Congedo

L’esperienza che sto vivendo, quella da sindaco, mi crea qualche problema: lo sforzo di tenere l’amministrazione su binari strettamente analitico-razionali, senza deragliare, avvalendomi di tutte le informazioni disponibili, cercando di mediare le pressioni dei vari attori in virtù di un discorso pubblico fondato su una lettura larga e perciò difficilmente eludibile dello spazio urbano, si infrange quotidianamente sulle scogliere dell’urgenza. L’urgenza può essere apparente o reale, e non è facile distinguerla: a volta essa è una strategia dell’apparato burocratico o politico-burocratico, che in questo modo ti induce a compiere o a non compiere determinati atti, trasformando la scelta in costrizione; altre, può essere davvero il frutto di una coincidenza fortuita di eventi, che si ribalta sulla scrivania del primo cittadino con la violenza del turbine. L’urgenza è, insieme, il grande limite e il grande alibi: il grande limite, perché oggettivamente drena risorse materiali e nervose, imponendo di fatto un’agenda e un consumo del tempo disponibile difforme dai tuoi progetti; un grande alibi, perché, come dicevano i latini, ad impossibilia nemo tenetur, e dunque tante inefficienze e tanti errori possono finire sotto questo comodo tappeto.

A me pare di somigliare, talvolta, al Sisifo di Camus: sposto il mio enorme masso fin quasi sulla cima, poi qualcosa va storto, qualche impercettibile dettaglio crea, nella comunicazione o nell’esecuzione di un piano, effetti imprevisti, raramente gradevoli. E il macigno rotola giù. Debbo aggiungere che, quando i casi di cui si tratta hanno un risvolto comico o grottesco (ne capitano), più che Sisifo mi sento Will Coyote.

L’antidoto contro la tirannia dell’urgenza lo sto ancora cercando. Per il momento, il tentativo con maggiori probabilità di riuscita sembra essere quello di selezionare con severità i temi realmente approcciabili nel corso della legislatura (che naturalmente non puoi prevedere in campagna elettorale: basti comparare il quadro economico della tarda primavera del 2009, quando si sono svolti i comizi, e il quadro dell’inizio 2012) e a quelli – intesi come disegno complessivo di sfondo, non come singoli provvedimenti, spesso da aggiustare o da cambiare in corso d’opera – agganciare il piano strategico e soprattutto gli obiettivi annuali dei dirigenti. I quali, in questo caso, avranno qualcosa da guadagnare dal tuo successo. Ma la difficoltà vera è tenere insieme la trama con il “fattibile”, mettendo in conto l’incredibile mutevolezza, quasi di semestre in semestre, di questi anni tempestosi . La trama è la “mappa mentale” che vorresti lasciare ai tuoi concittadini. E per la quale molti, forse, ti hanno votato.

L’urgenza si scontra poi con i tempi di realizzazione dei progetti, rallentandoli di continuo. E’ come se, in autostrada, ti fermassero ad ogni casello o alle stazioni di servizio, anche se non ne senti il bisogno. C’è chi sostiene che la gestione degli “imprevisti” dovrebbe ricadere su un buon direttore generale o su un ufficio comunale a ciò preposto, lasciando liberi Sindaco e Giunta di pensare al programma quinquennale: ma è raro trovare imperiosi eventi casuali che non contengano implicazioni politiche o, comunque, aspetti incidenti sulla comunicazione pubblica, quando non sulla narrazione pubblica. Dunque, anche la ridotta più munita e protetta finisce per essere espugnata. Donde uno stato d’animo misto, come di ebbrezza e di frustrazione insieme: ebbrezza, perché il superare un’urgenza, con più o meno successo, ti consente comunque di liberare adrenalina e di nutrire il narcisismo da factotum della città che orgogliosamente alimenti; frustrazione, perché nella fase down ti rendi conto della sabbia che ti resta nelle mani, effimera, inutile, destinata a perdersi rapidamente nel mare dell’oblio. E ti sembra venir meno il significato del meccanismo politico-amministrativo, che è quello di immaginare e realizzare lo spazio urbano futuro, non solo in senso fisico, ma in senso morale, sociale, culturale. Ecco, riuscire a far in modo che il presente non cancelli come una cimosa il disegno che hai tracciato sulla lavagna, e che le persone hanno creduto vero o possibile: questo il compito più difficile, mentre fuori sembra di essere a Cortina, non a Forlì, e ancora ho fresche su di me le ferite della “grande neve del ‘12”.

 
Commento (1) Trackback Permalink | 5.02.2012
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Una risposta a Congedo

 
Commenti
 
  1. nonnopino scrive:

    Urgenza ed emergenza sono antitetici, come pure urgenza e decisionismo.
    “_Effetti imprevisti” ne sono la conseguenza.antidoto: calma e riflessione.
    RUOLO, di fronte agli imorevisti (clima naufragio Concordia): catena di comando:il Sindaco è in plancia,l’ufficiale di coperta,alle scialuppe.
    “inplicazioni politiche”=vanno espulse dalle emergenze
    Ebrezza/sconforto :naturali e comuni per un “capo”