Al Bar Belfiore

Il bar-tabacchi sotto casa gestito da una famiglia della provincia di Caltanissetta, torna a casa per le vacanze, e il figlio Rocco è preoccupato.

Da settimane, al tema della crisi economica si è aggiunto quello del bel tempo, ma quando arriva l’inverno? Oggi, il portinaio del condominio annuncia il consumo di gasolio: 7 mila litri al posto di 14 mila nel periodo 15 ottobre 2010-15 gennaio 2011. Sono i vantaggi del riscaldamento globale, dice un cliente. Sì, ma da lui – nello Sri Lanka – ha portato la siccità manca l’acqua e taglieranno la corrente quattro ore al giorno. Manca anche qui, gli risponde Maurizio della latteria, non piove più e c’è un inquinamento pazzesco. Da noi è peggio, dice Rocco cupo. Da quest’estate segue su internet e su facebook le proteste contro il “Muostro” in costruzione su un declivio, in una bella vallata di boschi e di macchia nel comune di Niscemi, in mezzo alla riserva naturale “Sughereta”.

La riserva è tutelata da una legge europea, l’aveva salvata dall’edilizia abusiva l’impegno di tanti volontari malgrado gli “avvertimenti”, ma le associazioni locali e il WWF hanno perso il ricorso al TAR. Però il comitato no-MUOS resiste, a novembre una cinquantina di fidanzati hanno fatto lo sciopero dei matrimoni, fra Natale e capodanno dei giovani hanno occupato il cimitero per significare “siamo già morti”.

Il Muostro di Niscemi dovrebbe consistere di due trasmettitori, tre antenne paraboliche da 18 metri di diametro l’una più strumenti annessi e connessi, in una nuova dépendance della base di Sigonella. Fa parte del Mobile User Objective System, che insieme a quattro o cinque satelliti (la spesa aggiuntiva per il quinto non è ancora stata approvata dal Congresso, mi sembra) sostituirà l’UFO, il vecchio sistema di telecomunicazioni globali della Marina statunitense.

Serve per le loro “guerre stellari”, dice Rocco scherzando solo a metà, useranno le microonde come nel forno. L’inquinamento elettromagnetico sarà tremendo, aumenteranno i tumori, gli elettrodomestici andranno in tilt, esploderanno i televisori. Ma il fascio di onde dev’essere diretto verso l’alto – interrompo il suo elenco – verso il satellite?

Così gli aerei in arrivo o partenza dal futuro aeroporto di Comiso cadranno come foglie. Come a Ustica, rincara un cliente. Colpiti dalle onde nel circuito informatico e di comunicazione (gli avionics). Cosa si è deciso di costruirlo a fare, allora, l’aeroporto?

Tutti annuiscono. Sul resto il problema di Rocco e il mio è che “gli scienziati” sono divisi. Scarta a priori la valutazione d’impatto della US Navy,  una formalità amministrativa. Non si fida di quella degli ingegneri dell’università di Palermo che identificano rischi non superiori a quelli dei nuovi impianti di telefonia mobile, solo il rapporto del Politecnico di Torino dice la “verità”.

(Il rapporto di Massimo Zucchetti e Massimo Coraddu sembra allarmante infatti, ma vorrei leggere l’originale.)

E poi gli americani vogliono usare le microonde per cambiare il clima, come stanno facendo al polo Nord, sa? con le scie chimiche. Ahia, si sono incrociate le leggende metropolitane che girano attorno al programma HAARP e alle scie di condensazione lasciate dagli aerei e accusate di stragi seriali, l’ultima – a quanto ne so – disseminando un nuovo batterio killer, sulla Germania: l’Escherichia coli finita nei germogli di soia l’estate scorsa.

Mi sembra di averlo rassicurato, almeno su questo. Sui rischi del Muostro per la salute non ci provo, ne so troppo poco. Però in famiglia tutti fumano, il padre, la madre, lui, la moglie, le sorelle, già dal mattino presto. Non fa male? chiedo. Sì, ma gli scienziati dicono che le onde elettromagnetiche fanno venire il cancro, l’ha letto su internet.

Difficile trovare la causa esatta. Nell’ambiente attorno a Niscemi le sostanze potenzialmente cancerogene sono tante, attribuire un tumore a una sola è quasi impossibile. E se si contano i rifiuti delle industrie, le centrali a carbone, i prodotti per pulire la casa, le sostanze sono migliaia, si mischiano tra loro, ne formano di nuove e…

Che schifo di mondo! Gli ho rovinato la giornata? No,  passa e domani è domenica, però cerco il rapporto del Politecnico di Torino e lo studio, promesso? Esce dal bar anche lui, si ferma al sole, “ma che bella giornata” e accende una sigaretta.

