Scrittori di traduzioni

A proposito della fretta di cui dicevo ieri… Questo è uno degli aspetti del cambiamento che ho visto nell’editoria (ma non solo nell’editoria) in questi venticinque anni di lavoro. La fretta è diventata una costante. L’industria editoriale ha i suoi meccanismi e io non li conosco abbastanza per spiegare che cosa sta succedendo, né perché. Ma è un fatto che mediamente il tempo che ho a disposizione per tradurre un libro, da quando mi arriva il testo a quando devo consegnare, si è notevolmente accorciato. Non è raro che l’editore chieda addirittura di consegnare a pezzi, via via che la traduzione “è pronta”. La trovo un’aberrazione e quando è così, se posso, non accetto il lavoro. Voglio poter rileggere da cima a fondo prima di mandare via una traduzione. E lo faccio sempre a voce alta, perché solo così sento se il ritmo funziona. La traduzione ha il respiro lento. È scrittura: richiede tempi lunghi, pause di riflessione, meticolosità, precisione, pazienza. Una pazienza certosina. La fretta porta difetti: sciatteria, approssimazione, goffaggini. Non giova a nessuno e manca di rispetto al lettore.

Con questo, in parte ho già dato una risposta alla domanda che ieri ho lasciato in sospeso. Qual è il senso di questo mestiere?

Ho tradotto nella mia vita migliaia di pagine. Molti erano libri che non avrei mai letto se non mi fossero capitati da tradurre. E dico “capitati” perché, anche se a un certo punto della carriera è probabile che un traduttore possa scegliere, almeno in parte, quello che traduce, come dicevo ieri le ragioni per cui si accetta un lavoro hanno spesso poco a che vedere con le nostre preferenze. È un fatto, però, che un libro può anche non piacermi, ma tradurlo mi piace sempre. Perché, appunto, il senso e il piacere e anche l’orgoglio del lavoro del traduttore è tutto lì: scrivere nella mia lingua ciò che altri ha scritto in un’altra lingua. Tradurre non riguarda tanto la lingua da cui si traduce, quanto quella in cui si traduce. È questa la competenza vera del traduttore.

Faccio questo mestiere perché mi piace lavorare con l’italiano: mettere le mani nella lingua, impastarla, plasmarla, tirarne fuori pagine che prima non c’erano e ora ci sono. Pagine che andranno nel mondo e si faranno leggere. Pagine che stavano altrove e che ora stanno anche qui. Da questo punto di vista il mestiere del traduttore non è molto diverso da quello dello scrittore. Diciamo che sono una scrittrice di traduzioni.

Questo aspetto, per inciso, è riconosciuto dal legislatore: la traduzione viene definita “opera dell’ingegno” e come tale giuridicamente rientra nell’ambito del diritto d’autore. Difatti il traduttore firma la sua traduzione. Questo significa anche che il suo nome deve essere affiancato a quello dell’autore ogni volta che un libro (qualunque libro!) viene citato in una versione tradotta. In altri paesi europei il traduttore ha uno status di autore anche nel senso che percepisce delle royalties. In Italia questo non si usa e non si capisce perché.

Che il traduttore sia innanzitutto uno scrittore e che debba avere un ottimo dominio della lingua in cui scrive è cosa non a tutti immediatamente ovvia. Pure, sembrerebbe intuitivo. Non posso fare il musicista se non so suonare il mio strumento … Non posso fare il traduttore se non so scrivere la mia lingua. E fermo restando che una misura di talento fa la differenza tra un buon traduttore e un traduttore ottimo, tutto il resto che serve per tradurre non è dote innata, ma esercizio, esperienza, volontà e, soprattutto, cultura. Ecco, gira e rigira, sono arrivata là dove arrivano tutti… Alla lettura. Non si possiede la lingua che serve per tradurre se non si hanno alle spalle molte buone letture, cioè quella che una volta si chiamava una solida cultura letteraria. Questo è il primo, ineludibile passo. Condizione necessaria, anche se non sufficiente.

 

 

 
Commenti (6) Trackback Permalink | 28.02.2012
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6 risposte a Scrittori di traduzioni

 
Commenti
 
  1. Nona scrive:

    Gentile Paola,
    condivido tutto: fretta-riflessione; libri ‘capitati’-libri letti; pagine che stavano altrove e che ora stanno anche qui; opera dell’ingegno-diritto d’autore; tradurre-esercizio, esperienza, volontà e, soprattutto, cultura.
    Grazie. Nona

  2. Alice scrive:

    Ciao Paola, da traduttrice professionista (anche se nuova leva), ti faccio anzitutto i miei complimenti. Devo dire che mi sono ritrovata soprattutto in questo pezzo. Finora non mi è capitato il capolavoro, tutt’altro direi, eppure ogni volta cerco di fare del mio meglio, anche se si tratta di tradurre conserve e gatti. Eppure c’è chi resta convinto che basti sapere bene la lingua di partenza per essere in grado di tradurre. E tu, che ti affanni a spiegare che il traduttore ha la stessa dignità dello scrittore, che ti affanni a spiegare che bisogna conoscere altrettanto bene la tua lingua, e che per conoscerla devi leggere tanto, tantissimo, tu che ti affanni vieni accusato di essere permaloso.
    Quindi grazie, grazie per la voce che stai dando a tutti noi!
    Alice

  3. Enrico scrive:

    Gent.ma Paola, più che lasciare un commento vorrei chiederle un consiglio: al di là della passione, della volontà e di quella che lei definisce “solida cultura letteraria”, come ci si avvicina al mondo della traduzione? Come si può eventualmente farne un lavoro?
    Grazie.

    Enrico

    • Gentile Enrico, da quando si comincia a tradurre a quando si riesce a farne un lavoro (ammesso che ci si riesca) passa molto tempo. Dipende dalla capacità di ognuno di instaurare rapporti con gli editori, che sono i committenti. Anche per cominciare, non c’è una ricetta. Qualcuno riesce a cominciare inviando un curriculum, altri trovando un’area di lavoro in cui non c’è concorrenza, altri ancora tramite conoscenze, o perché sono indiscussi esperti di un argomento, o frequentando una scuola e distinguendosi, o scrivendo un romanzo di successo, e così via.

  4. Pingback: Tradurre i titoli italiani in altre lingue, perchè no? | Editoria Crossmediale

  5. Valentina scrive:

    Gentile Paola,

    grazie per queste parole – che condivido e sento mie – sul perché di questo mestiere. Sono una traduttrice letteraria ancora alle prime armi e sempre in cerca di qualche spunto per migliorarmi, e questi tuoi post ne contengono molti!

    Valentina