghost writer ricalca il personaggio pubblico, mi fa davvero poca differenza. Le storie sono belle, un po’ retoriche ma colpiscono l’immaginario femminile.
    Viceversa, fossi il ghost writer mi sentirei forse vittima di ingratitudine…

    • Fabio Rizzoli scrive:

      Cara “ero Lucy” (non saprei come altro chiamarti, se non con il tuo nome da ghost…), grazie per il complimento. Aggiungo solo che personalmente non mi sento affatto vittima di ingratitudine: quel che scrivo non è detto che mi piaccia. Dunque, anche se funziona e vende, non lo sento come “mio”. E comunque il mio lavoro cessa al momento della consegna del materiale. Da quel punto in avanti, cedo il testimone all’autore che verrà intervistato al posto mio… ;-)

  9. raffaele ferrario scrive:

    Finalmente la risposta all’esistenza di insulti seriali come quelli di Bruno Vespa o alla pura inconsistenza dei libri della Panarello. Ma l’elenco è lungo. Se tu non fossi già fantasma, staresti meglio come cenere nell’urna. Ghost ghost

    • Fabio Rizzoli scrive:

      Carissimo Raffaele, il tuo augurio di morte mi ha divertito e intenerito, sei davvero un dritto. Nelle mani di persone integerrime come te la Cultura italiana è al sicuro: in appena due righe sei riuscito a tirar fuori più luoghi comuni che in tutto il dizionario di Flaubert. Complimenti vivissimi.

  10. Barbara B. scrive:

    Riporto la mia considerazione in merito, cinguettata suTwitter: “Tradito il patto d’amore tra lettore&scrittore mi limiterei a vedere il “ghostwriter” non come un terzo incomodo, ma come un amante”.

    • Fabio Rizzoli scrive:

      Saggia decisione, Barbara!

  11. Gabriella scrive:

    Solo una domanda: ma perché chi non ha ” il tempo, la voglia o la capacità per cimentarsi nella stesura di un testo” deve farlo? Scrivere un libro è diventato forse un must, uno status symbol, un modo per arricchirsi, e io non me ne sono accorta? Con tutto il rispetto per il ghost-writer, s’intende!

    • Fabio Rizzoli scrive:

      Gabriella, è esattamente così: per certe persone un libro è un must, uno status symbol e un modo per arricchirsi. Non discuto mai sul merito della scelta, mi limito a prenderne atto e a considerare queste persone come clienti.

  12. raffaele ferrario scrive:

    Caro Fabio, augurio di morte? Diamine, ti prendi davvero sul serio! Ghost writer: non si sa che cosa sia ma è molto chic parlarne. Complimenti: sempre sinceri, calorosi, teneri, vivissimi…

    • Fabio Rizzoli scrive:

      Non ti ho preso così sul serio… ma il tuo commento mi è servito persino per il secondo post!

  13. raffaele ferrario scrive:

    Lo attendo con trepidazione!

    • Fabio Rizzoli scrive:

      Già pubblicato.

  14. Ester Lavendola scrive:

    Triste deriva della conversazione…

    • Fabio Rizzoli scrive:

      Hai ragione, Ester. Tant’è che la terminiamo qui…

  15. eletta senso scrive:

    ho letto con molto interesse il tuo articolo domenica, ne ho anche scritto:
    http://tranellidiseta.blogspot.it/2012/03/tim-parks-la-carriera-dello-scrittore.html

    eletta

    • Fabio Rizzoli scrive:

      Grazie mille, Eletta! Ho visitato il tuo blog: complimenti! :-)

  16. sara scrive:

    Se può consolare ci sono case editrici che lo ammettono apertamente (nei seminari universitari almeno, davanti a un altro pubblico non so…). Dicono: il nome di quel tizio ci faceva comodo, è di grande richiamo – e quindi ritorno economico – etc etc., ma scrive da cani. Poi aggiungono: “Però paghiamo i ghost writers una fortuna”, e ci mancherebbe… ma, per salvare capra e cavoli, nello stesso tempo elogiano la professionalità e,appunto, le fini capacità psicologiche, perchè non è facile “scrivere nel (supposto) stile altrui”. Dicono anche, e personalmente è la cosa che mi ha fatto più ridere, l’importante non è che non se ne accorga il lettore (evidentemente considerato stupido, forse non a torto vista la qualità dei libri che tirano maggiormente…); l’importante è che non se ne accorga il presunto scrittore che deve, pace all’anima sua,continuare a pensare che il testo è suo dal principio alla fine.

    • Fabio Rizzoli scrive:

      Sara, il tuo è stato uno dei commenti più lucidi e disincantati che ho ricevuto… Grazie! :-)

  17. cacioman scrive:

    Fuori i nomi !
    A me sembra per esempio che Ammaniti sia un po’ il ghostwriter di se stesso, o no?