Correttore di bozze offresi

Il lunedì mattina la casella di posta è sempre piena di curricula. Avendo un sito internet indicizzato per le parole “correzione bozze” (giacché questo faccio nella vita) è naturale che sia così: tanti anni fa io stessa ho digitato la medesima combinazione alla ricerca di indirizzi cui inviare la mia candidatura. Come molte delle persone che mi scrivono mi piaceva leggere, avevo una laurea in Lettere ma nessuna esperienza nel settore.

Avrei capito solo in seguito che correttori di bozze non ci si improvvisa: conoscere bene la lingua italiana, avere una buona istruzione e seguire le novità in libreria sono elementi di partenza importanti, ma come tutte le professioni anche questa va imparata.

Secondo me di tutti i mestieri legati alla cultura il mio è infatti fra i più artigianali, oserei dire che ha gli stessi meccanismi di un lavoro manuale benché sia etichettato come “intellettuale”. Si opera sul testo scritto con un approccio chirurgico, certosino; un passo alla volta, secondo una precisa tabella di marcia, ci si prende cura di qualcosa che nasce grezzo e deve essere ripulito, migliorato, reso brillante e funzionale. Dunque è necessario apprendere una tecnica, impadronirsi di un linguaggio (i simboli che servono a indicare all’impaginatore le correzioni da inserire), familiarizzare con una procedura specifica a seconda del tipo di progetto: che cosa – oltre alla presenza di refusi – deve essere controllato, dove possono nascondersi le insidie?

Molte delle operazioni da compiere in questo lavoro sono monotone e hanno poco a che fare con la lettura vera e propria, pur avendone la stessa importanza e dignità. Quando si accorgono di tutto ciò alcuni revisori alle prime armi, che si aspettavano di emendare le anteprime di ottimi romanzi e si trovano invece a mettere in ordine alfabetico l’indice dei nomi, rimangono delusi; a me invece questa componente meccanica e un poco ripetitiva piace: mi dà l’impressione di comporre un puzzle nel quale tutti i pezzi devono avere il loro posto.

Se ricevessi adesso il mio curriculum di allora mi risponderei suggerendo qualche lettura formativa, segnalando un corso che insegni i rudimenti imprescindibili e soprattutto consigliando di dar la caccia a tutte le possibili occasioni di fare pratica sul campo. È sul campo, in effetti, che si verifica se si possiedono le virtù di concentrazione e pazienza senza le quali è persa in partenza la battaglia per rendere il testo… il meno “sbagliato” possibile.

 

 
Commenti (5) Trackback Permalink | 6.02.2012
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5 risposte a Correttore di bozze offresi

 
Commenti
 
  1. Giuseppe scrive:

    È stato il mio primo lavoro ‘da grande’, ossia dove potevo, finalmente, far valere la mia formazione umanistica, le mie letture e le mie inclinazioni personali. Tutto quello che ho imparato, l’ho imparato sul campo e grazie anche a chi ha visto in me una persona, che pur senza esperienza, poteva farlo. Fin da subito mi sono accorto che il lavoro del correttore è quanto di più ampio si possa immaginare: si passa dalla classica ricerca dei refusi alla quasi totale riscrittura di brani, dalla revisione dell’impaginato alla stesura degli indici (attività affatto banale). E tutto questo, quasi sempre, con tempi strettissimi.
    Adesso faccio un altro lavoro, ma la sindrome del correttore ancora mi possiede e non riesco a non notare un errore, un refuso, un doppio spazio… un po’ come se qualcuno continuasse a mettermi alla prova.

  2. Monica scrive:

    Ricordo ancora la mia prima volta, il giorno in cui sono stata iniziata dal mio caro amico e professore di latino dell’università. Eravamo seduti al tavolino di un bar, in attesa di un colloquio come correttore di bozze. È da lì che è cominciato tutto, anche se quel colloquio non si è poi concretizzato in un lavoro.
    Ora sono correttore di bozze e redattrice (“a chiamata”, freelance), ma sono anche autore, e mi imbestialisco quando vedo che la redazione che dovrebbe prendersi cura del mio testo, non lo fa, maltrattandolo, inserendo refusi e castronerie in quel materiale grezzo (che grezzo non è perché so quanto è difficile e convulso il lavoro di una redazione e allora perché non collaborare?) che ho inviato loro. Ma soprattutto mi arrabbio perché viene maltrattata la nostra lingua. Tutto questo è sintomo del fatto che non c’è amore per quello che si fa ed è sintomo della degenerazione della figura del correttore di bozze che non è più un intellettuale ma solo un superficiale revisore di testi, senza amore e senza trasporto.

  3. Antonella scrive:

    Salve, secondo Lei i corsi online potrebbero essere un buon punto di partenza per apprendere i rudimenti della professione?

    • Cecilia Nono scrive:

      Cara Antonella, dare un giudizio generale è difficile; qualunque tipo di formazione, se è seria, ha qualcosa di buono da offrire. Privilegerei le formule di e-learning interattivo; personalmente, compatibilmente con le risorse economiche e gli impegni di studio o di lavoro, io preferirei un corso (che sia in un’aula reale o virtuale) che preveda – soprattutto – un buon numero di ore di stage in una redazione interessante.

  4. Luciano Pagano scrive:

    Cara Cecilia,
    anche io ho cominciato a lavorare con una piccola casa editrice otto anni fa, facendo il correttore, l’impaginatore di qualcosa e addirittura il ‘piegatore’ di sedicesimi; lavoro nell’ambito editoriale, faccio anche l’editor ed è una delle cose più entusiasmanti che possano esistere per chi ama scrivere, ‘essere’ nella scrittura prima che accada; complimenti per l’intervento
    saluti
    Luciano