Battesimo del lunedi

Oggi iniziano la mia settimana di lavoro e la mia settimana di faber blogger. Per tenermi a battesimo vorrei raccontare cosa faccio. Sarò un po’ generico, ma nei prossimi giorni cercherò di fornire dettagli utili, scegliendo con cura l’“argomento del giorno”. Per lavoro faccio cose diverse, che posso riassumere in quattro funzioni (spero legate tra loro): curo, insegno, leggo, scrivo.

La cura è nella mia professione di psichiatra e psicoterapeuta. Psicoterapeuta di formazione psicoanalitica. Anzi, proprio psicoanalista. Già questi termini, e i loro spostamenti di significato, richiederebbero un post a parte, che infatti penso di scrivere nei prossimi giorni. Magari riprendendo alcuni elementi di un dibattito che si è appena svolto sulle pagine del nostro Domenicale e del quotidiano la Repubblica a proposito dello statuto scientifico della psicoanalisi. Insomma, quando uno fa il mio mestiere è bene che spieghi qualcosa di più dei suoi modelli di riferimento, del suo modo di lavorare, della sua idea di terapia. Di questo senz’altro parleremo.

L’insegnamento è nella mia professione di professore universitario. Insegno due materie: psicopatologia generale e valutazione clinica e diagnosi. Corso triennale la prima, corso magistrale la seconda. Ma cosa insegno, insegnando queste materie? Per quanto riguarda la psicopatologia, la risposta è relativamente semplice: grazie a Dio è un materia con oggetti molto precisi, e una straordinaria tradizione (mi limito a citare Jaspers). Per quanto riguarda la valutazione clinica e diagnosi, il discorso è più complesso, implica la scelta di uno o più sistemi diagnostici (il DSM, per esempio?) e la necessità di muoversi tra le componenti oggettive e soggettive della valutazione clinica. Spero di riuscire a raccontare qualcosa anche di questo. Poi, in tema di università, non potrò fare a meno di parlare della formazione dei futuri psicoterapeuti. Un tema di cui mi occupo quotidianamente, dato che dal 2006 dirigo una scuola pubblica di specializzazione che abilita all’esercizio della professione di psicoterapeuta. Spesso con un pensiero in mente: il rapporto tra percorsi formativi proposti e il mondo del lavoro è un rapporto virtuoso?

Infine, dicevo, la lettura e la scrittura. Entrambe fanno parte del mio lavoro nel mondo editoriale, come consulente scientifico e come autore. Ecco un altro post in arrivo, dedicato anche a questo mio lavoro, per illustrare alcune delle linee che lo guidano. Per esempio il tentativo di tenere in equilibrio gli interessi e gli inevitabili pregiudizi della mia formazione scientifica e clinica con la curiosità e il rispetto nei confronti di altre tradizioni e scuole. In modo da ottenere proposte editoriali interdisciplinari, ma non casualmente eclettiche. Proposte che, senza appiattire le differenze, favoriscano il dialogo tra esperienze e culture diverse (psicoanalisi e neuroscienze, clinica cognitiva e clinica del transfert, ricerca empirica e casistica clinico).

 

 

 

 

 
Commenti (4) Trackback Permalink | 19.03.2012
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4 risposte a Battesimo del lunedi

 
Commenti
 
  1. roberto scrive:

    Davvero molte cose: curo, insegno, leggo, scrivo.
    La cosa grave è che le fai tutte molto bene.
    Sarei curioso di sapere quale tra queste è la più amata.

  2. Francesco scrive:

    Caro Vittorio, mi piace pensare che uno dei punti in comune di tutte queste cose che fai e’ il dialogo. Con pazienti, studenti, maestri, libri e collaboratori. Dialogare, mettere e mettersi in discussione, apprendere e insegnare insieme. Arte antica e difficile. La via socratica alla saggezza.

  3. tiziana scrive:

    oggi ho postato sulla mia pagina fb una poesia dal suo libro
    Alcuni sciocchi chiamano freddezza
    il precipizio che sovrasta la carezza
    è bello che in poche parole ci siano tante sfumati pensieri. sarà una buona settimana.

  4. Una delle tendenze attuali? La rincorsa di una parte della psicoanalisi alle categorie del dsm

    La neolingua di Big Pharma
    ‘E’ molto diffusa la sindrome da dipendenza da internet?’. ‘Si guarisce dal disturbo da dolore prolungato?’ . ‘ Come affrontare la nuova emergenza del bambino iperattivo?’. E’ ormai usuale venire interpellati attraverso il filtro una diagnosi preconfezionata nel merito della quale si chiedono lumi. Siamo in poco tempo passati dalla posizione della domanda generica : mi sta succedendo questo, di cosa soffro?’ , al più attuale ‘ soffro di questa patologia, mi può dare qualche consiglio per uscirne?. Sono molteplici i media dai quali poter reperire queste etichette, pari almeno ai rimedi farmacologici proposti per la loro cura. Quali sono le conseguenze di questa proliferazione di oggetti diagnostici alla portata di tutti? Gli operatori che lavorano nel campo della salute mentale seguendo le linee del Campo, devono saper non essere alla moda. Se da un lato è necessario confrontarsi con questo attuale processo di diagnostica totale, bisogna saperne lambire i confini senza farsi intrappolare. Bisogna essere demodè: cioè perseguire una pratica della singolarità e rinunciare a categorie onnicomprensive che nascondono il soggetto e schiacciano l’inconscio e le sue produzioni, senza immettersi in strade tracciate dal DSM. Strade lastricate da nuove patologie, neo nominate, che da questa nominazione traggono legittimità e dunque un conseguente percorso di cura. Che posto dare ai cosiddetti ‘nuovi sintomi?’ Si tratta di formazioni dell’inconscio attualizzate al tempo della modernità, o piuttosto neo classificazioni con capacità attrattiva per soggetti disinseriti, figli cioè di un tempo iper rifocillante che promuove il disabbonamento dall’inconscio e favorisce quindi una ricerca di posizioni immaginarie? Non sono forse zone di sosta con l’insegna luminosa ‘malattia’, poste sulla strada che va in direzione contraria al percorso di rettifica soggettiva? Non siamo forse al menu che diventa cena?

