i filosofi e la burocrazia

I burocrati, da che mondo è mondo, si dividono in due: quelli che cercano soluzioni per aiutare a risolvere i problemi, e quelli che dicono “non si può” e fanno di tutto per complicarti la vita.

La lotta per sopravvivere alla burocrazia italiana a tutti i livelli è un’impresa disperata. Gli studenti che si lamentano delle procedure burocratiche non sanno che sfiorano solo la punta dell’iceberg:  un mostruoso apparato burocratico sta crescendo a dismisura su se stesso con leggi cavilli, promozioni, accordi, e una serie di invenzioni  “geniali” che avrebbero lo scopo di far cambiare la mentalità italiana attraverso ferree  regole sempre più dettagliate.

La complicazione della riforma della didattica è un splendido esempio di un insieme regole contraddittorie il cui scopo è solo quello di “tagliare”; cosa poi dipende dall’abilità burocratica o dalla furbizia di chi ci lavora. Magari si taglia il meglio per lasciare il peggio, alla faccia di chi con la burocrazia ministeriale non ci sa fare. E ilmetodo per fare ogni scelta è sempre dire “non si può”, trovando subito le inumerevoli giustificazioni nei cavilli legislativi. E’ un campo minato! Il problema dei filosofi è il fastidio tremendo nel vedere “categorie” confuse e contraddittorie che regolano la vita di migliaia di docenti e studenti;  Aristotele inorridirebbe! Per prudenza evito di discuterne per richiamare un singolo problema elementare.
Qui sotto un intermezzo per sorridere (amaramente) sulla nostra burocrazia italica.

per una visione “sintetica”, Bruno Bozzetto al minuto 2.47

Ricordo solo un episodio. Diversi anni fa ho lottato contro un “non si può” di un Direttore Amministrativo. Al primo “non si può” reagisco portando il giorno dopo una stampa della normativa che mostrava che “si poteva”; lui sorrideva e diceva “ha ragione; mi ero dimenticato”. Però trovava subito un altro “non si può”; a questo punto cercavo un’altra normativa e rincominciava la storia. Alla fine l’ho avuta vinta.  Il dirigente ora è morto, pace all’anima sua. Ma è stata una delle mie poche vittorie nella lotta contro la burocrazia. Ora mi sono stufato e cerco di pensare più alla ricerca scientifica che alla ricerca di cavilli legislativi che mostrano che i cavilli che vengono usati contro di te hanno sempre un baco. Però c’è un problema. Sono un filosofo. E i filosofi non sono ricchi.

I filosofi non sono ricchi come i medici o gli ingegneri; i loro incontri, convegni, workshop costano poco, anche perché i fondi di ricerca degli umanisti sono risicati. Gran parte vanno in acquisto libri, software, carta, computer, missioni a convegni, e invito di esperti “da fuori”.

La ricerca vive di scambi: non solo si  partie per parlare a un convegno (dove di solito si paga per parlare, oltre che per dormire, e si risparmia sul mangiare), ma inviti personalità esperte nel ramo della ricerca che stai conducendo. Questi scambi sono essenziali agli studenti che “vedono” e possono incontrare a casa loro persone di cui hanno letto i libri o di cui hanno sentito parlare. Vederli in carne ed ossa e poter parlare con loro è un’esperienza che ha segnato tutti gli studiosi.

Ma ….
occorre anche dar loro da mangiare e da dormire. E tipicamente i filosofi  non possono permettersi hotel a 5 stelle e ristoranti di lusso. Si cerca dunque una trattoria o un bar dove si paghi poco. Ecco che inizia l’avventura di come far pagare con i fondi di ricerca una cena di 150 euro con il codice degli appalti (!) per evitare furti e altre cose terribili che si prevede possano accadere in Italia.

E qui sarò un po’ noioso ma evito i riferimenti normativi specifici per vostra grazia) per spiegare i piccoli problemi che si pongono alle categorie di docenti di secondo grado, cioè i filosofi che sono molto attivi negli interscambi culturali, ma hanno pochi fondi di ricerca.

