Grand Magic Circus e il giostrare in tondo del Destino

Ci è venuta a trovare da Parigi la madre di Nina Savary, Mona attrice anche lei. Il padre di Nina, Jerome Savary, è uno dei pìù geniali e surreali registi internazionali.
Per molti anni ho tenuto appeso al muro, nelle varie case in cui ho abitato, un poster del Grand Magic Circus, il gruppo con cui Jerome si è fatto conoscere in tutto il mondo.

Quel manifesto me l’ero procurato quando, alle fine degli anni 70, avevo visto a Salerno, in una rassegna di teatro sperimentale, lo spettacolo del Grand Magic Circus. Ne ero rimasto affascinato, colpito. Una libertà assoluta di invenzione, ludica, pazza.
Il loro teatro sembrava essere una diretta emanazione della parte creativa del movimento del ’77, interpretava quello spirito libertario, eccessivo, ludico che contrastava, negli stessi anni, con la seriosa disciplina, spesso cupa, di quella parte del movimento che aveva preso la strada della lotta armata.

Quel teatro era una boccata d’ossigeno, andava contro tutte le regole, prendeva in giro gli stereotipi di certo teatro e di certi costumi, era irriverente, e, in più possedeva una sapienza scenica alta. Jerome veniva dall’Argentina, negli stessi anni in cui arrivava in Italia un altro grande gruppo teatrale, la Comuna Baires che poi si stabilirà a Milano. Quel teatro era un teatro in fuga dalla repressione fascista dei colonnelli argentini, che, in quegli anni stavano facendo disapparire migliaia di cittadini.

Allora ero ancora un apprendista alle prime armi, la passione del teatro mi aveva ormai catturato, ma ancora non sapevo nulla, non capivo quali strade prendere. Assetato, bevevo tutte le sostanze teatrali che riuscivo a incontrare.
La rassegna di Salerno era un’occasione per vedere il nuovo teatro, erano anni in cui ci si spostava di continuo, in autostop, senza un soldo in tasca, si dormiva a casa di amici di amici, open house, si trovava sempre il modo di sfangarla, era tutto un fiorire di gruppi, esperienze, stage, workshop. Il Grand Magic Circus ricordava a tutti cosa era la follia creatrice senza freni, la magia dell’invenzione scenica.

Ricordo che c’era una porta in scena che non portava da nessuna parte, ogni tanto qualcuno la spostava di qui o di là, ma ogni volta che qualcuno provava ad aprirla da una parte o dall’altra, si sentiva un vento improvviso, un suono di tormenta che non permetteva di aprire la porta per intero, e, dopo un po’ di assurdo combattimento, l’attore era costretto a richiuderla facendo di colpo cessare la tempesta . E questo era solo uno delle centinaia di scherzi scenici che accadevano e poi c’era un’anziana cantante lirica, canti lirici, danze, numeri da circo, fuochi, ho il ricordo netto dello scoppiettante finale con mortaretti e fumogeni, una bolgia.

Mi procurai il manifesto e da allora quelle immagini mi hanno accompagnato e hanno nutrito la mia creatività.

Quando mi sembra che una scena sia difficile da mandare avanti mi ricordo di loro, di quei magici circensi e di come si possa sempre saltare l’ostacolo, se lo si fa con divertimento.

Nel manifesto, che era in bianco e nero, c’era la foto di gruppo della compagnia, in posa. Sulla sinistra c’era Jerom col suo corpaccione gigantesco, truccatissimo in volto, vestito da domatore di belve feroci, poi ricordo un attore nano vestito da donna, e tanti altri.

Ma a terra, sdraiata per lungo in costume succinto da avanspettacolo, c’era una donna stupenda, giovanissima e affascinante.
Era Mona, e sarebbe diventata la madre di Nina, l’ho riconosciuta subito quando è entrata nella sala prove, lo stesso sguardo brillante e conturbante, ed è come se mi fossero saltati addosso tutti quegli anni.

Chi me lo avrebbe detto allora, quando ero ancora un principiante dell’arte teatrale, che dopo tanti anni avrei diretto, a Roma, Nina, che al tempo del manifesto non era ancora nata.

E allora mi sembra che la vita è davvero, come nell’Orlando Furioso, una gran giostra dove ad ogni giro possiamo allontanarci o riavvicinarci a tutti quelli che sono saliti una volta a girare con noi.
E forse è questo, un gran giostrare in tondo, un’altra declinazione della parola Destino.

(segnalo due link: per seguire l’Orlando Furioso in costruzione e il mio sito)

 

 
Commenti disabilitati Trackback Permalink | 20.01.2012
Condividi:

I commenti sono chiusi.