Il mio lavoro visto da vicino

Arrancando nel cortile invaso dalla neve, ieri il corriere mi ha consegnato la busta imbottita con dentro le bozze che aspettavo. Di carta, sì: qualcuno si stupirà, ma anche se il mestiere del correttore è ormai fortemente intriso di tecnologia ci sono delle operazioni che si fanno ancora inevitabilmente sul cartaceo. Non è questione di nostalgia ma di praticità, e devo dire che preferisco in ogni caso leggere sulla stampata e (se è previsto che io lo faccia) applicare i miei interventi nel file in un secondo momento. Il mio primo datore di lavoro, che m’insegnò molte cose, mi raccomandò sin dal primo giorno di non correggere mai “a monitor” bensì di stampare sempre il documento e leggerlo poggiato sulla scrivania, con in mano la penna rossa; sosteneva che in questa maniera si individuano più errori e io ritengo che avesse ragione.

Ma torniamo alla busta imbottita. Contiene la seconda bozza di un saggio di storia antica di cui sto seguendo la pubblicazione; per fortuna l’editore è di quelli che non hanno deciso di risparmiare sul numero di riletture da eseguire (accade sempre più spesso) e c’è la speranza che ne esca un buon lavoro. Il mio primo compito sarà controllare che tutte le modifiche suggerite sulla precedente versione siano state fatte. Poi dovrò integrare le correzioni segnalate dall’autore, che a sua volta ha chiosato la prima bozza e me ne ha fatta mandare una copia, anch’essa nella busta. Dato che le questioni più ingombranti (struttura e coerenza del testo, verifica dei contenuti, selezione delle immagini eccetera) sono state affrontate prima ancora di impaginare e rivedute già una volta, a questo giro dovrò guardare più da vicino e fare particolare attenzione ai refusi, alle ripetizioni, alla punteggiatura, alle uniformità redazionali (“a.C.”, “a. C.” o “avanti Cristo”?). Contrassegnerò ogni errore con un simbolo che riporterò a margine, indicando l’intervento da fare. Dopodichè passerò ai controlli più meccanici, uno dopo l’altro: l’indice deve riprodurre esattamente i titoli dei capitoli, che vanno numerati nella giusta sequenza così come le note a piè di pagina e le didascalie delle immagini. Queste ultime devono corrispondere al testo, essere nella corretta posizione e della opportuna dimensione. È fondamentale che gli autori citati nelle note compaiano anche nella bibliografia, la quale è sottoposta a complicate norme editoriali. Via le righe troppo corte e gli spazi troppo larghi. Elenchi, citazioni, tabelle, legende devono avere un aspetto omogeneo.

È così che un redattore lavora su un volume di questo tipo: a strati; ogni passaggio serve a sistemare un aspetto diverso dell’opera e cercare di compiere le verifiche tutte insieme non darebbe lo stesso risultato. Ho tempo solo fino a venerdì per portare a termine la revisione: non è molto ma, una volta presa la mano, l’alchimia fra la rapidità e la precisione entra in circolo e non se ne va più.

 
Commenti disabilitati Trackback Permalink | 7.02.2012
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