A day in the life… di un operatore culturale: multitasking

Ore 8.30 riunione con il team, debbiamo lavorare assieme come se dovessimo assemblare una macchina. Un progetto richiede un insieme di mestieri e diversi punti di vista.

Prima che comincino le telefonate si imposta la nuova guida. Dobbiamo correggere i testi e le traduzioni relativi a oltre 80 splendidi giardini italiani. La traduttrice in inglese vive a Filicudi, il correttore di bozze a Modena, lo stampatore in Valtellina; grazie a internet e alle conference call stiamo tutti comodamente nei reciproci uffici. Occorre solo tenere in considerazione le abitudini di circa sette persone, compreso il fatto che lunedì uno va a prendere la figlia a scuola alle 12.30, l’altro fa un lavoro part time lunedì e martedì e un altro per sistema (suo) non risponde alle telefonate prima delle 11.00.

C’è un sottofondo musicale di macchine che lavorano e si riscaldano. Il fax sputa carta con i cambiamenti di orari di apertura, squillano in continuazione i telefoni. Una fabbrica di idee. Faccio gli scongiuri perché non si inceppi nulla. Per l’assistenza occorre avere delle raccomandazioni.

Chiama un proprietario che è riuscito all’ultimo momento a far quadrare il cerchio e quindi può, grazie a uno sponsor, avviare un importante evento musicale. Siamo tanto partecipi alla sua felicità che perdiamo tutti il filo del lavoro per complimentarci con lui. Siamo complici e i primi fan dei nostri clienti.

Pare che slitti a domani la deadline per andare in stampa. Ma nessuno ha il corraggio di dirmelo. Slitteranno di conseguenza anche gli altri libri in stand by con le prove di copertina. Il mio tavolo sembra una pista di  decollo, i progetti editoriali stanno con i motori accessi uno dietro l’altro pronti a spiccare il volo. Lavorano in due nell’archivio fotografico: propongono immagini una più affascinante dell’altra. È difficile non distrarsi lavorando nel bello, scappa un commento, un ricordo un paragone. Il tempo che ci mette un’immagine dall’archivio allo scanner al mio tavolo pare interminabile. Dalle loro voci però sembrano contenti di fare quel lavoro ed è questo clima in ufficio che rende tutto il resto più accettabile.

Fino a qui l’atmosfera assomiglia a una redazione. Verso le 11.00 cominciano le telefonate dei proprietari e curatori di giardini. Uno chiede come si fa a mettere un registratore di cassa, uno altro chiede se occorre contattare l’Asl prima o dopo aver costruito i bagni per i turisti, un altro ancora ci chiede se secondo noi 45,00 euro per biglietto sia una cifra ragionevole per vistare il suo giardino. Essendo la prima generazione che prova a fare dell’impresa nei beni culturali il suo lavoro principale, è naturale che si vogliano anche delle risposte precise.

In 15 anni abbiamo accumulato un discreto know how sulla gestione dei beni culturali aperti al pubblico, ma c’è sempre un problema nuovo e quindi parte il sistema della rete: chiamiamo un proprietario che ha appena affrontato un problema simile. Lui ce ne risolve uno e ce ne pone un altro.

Chiama da Catania Salvatore Bonajuto, il nostro coraggioso partner per l’evento “Dove Fiorisce la Jacaranda” e conferma i nomi dei relatori per il salotto verde. Presenteranno libri ed esperienze di vita, tutti nobili d’animo. Si fissano  i voli per i giornalisti che verranno a Catania a Pasqua. Pare che si paghino i bagagli a parte.

Durante il lunch break ascolto musica classica in streaming, l’ufficio si svuota; tutti vanno a fare colazione sul lungo lago: una meraviglia. Faccio un po’ di contabilità, carte della banca, compilo moduli, Durc, notule Siae, corrispondo con il commercialista che non mi risponde mai. Emetto e registro fatture. La burocrazia ingombra con pile di carte armadi, tavoli e librerie. Ma con internet non dovevamo dimezzare la carta? Non ci doveva essere una semplificazione per le piccole imprese?

Alle due si riprende a mandare informazioni ai giornalisti che lavorano per i quotidiani italiani a livello anche regionale e si contatta la stampa inglese che a quell’ora è molto collaborativa. Verso le tre un grafico dice di aver sbagliato un preventivo, un architetto del paesaggio, Clare Littlewood, che lavora sul progetto di Land Art in Sicilia, annuncia che c’è un tornado e quindi comunica che pianterà i cipressi in settimana. Penso ai poveri cipressi che sbandano al vento di un ciclone mediterraneo senza potersi aggrappare con le loro radici alla terra, essendo ancora in vaso. Un nostro sponsor chiede di inviare un invito ai nostri contatti piemontesi per un evento domani! Noto che chi prende la telefonata è in piedi sugli attenti.

Verso tea time, fra chiamate, twitter e facebook controlliamo le notizie dal pubblico. Poche lagne, per fortuna, tanti commenti e suggerimenti da rigirare ai proprietari.
Ci contattano un floravivaista che vuole venderci 600 piante, un signore che desidera comperare un giardino per un suo cliente russo, e un insegnante che ha scritto un bellissimo libro di poesie sui giardini italiani. Mi scrive una studentessa che vuole fare una tesi su Villa Barbarigo Pizzoni Ardemani e l’assessore della Provincia di Como per fare un app dei nostri testi sui 40 giardini del lago di Como.

Fioriscono in marzo non solo i tulipani al Castello di Pralormo e i narcisi a Villa Pescigola ma anche le iniziative cosidette “verdi”. Vogliono che partecipiamo a tante mostre, fiere e inaugurazioni che non basterebbe avere il dono dell’ubiquità: occorrerebbero anche 48 ore al giorno. Montiamo e mettiamo in rete un commento filmato su YouTube. Arriva in ufficio un proprietario che oltre a portarci notizie fresche del suo splendido parco, porta 20 chili di depliant e la raccomandazione di fare tutto il possibile per far conoscere la sua proprietà. Va in depressione se vede un articolo dedicato a un altro giardino; anche se fa parte dello stesso network gli fa male. Quindi spesso faccio sparire le riviste, mentre un collaboratore gli offre un cafè.

Alle sei sono intervenuta a un convegno dove dicono che ci vuole molta passione per fare il nostro lavoro. Dopo una giornatina come questa credo che ci voglia anche un fisico bestiale!

 
Commenti (2) Trackback Permalink | 12.03.2012
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2 risposte a A day in the life… di un operatore culturale: multitasking

 
Commenti
 
  1. Vittorio scrive:

    Compliments for the idea!
    Sono un agente di commercio e ti invidio ( in modo sano). Sto reinventando il mio lavoro e vorrei investire ( in tutti i sensi,economicamente e personalmente e mentalmente)a un progetto lavorativo sulla cultura. Un piccolo spunto ce l’avrei. lanciare un attrice bresciana di teatro ,verso palchi più consoni alla sua bravura. .accetto proposte . Un saluto cordiale Vittorio

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