    IAD, DAP, ADHD
    Queste ‘patologie’ in Italia sono oggetto di studio intensivo, anche da parte di diversi psicoanalisti. Lo IAD ( Inernet addiction Disorder) , una nuova malattia europea ( simile allo hikikikimori giapponese) che interesserebbe il mondo giovanile. Legittimare questo ‘nuovo sintomo’ apre una lunga e feconda strada di produzione diagnostica. Saranno ben presto individuate nuove patologie, rinnovabili con i tempi che il mercato pretende. Dalla ‘dipendenza da internet’ si passerà alla malattia da dipendenza televisiva, passando per la sindrome da I Phone, per arrivare a isolare e ‘patologizzare’ ogni forma di legame con i nuovi media, quando si riterrà il tempo di connessione sufficientemente lungo da giustificarne un ingresso nel campo della ‘anormalità’. E quante persone sono scivolate dentro al disturbo da attacco di panico ( dap) dopo essere state ripetutamente ricoverate di urgenza in pronto soccorso, dopo che veniva loro detto : ‘ è solo un attacco di panico’? Sovente la persona sofferente si rivolge al medico, al farmacista, all’ospedale, portando una richiesta spiazzante: ‘Aiutatemi, sono angosciato’. Il corpus medico risponde cristallizzando il momento d’ angoscia insostenibile che il soggetto patisce etichettandola come ‘attacco di panico’, chiudendo fuori dalla porta la storia pregressa dell’individuo, pretendendo di curare il qui ed ora con una strategia centrata sull’attualità, senza tenere in considerazione i precedenti che hanno condotto alla richiesta di aiuto. Più che di una diffusione epidemiologica del dap e iad possiamo quindi parlare di una massiccia distribuzione di etichette, che scoraggia la rettifica soggettiva e lavora per la segregazione introducendo ad una logica che favorisce il disabbonamento dalla propria interiorità. L’ultimo arrivato tra le nuove forme di sofferenza è il bambino ammalato di adhd (Attention-Deficit/Hyperactivity Disorder ), la nuova frontiera del controllo del comportamento del bambino dove la fanno da padrone le TCC e l’industria del farmaco.
    La psicoanalisi deve dunque accodarsi a questa moda?

    DA BARCELLONA A BRUXELLES
    Ethan Watters nel libro ‘Pazzi come noi’ sostiene che la iperproliferazione diagnostica null’altro sia che un tentativo di incasellare e normalizzare modalità di espressione che non sono assimilabili con il pensiero occidentale dominante. E che, quindi, passano dalla porta della ‘malattia’ incontrando, loro malgrado, la ‘cura’. In un tempo in cui Big Pharma lavora per installare un Altro distributore di diagnosi e neo linguaggi, come in ‘1984’ di G. Orwell, la psicoanalisi deve dunque ribadire la propria ignoranza e contribuire a porre le condizioni per edificare un Altro del non sapere, un luogo neutro entro il quale cercare di allargare le maglie dell’inconscio. Nel 2013 sarà pubblicata la nuova versione del DSM. Se le linee guida verranno rispettate, moltissimi comportamenti scivoleranno nella zona di ‘anormalità’: ‘Disordine da ipersessualità’, ‘”sindrome da dolore complicato o prolungato’ per dirne alcuni . L’angoscia degli adolescenti e l’eccesso di cibo, saranno riclassificati come disturbi psichiatrici, e si ammaleranno di ‘ disturbo provocatorio oppositivo’. Si prospettano parametri attraverso i quali milioni di ignari passanti potranno, senza nulla sapere, cadere nella categoria dei ‘malati’ e saranno indotti a credere che queste patologie esistano realmente. Noi, a Barcellona, semplicemente abbiamo aperto gli occhi. Le ‘nuove malattie’ che il DSM sforna vanno ad alimentare quei non luoghi di appartenenza che appiattiscono il soggetto alla sua sintomatologia fenomenologica, lo congelano nell’involucro delle nuove malattie, impedendo di fatto la circolazione di parola e la riabilitazione all’uso dell’inconscio. Come dire no a tutto questo? La strada tracciata a Pipol 4 non può prevedere eccezioni, deve potenziare le istanze di controllo nei confronti degli operatori che lavorano nel campo della salute mentale, la quale deve deve restare un entità ‘contrattabile’ e trattabile con il mondo medico e psichiatrico, non una categoria nella quale la psicoanalisi applicata crea le proprie sottodirectory. Secondo Watters : ‘ Nei periodi di insicurezza o conflitti sociali le culture diventano particolarmente vulnerabili a nuove credenze sulla mente e la follia’ (…) Quali che siano i nuovi disturbi (..) è fuor di dubbio che la gente dimostrerà per essi un forte interesse. Gli esperti interverranno ai talk show e offriranno ai giornalisti commenti. (..) A quel punto tutti gli addetti ai lavori occidentali porteranno in giro lo show’. Lasciamo a Big Pharma questo show: lo fa da tempo, lo fa meglio. E gli compete maggiormente . ‘