Ah! Il latino!

Il tecnico della calderina è arrivato con le sue borse e i suoi attrezzi, compreso l’analizzatore di combustione per l’analisi dei fumi (non puoi fare l’analisi dei fumi “a occhio”). A vederlo lavorare mi è venuta  in mente la conclusione della Base logica della Metafisica di Michael Dummett, riportata anche su IlSole24ore del 17/11/1996, ripresa anche in un recente ricordo di Dummett sul IlSole24ore dell’8/1/2012. La riporto ancora una volta:

“La filosofia è dopo tutto un’arte, come saper riparare le tubature.Molti anni fa un idraulico, venuto a casa nostra per fare una riparazione urgente che mia moglie aveva invano cercato di fare da sola, mi disse: «Ma non vorrà mica farla a mani nude, come la sua gentile signora qui presente?». La filosofia mi interesserebbe assai meno se non ritenessi che alle grandi questioni metafisiche si possano infine trovare risposte capaci di riscuotere un consenso generale; non avrei però scritto La Base logica della metafisica se non fossi anche convinto che è meglio non cimentarvisi a mani nude.”

VISIONE: Questa è una visione “classica”; risale almeno ad Aristotele per cui non si può fare metafisica se non si è studiato prima logica, ed è coerente con tutta la filosofia del medioevo, con la differenza che la logica medievale era più o meno quella di Aristotele, mentre la logica di oggi è quella di Frege e successori.

ESAMI E CHIACCHIERE: A Genova un esame di logica è obbligatorio al primo anno del triennio di filosofia. Questa scelta mi è piaciuta molto  anche se non condivisa da tutte le Università italiane. In effetti la filosofia è ritenuta, in molti contesti,  un mestiere che consiste in “affabulare”: esprimere intuizioni un po’ vaghe sul senso della vita, persuadere l’uditorio a ragionare sulla profondità  dell’essere, che per lo più dovrebbe coincidere con la profondità del professore che ne parla.

PROFONDITA’: La “profondità”?  La profondità richiama la capacità di scandagliare il fondo del mare, con certi strumenti per poterci arrivare. Normalmente una persona “profonda” è quella che sa capire un numero sempre maggiore di conseguenze di quanto viene detto e che sfugge a prima vista. Quindi la profondità corrisponde alla capacità di fare inferenze corrette, in conclusione la profondità ha uno strettissimo legame con la padronanza delle capacità logiche.

ANOMALIA ITALIANA? Qui Umberto Eco, con la sua enorme influenza, forse ha fatto un danno alla filosofia (pur non facendo danno a se stesso, avendola studiata a suo tempo, quantomeno con i suoi studi su Tommaso d’Aquino): per Eco la logica non è che uno dei tanti sistemi semiotici.
Forse ha ragione. Ma così si sono moltiplicati gli insegnamenti di tutti i tipi di semiotica nell’Università italiana. E’ un’anomalia italiana, che – ammettiamolo – ha del genio. E poi è più divertente studiare la semiotica della cucina orientale che non il calcolo dei predicati del primo ordine. Però la definizione “standard” di semiotica è sintassi + semantica + pragmatica, il che la rende appunto uno studio dei principali aspetti  della logica (inclusa la logica del linguaggio naturale, ove la pragmatica ha grande rilievo). Ma cosa dobbiamo pensare? Che la logica è la semiotica del linguaggio accanto alle altre semiotiche della moda, del testo, della cucina, della città, della pubblicità, ecc.?

LOGICA E SEMIOTICA Kant (Fondazione della metafisica dei costumi) ricorda che l’antica filosofia greca era divisa in tre scienze: fisica, etica e logica.  Locke (Saggio sull’intelletto umano) riprende la tradizione parlando di fisica, etica e semiotica. Ma la la  semiotica è un altro nome per parlare di logica (e così è stato ripreso da Boole e Peirce, che ha allargato il discorso, rimanendo peraltro un grande logico). E’ il livello di astrazione che fa la differenza. Capisco che studiare il sistema semiotico della moda ha un certo valore in Italia, la cui immagine nel mondo è affidata, oltre alla storia dell’arte, ai nomi dell’alta moda: Armani, Cavallo, Fendi, Gucci, Prada, Tod’s, Versace  e più di 100.000 aziende italiane (o comprate dai cinesi).