DOMANDA: Possiamo andare a portare i 5 relatori del  workshop a mangiare e fare rimborsare le spese dai fondi di ricerca?

RISPOSTA: Non si può.
La trattoria (o il bar )non ha consegnato il DURC (documento di unità contributiva) alla segreteria del Dipartimento.Chiediamo alla trattoria o al bar di consegnare il DURC (che va aggiornato ogni tot mesi; un DURC mandato mesi fa e scaduto non serve più).

DOMANDA: Abbiamo il Durc. Possiamo portare i proff. a mangiare un boccone lì?

RISPOSTA: Non si può.
La trattoria o il bar non ha consegnato le pratiche di certificazione legale dove si evince che non tratta male i suoi dipendenti e tante altri cerficiati legali ancora. Occorre andare in tribunale e ottenere questi certificati. Qualche mese.

 

DOMANDA: OK, Per la prossima volta ci riusciamo. Possiamo allora andare?

RISPOSTA: Non si può.
E’ uscita una nuova normativa antiriciclaggio che….
Nel frattempo è scaduta la certificazione…

 

 

Cosa possiamo fare?
L’Università è diventata quasi un servizio di certificazione legale delle attività imprenditoriali cittadine (ma non dovrebbe pensarci la finanza?). Ma qualche ditta (di solito costosa) con certe garanzie di servire l’Università produce tutti i documenti e si forma il cartello delle ditte “convenzionate”. OK. Vediamo i conti.

Un workshop con cinque persone per tre giorni che di viaggio, vitto, alloggio, stampa degli atti o fotocopie, costerebbe sui 3000 euro  (molto dipende dal costo dei viaggi; ma i filosofi di solito usano ryanair, specie da Londra che c’è il volo diretto per Genova). Ma se ci si deve affidare a alberghi e ristoranti “convenzionati” il prezzo rischia di alzarsi molto e rendere complicati gli spostamenti rispetto al luogo del convegno.

Soluzione?

Per pagare di meno pagare di più

Resta l’alternativa di affidarsi a un “servizio di organizzazione convegni”. Ci prenderà un  1000-2000 euro in più per fare cose che potremmo fare benissimo da soli (o per pagare cose che facciamo e organizziamo noi, ma che ufficialmente passano attraverso un servizio di organizzazione convegni “certificato” che ha più libertà d’azione dell’istituzione pubblica). In compenso spendiamo di più di quello che spenderemmo, ma risparmiamo qualcosa rispetto agli alti standard delle spese “ufficialmente permesse”.

Ecco perché si dice che l’Università ha un “indotto”. Fa lavorare tutti, anche quelli di cui potrebbe fare a meno. Ormai mi sono rassegnato: anche per un piccolo workshop – che non avrei alcun problema a organizzare da solo – chiedo sempre aiuto (per i pagamenti) a un “servizio di organizzazione convegni”. Oppure pago di tasca mia e mi faccio rimborsare. Ma questo è “sconsigliato” perché ritenuto fonte di possibili reprimende (non si capisce bene perché).

Il governo Monti parla di semplificazioni burocratiche e di lotta ai monopoli. Chissà che qualcosa possa fare anche per questi microscopici problemi che hanno i microscopici organizzatori di microscopici convegni.

Dalla sua espressione si vede che ci sta pensando e vede la cosa molto difficile.
Non impossibile.

 

P.S. Una fondazione USA (la Andrew Mellon Foundation) mi ha dato tre  anni fa 10.000 dollari come contributo a un convegno. Mi ha chiesto un preventivo di spesa e mi ha spedito i soldi. Stop. Non ha più chiesto nulla. Il convegno si è svolto; il nome della fondazione apparso sulla pagina web e tutti i soldi sono stati spesi senza problemi. Si sono fidati. Vi rendete conto?!?

 

 

 
Commenti disabilitati Trackback Permalink | 27.01.2012
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