Commento (1) Trackback Permalink | 19.01.2012
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Una risposta a Cibo all’orecchia

 
Commenti
 
  1. Bianchetti Andreino scrive:

    ” Nihil est in intellectu, quod prius non fuerit in sensu”, “Niente passa per la mente, se prima non è passato attrverso i sensi”. John Locke è più vicino di noi all’Ariosto, in senso temporale, e nessuno dei due prevedeva che un giorno, fosse apparsa nostra sorella informatica. Comunicare a scatola chiusa è diventato ufficiale anche se la distanza è minima. E’ un comportamento, l’atteggiamento ha lasciato il posto definitivamente al metodo. Il senso, la misura, il fascino delle parole scambiate a tu per tu è scomparso; si passa sempre da una macchina, ed è con questa macchina che alla fine della fiera si comunica. Si guadagna in comodità, in tempo, in salute forse. Dalla stalla alla cucina ci saranno si e no dieci metri, una volta bastava una voce. Adesso ci si telefona dalla camera da letto alla cucina, neache vivessimo tutti in un castello da duecento stanze. Daccordo, la comodità è grande, dal fienile si può parlare alla figlia che studia a Londra. Tolte le lontananze e accorciate le distanze, il futuro ci riserva una presenza non tangibile del famigliare lontano. Vista e udito rimangono, un poco, mortificati senza il tatto, senza l’abbraccio, senza la lacrima felice sulla guancia. Quando l’umanità comincia a perdere “il tatto” o a sentirne la mancanza, spesso, siamo vicini a qualcosa di precario, proviamo una prima deficenza affettiva, un distacco da poco potrebbe diventare definitivo. Entra in gioco e si forma una nuova comunicazione, quella straniera, quella che non conosciamo e che, forse, sarà utile a nostro figlio, che si trova laggiù. Rivedremo volti di amici non nostri, sentiremo voci lontane, ma non toccheremo nessuno. Piano ci abituiremo a vivere con “quattro” sensi, non più cinque.Lo spettacolo del teatro futuro lascierà per sempre una sedia vuota.