VIVE LA FRANCE: nel 2010 l’Italia ha investito per la Cultura lo 0,21% del PIL, la Francia il 2,21%!!!

Il mio blog di ieri dedicato al problema dei giovani musicisti italiani che non trovano sufficienti spazi per poter crescere, lavorare, esprimere, ha suscitato diverse reazioni, molte delle quali mi sono giunte per mail e non sul blog; pertanto mi è difficile poter rispondere.

Ma sono sicuro di quel che dico e lo ribadisco con tutta la forza possibile: un giovane strumentista, per poter crescere, maturare, provare un repertorio, confrontarsi col pubblico, vincere la paura del palcoscenico, ecc ecc. DEVE poter suonare nelle sale da concerto.
All’estero non si contano le iniziative volte ad appoggiare i giovani; porto un solo esempio, ed “assoluto”: il progetto “Rising Star”.
Le principali sale da concerto europee, riunite in una associazione (“Echo”) scelgono ogni anno alcuni giovani talenti cui viene data l’opportunità di potersi esibire nelle più prestigiose sale da concerto d’Europa.
Bene: sappiate che di questa associazione di enorme prestigio non fa parte alcuna organizzazione musicale italiana!

Mattinata dedicata a telefonate in Francia con conseguente depressione totale sino alla fine dell’anno e oltre.
Li sì che lavorano, programmano, confermano, ascoltano, decidono! Lì si che hanno soldi per la Cultura!

Prestissimo sono già al telefono col produttore del complesso ” Le Quatuor”, lo strepitoso quartetto d’archi francese, pioniere del teatro comico musicale: irresistibili!
Speriamo di portarli in Italia nel 2013 a Napoli, Roma ed in altre città.
Proseguo con alcuni dei principali festival di musica barocca francesi e poi, lungamente attesa, una lunga chiaccherata su Skype con il direttore artistico della Citè de la Musique che mi illustra le linee guida della programmazione per il 2013 e il 2014.
in Italia dobbiamo stiamo ancora aspettando conferme per il 2012, mentre in Francia già hanno quasi chiuso la stagione 13/14.

Nel 2010 l’Italia ha investito per la Cultura lo 0,21% del PIL, la Francia il 2,21%!!!

I dati raccolti in un recente studio della “European House Ambrosetti” rivelano che: “oltre agli indiscutibili benefici immateriali che la diffusione della cultura porta con sé, essa ha anche importanti ricadute dal punto di vista economico. I dati raccolti e le analisi condotte rivelano infatti che ogni euro prodotto dal settore culturale ha un impatto complessivo sul sistema economico pari a 2,49 euro e importanti effetti positivi anche in ambito occupazionale, per cui ogni incremento di una unità di lavoro nel settore culturale determina un aumento dell’occupazione nel sistema economico complessivo pari a 1,65 unità.
Lo stesso effetto moltiplicativo si produce in caso di disinvestimento: ogni 500 milioni di euro in meno di PIL nel settore culturale in senso stretto corrispondono ad un calo di 1,2 miliardi di euro di PIL nazionale, di cui 375 milioni di euro riconducibili direttamente al settore industriale.
Alla luce di quanto detto possiamo solo farci una vaga idea delle opportunità di crescita economica e occupazionale perse in seguito al mancato investimento nella valorizzazione del settore in un paese come l’Italia, che possiede un patrimonio storico-artistico-culturale di inestimabile valore, ricchezza di talenti artistici e maestranze di riconosciuta eccellenza.”

Ho citato prima i festival barocchi in Francia: un patrimonio incredibile di grandi, medi, piccoli festival barocchi, sparsi su tutto il territorio francese, che si svolgono tra la primavera e l’autunno, e che sono diventati in poco tempo polo di attrazione turistica, fucine di nuovi talenti, motore per un rinnovamento dell’economia locale, luogo di aggregazione per le comunità locali, sbocco professionale per tanti giovani all’inizio delle proprie carriere ed anche – mi piace particolarmente sottolinearlo – una occasione per gli anziani di poter occupare il proprio tempo offrendo un supporto organizzativo prezioso, collaborando all’organizzazione dei concerti, all’ospitalità degli artisti, alla vendita dei biglietti.