 

 
Commenti (6) Trackback Permalink | 14.01.2012
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6 risposte a Al Bar Belfiore

 
Commenti
 
  1. Gaetano Buccheri scrive:

    “Difficile trovare la causa esatta. Nell’ambiente attorno a Niscemi le sostanze potenzialmente cancerogene sono tante …”. Vorrei capire meglio il significato di quanto affermato sopra. Forse aggiungendo un ulteriore fattore di rischio per la popolazione del territorio interessato si farebbe una scelta nobile e giusta?

    • Sylvie Coyaud scrive:

      Giusta? Al contrario! Il problema è che spesso è molto difficile attribuire a una causa – o concausa – fra le tante, e le dosi variabili da persona a persona, un aumento di tumori molto diversi tra loro. Per es. se un fumatore muore di cancro alla prostata, qual è il coefficiente di rischio associato al catrame nei suoi polmoni?

      Per le onde elettromagnetiche del MUOS Rocco vorrebbe certezze, ma non ci sono. Piuttosto che calcolare la densità delle probabilità, mi sembra più intuitivo sommare le incertezze. E lottare contro l’impianto (sono pacifista e pure del WWF…) proprio perché i fattori di rischio son già troppi.

  2. Uno stupido niscemese scrive:

    GLI americani se la sono fatta nel deserto dell’arizone la base per il loro MUOS. Inizialmente avevano scelto la base di Sigonella ma poi hanno dirttato su niscemi per il rischio di detonazione di armi sui loro aerei. Gli ingegneri di Palermo che hanno minimizzato sui rischi del MUOS, si è saputo che hanno avuto 70.000€ di finanziamenti dalla marina americana….Debbo aggiungere altro? Che il MUOS è costruito dalla lockeed Martin, una delle maggiorimultinazionali di armi al mondo, tristemente nota per “finanziamenti” a vari politici nel mondo,,,,ecc,,,ecc,,,

    • Sylvie Coyaud scrive:

      @ un niscemese (facciamo così)
      Se la sono fatta anche alle Hawaii…
      Finanziamenti: non conosco il contratto, quindi non so se il prezzo è giusto, ma il lavoro per una valutazioni d’impatto va pagato.

      Ne approfitto per ringraziare Rocco della segnalazione su facebook.

  3. Cristina Di Pietro scrive:

    Gentile Sylvie, la ringrazio per l’interessamento a questa causa e comprendo benissimo la prudenza scientifica con cui ha trattato l’argomento. Purtroppo è accaduto ciò che temevo e cioè che se qualcuno avesse tirato fuori le leggende sull’HAARP avremmo perduto in credibilità. Tuttavia le posso assicurare che la causa No Muos ha poco a che vedere con le leggende e i timori infondati. All’interno del movimento e tra le persone che ne fanno parte ci sono anche ingegneri, persone laureate e ricercatori. Le consiglio, se non ne fosse a conoscenza, di cercare il report di RaiNews su questo. Inoltre, non è solo un problema di salute. La base militare in questione è interamente gestita dagli Usa e come tante altre in modo assolutamente irrispettoso nei confronti del popolo siciliano. Certo non è colpa nostra se i nostri nonni hanno “perso” la seconda guerra mondiale, e comunque bisogna anche cominciare a interrogarsi sulla legittimità della presenza USA in Italia così come il parlamento ogni tanto si interroga sulla legittimità dell’arrivo e della presenza di immigrati. Il suo articolo secondo me fa apparire la questione troppo una chiacchiera da bar ed è per questo che scrivo, perché non è così.

    PS: ho letto il suo commento in cui dichiara di essere pacifista e del WWF per cui spero prenda questo come una puntualizzazione che mi sono sentita in dovere di fare per gli eventuali lettori.
    Cristina Di Pietro

    • Sylvie Coyaud scrive:

      @Cristina
      Concordo su tutto, ma non sulla “chiacchiera da bar”. Colpa mia, mi sono spiegata male.
      Spero che si discuta del MUOS in tanti bar, con la stessa voglia di capire (non sono l’unica interlocutrice, ormai tutta la via ne parla con Rocco e la sua famiglia!) cose come probabilità, incertezze, fattori di rischio ecc. Usare la cultura scientifica insomma, invece di lasciarla ammuffire.

      Altrimenti mi tocca dar ragione ai colleghi…