“Molti che avevano preceduto il proprio tempo, hanno poi dovuto aspettarlo in locali piuttosto scomodi”.
Ho sempre considerato questo aforisma di Stanislaw Jerzy Lec un beffardo destino. In Italia, soprattutto, dove la ricerca, non solo in campo artistico, non ha comoda patria.
Mi viene ora chiesto di ragionare su questo blog su cosa sia il mio mestiere.
Con la crisi economica e di prospettiva delle istituzioni culturali quale ruolo ha l’organizzatore culturale nella propria comunità e fuori di essa?
Malgrado le incertezze strutturali e la scarsità di risorse pubbliche e private, è prima di tutto un bel mestiere. Se lo si fa con curiosità, rischio, innovazione, desiderio di stupire ed essere stupiti. Non solo dagli artisti ma anche dal pubblico. Per chi, come me, opera principalmente nel campo dello spettacolo dal vivo, le persone in fila alla biglietteria, l’attimo prima che le luci si spengano in sala, gli sguardi, le emozioni e i dubbi sui volti del pubblico danno senso e forza a questo mestiere. Restituiscono alla cultura quel ruolo imprescindibile di infrastruttura sociale che le appartiene. Luogo di felicità condivise e motore di sviluppo, anche economico.
La mia idea di organizzatore culturale risiede nella capacità di mescolare formati e discipline, ma soprattutto nella capacità immensa di scuotere e meravigliare.
E proprio per questo va combattuto un sistema italiano spesso bloccato, chiuso al rinnovamento generazionale, che stenta ad intercettare nuovi linguaggi e nuove pratiche, a pensarsi in modo positivo nel futuro.
Ogni giorno posterò dei video che sono, in modo del tutto indisciplinato e di certo non esaustivo, i riferimenti culturali della mia visione di contemporaneità. Pensieri e immagini del mio agire organizzativo e curatoriale. Mappe della mia formazione poetica ed estetica. Derive e approdi. Forse, non solo per me.
Buona giornata.
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