A metà del pomeriggio partenza per Siena: stasera concerto con The Tallis Scholars, il più celebre complesso di polifonia rinascimentale al mondo (hanno cantato per l’inaugurazione della restaurata Cappella Sistina), per la stagione della Accademia Chigiana.
Il bell’hotel di Siena, che usiamo sempre per in nostri artisti, in bassissima stagione, come oggi venerdì 16 dicembre, ci costa solo 39 euro a notte (sarà la crisi?!).

 
Commenti (7) Trackback Permalink | 15.12.2011
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7 risposte a VIVE LA FRANCE: nel 2010 l’Italia ha investito per la Cultura lo 0,21% del PIL, la Francia il 2,21%!!!

 
Commenti
 
  1. Rosario scrive:

    sono assolutamente d’accordo. in più in Francia i musicisti sono tutelati, hanno ferie e permessi malattie pagati e col sistema dell’intermittance se sono costretti a stare a casa perche non hanno lavoro, percepiscono comunque un indennizzo. Qui far lavorare un musicista costa quasi il 50% di tasse sul cachet netto, per maturare i contributi per la “pensione” non ne parliamo…. e pensare che nell’immaginario collettivo l’artista fa la bella vita, viaggia solo in prima classe e va solo in alberghi 5 stelle…

  2. Roberto scrive:

    Quello che dici sul supporto ai giovani musicisti è inoppugnabile, ed è anche per questo che tanti concertisti ormai prossimi ai 30 anni continuano a partecipare a quei concorsi che garantiscono un certo numero di concerti al vincitore… è un modo di far girare il proprio nome, e anche di sbarcare il lunario! La presenza di tanti stranieri nei concorsi italiani lascia pensare che il problema sia globale; ma certo qui da noi è più grave che altrove…

  3. denise scrive:

    Come sempre, dici il vero Mario! Anche il Venerdì di Repuublica dedicò un bel articolo su quanto sia importante anche per l’economia l’attività culturale. In Italia questo poi dovrebbe essere lampante e il settore culturale- dato il nostro fantastico patrimonio- dovrebbe essere portato in palmo di come base della nostra economia. Se non puntiamo sul turismo culturale e di qualità su cosa possiamo puntare?? Invece tutti i nostri Festivals vivacchiano e stentano a sopravvivere, tutte le fantastiche iniziative che abbiamo di musica teatro danza cinema devono lottare per sopravvivere, quando potrebbero facilmente prosperare e creare guadagno. Perché un paese di gente singolarmente molto intelligente si comporta poi come fosse composto solo da stupidi? Qualcuno ha una risposta? Che sia perché le tese pensanti danno fastidio…soprattutto quando votano???

  4. cecilia scrive:

    Sono commossa
    e non so se di felicità o disperazione, essendo io italiana, insegnante di francese.

  5. mario giovanni ingrassia scrive:

    sono commosso ed emozionato dai vostri commenti!!!!!!!!!!!
    grazie davvero!

  6. Paola scrive:

    Ciao Mario, quello che dici è assolutamente vero . Hai citato solo Rising Star e la Francia, ma come sai di esempi positivi ce ne sono tanti, purtroppo li troviamo spesso all’estero e poco in Italia. E non è solo una questione economica, ma di come vengono utilizzate le risorse, e da chi. Un abbraccio.

  7. Francesco scrive:

    Caro Mario,
    sono pianista concertista, da pochi giorni ho festeggiato il mio 500′ concerto da solista e, purtroppo, facendo un bilancio dei numeri, mi sono accorto che oltre l’80% dei concerti lo avevo svolto all’estero. Non riuscire a suonare in Italia non è solo un problema di mancanza di fondi, ma anche la politica sbagliata portata avanti da vari Direttori Artistici; pochi hanno voglia di investire sui giovani, pochi hanno interesse a portare avanti le eccellenze musicali del nostro Paese. È praticamente impossibile riuscire a suonare in importanti festival o stagioni se non si hanno i soliti “santi in paradiso”! E credo tu lo sappia bene, visto il lavoro che giornalmente svolgi.
    Abbiamo quindi bisogno di professionisti che, occupando ruoli chiave, possano davvero essere capaci di fare business con la musica classica e lirica (non solo con il pop e il rock), dobbiamo cambiare il modo di ragionare degli organizzatori, altrimenti saremo sempre a rincorrere e guardare gli altri dal basso.
    I musicisti italiani sono osannati e inneggiati ovunque, è mai possibile che non si riesca a farlo capire qui da noi?