Ma prova a far studiare al primo anno di filosofia il sistema semiotico della moda e prova a farlo applicare all’analisi di un testo filosofico. Probabilmente si otterrà l’analisi dei vestiti eleganti di Kant, e della loro differenza dal vestire un po’ provinciale di Heidegger (andare su Google-immagini per credere), ma non ne caverai molto di più.

O chissà, forse dall’analisi del sistema di moda dei vestiti di Kant si potrà ricavare una deduzione trascendentale. E’ improbabile, ma non impossibile: non poniamo limiti all’inventiva.

 

AH! IL LATINO!  Forse, prima ancora di pensare alle semiotiche, si dovrebbe fornire a chi studia filosofia (e non solo a loro) qualche strumento elementare di analisi logica del linguaggio, come la forniva l’insegnamento del latino. Ah! Il latino, sì che era davvero formativo!

Calma.

Perché era formativo?

Perché appunto faceva studiare analisi logica.

E allora perché non fare appunto studiare analisi logica con gli strumenti di oggi, così come i tecnici delle caldaie non si limitano a usare cacciaviti e chiavi inglesi, ma sanno usare analizzatori di combustione e altri strumenti senza i quali non potrebbero fare  il  loro lavoro?

 
Commenti (4) Trackback Permalink | 26.01.2012
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4 risposte a Ah! Il latino!

 
Commenti
 
  1. cristina scrive:

    Concordo sul latino. A me è servito, molto.
    Ma mi pare che nemmeno nei licei abbia più importanza…in 5 liceo di mio figlio, solo studio di autori perchè tanto, il latino, verrà tolto.
    Siamo sempre più ignoranti!

    • Carlo Penco scrive:

      @ cristina-glisgli
      Non so se siamo sempre più ignoranti. Il latino serviva molto, specie per la consecutio temporum e per le traduzioni. Ho da poco “aiutato” un poco mia nipote in traduzioni di latino e mi sembra sempre una cosa utile. D’altra parte per tradurre occorre cogliere il senso e le relazioni logiche tra le frasi. Ma quello che dava il latino lo potrebbero dare altre materie, dalla matematica alla logica all’informatica alla filosofia. Dipende sempre da come vengono insegnate. Certo siamo un po’ più ignoranti nelle cose in cui i nostri genitori erano più esperti (ricordo che mia mamma in cucina mi recitava Dante a memoria per farmelo studiare; lei ex-insegnante di liceo). Però i ragazzi che arrivano oggi all’Università si sanno muovere con una certa disinvoltura in un ambiente ricco di informazioni (cioè l’ambiente generato dalla rivoluzione del web 2.0) in un modo che avrebbe fatto invidia ai nostri genitori (e a mia zia, che – a 95 anni –  ha deciso che non vuole avere internet perché sa che la sua avidità di cultura e di informazione la terrebbe incollata al computer da mattina a sera).

  2. cristina scrive:

    Quello che dice mi consola. Condivido l’opinione di sua zia, trovo internet uno strumento meraviglioso perchè si trova tutto ma mi piace comunque frequentare la biblioteca e sfogliare i libri. Sono felice quando vedo i miei figli leggere oltrechè giocare. Anche io ( anche se giovane ;-) -47 anni- ho avuto la fortuna di imparare a memoria alcuni brani. Avevo un insegnante di italiano al liceo che mi ha fatto piacere lo studio, ancora lo ringrazio. Spero che anche i miei figli possano incontrare persone così. La cultura è importante. grazie per la sua risposta. cordiali saluti cristina simoncelli

  3. sergej scrive:

    Forse può piacere a molti – come piace a me – la seguente affermazione di un prete scrittore maledetto ceco (Jakub Deml), molto duramente anticonformista, degli anni Trenta. La cito a memoria: “Da quando non si insegna più la filologia classica non riuscite più a capirvi neppure con la vostra amante…”.
    M’è venuto in mente leggendo del latino…Ciao.