Versatili o specializzati?

Dedico spesso il sabato mattina alla parte organizzativa del mio lavoro, quella che durante la settimana rischia di essere trascurata. Metto ordine nelle fatture, aggiorno il calendario iCal (non potrei vivere senza), spulcio qualche articolo di aggiornamento, archivio i curricula più interessanti che ho contrassegnato con la bandierina rossa nei giorni scorsi. Anche se non sono e non desidero essere il “capo” di nessuno, ho costruito una tabella nella quale annoto la formazione del candidato, le sue specialità, le esperienze più significative, i programmi informatici conosciuti: trovo importante mantenere aperta la possibilità di allargare la rete delle persone con cui collaboro, per scambiare qualche consiglio o per sopperire alle esigenze del momento. Per esempio, un laureato in lettere che ha insegnato alle scuole medie, sa usare InDesign e negli ultimi cinque anni ha riveduto testi di scolastica per un buon editore è da tener presente qualora avessi bisogno di una mano per un manuale di grammatica italiana.

La prassi di circondarsi di colleghi specializzati in aree specifiche del lavoro editoriale, pronti a entrare in gioco quando mancano il tempo o le competenze sufficienti per gestire da soli un incarico, è comune anche fra i correttori più indipendenti. Esiste infatti un certo grado di differenziazione dei ruoli in questo mestiere; funziona come per le traduzioni: ogni testo ha degli aspetti peculiari, perciò ci sono esperti in documenti giuridici che non si sentirebbero altrettanto sicuri nel tradurre un romanzo. Allo stesso modo, rivedere la guida all’uso di un televisore è profondamente diverso da correggere le bozze di un libro per bambini o di una rivista di moda (non si tratta però solo del contenuto, ma anche della forma grafica e del processo di produzione). Bisogna, fra le altre cose, acquisire una conoscenza dell’argomento sufficiente a notare le incongruenze e a fare delle scelte – come selezionare parti più rilevanti da valorizzare a scapito di altre, allungare un paragrafo troppo corto o operare dei tagli significativi.

Per questa ragione, anche se magari (e sarebbe auspicabile) ha sviluppato abilità diverse e ha l’elasticità per adattarsi a progetti differenti, chi fa il correttore di bozze finisce per specializzarsi su alcune tipologie di testi e persino su aspetti specifici della lavorazione. Qualche volta è il committente stesso ad affidare le singole parti di ciascun prodotto ai collaboratori più adatti secondo il livello di esperienza e l’attitudine. Se ciò non accade, meglio girare a un collega fidato ciò che non saremmo in grado di fare bene. A buon rendere, naturalmente.

 

 
Commenti disabilitati Trackback Permalink | 11.02.2012
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