Ritorno alla fonte della produzione

Come mai un oggetto che ha un costo di produzione di 10€ arriva sul mercato come minimo a 60 o 70€? Nel mondo della produzione, i “moltiplicatori” di valore sono la pietra tombale di ogni tentativo di democratizzare la distribuzione della merce. Alimentare tutta la catena professionale che trasporta la merce dalla fabbrica alle nostre case impone di moltiplicare continuamente il costo dell’oggetto per 6 volte, 7 volte, e anche di più.
Mi chiedo se non sia giunto il momento di mettere in discussione questo meccanismo perverso e costituire gruppi d’acquisto che si forniscano direttamente alla fonte della produzione, saltando tutti i livelli della distribuzione, esattamente come avviene nel campo alimentare…per mio conto sto pensando ad un consorzio che unisca artigiani e progettisti per provare a proporre merce buona, funzionale, prodotta nel rispetto del lavoro locale e delle competenze professionali, ad un prezzo giusto ed equo…la giornata di oggi è stata interamente dedicata a questa avventura…

 
Commenti (4) Trackback Permalink | 20.12.2011
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4 risposte a Ritorno alla fonte della produzione

 
Commenti
 
  1. Antonia scrive:

    Buona sera Sig. Iacchetti,
    un gran bel pensiero, ma è proprio sicuro che sia tutta la catena professionale che “trasporta” la merce dalle fabbriche alle nostre case che impone moltiplicatori del genere. Se così fosse, oggetti venduti in showroom monomarca o addirittura su internet dovrebbero costare la metà della metà…non pensa.

    Poi mi scusi, ma il giorno prima va a trovare il Sig. Perazza che rappresenta l’industria in tutto e per tutto ed il giorno dopo ci racconta di artigiani e progettisti…?!

    Se vogliamo dirla tutta, fino ad oggi in molti hanno abusato del termine design, per far pagare oggetti dal valore molto più modesto come fossero diamanti, perché sotto l’aura di questa magica parola. Onestà è quello che serve oggi. Mi auguro che lei con i suoi buoni intenti riesca in questa impresa eccezionale!

    Buona fortuna.
    Una sua ammiratrice.

    Antonia

  2. Lavorare per l’industria ed apprezzare il pensiero e l’azione di Eugenio Perazza non esclude la possibilità di provare a percorrere altre strade, vedi il tentativo di rinnovare il rapporto con l’artigianato…anch’io mi sento un poco un Martino Testadura! Sulle politiche di prezzo c’è poco da aggiungere: tutti noi assistiamo al lievitare dei costi delle cose dovuto al passaggio in tante mani prima che arrivino a noi. Quale sia il negozio, virtuale o reale, cambia poco. Sulla parola “design” e su tutto quanto evoca in termini di pseudo-aura sono d’accordo con lei…

  3. stefano scrive:

    Caro Giulio

    come ovviamente sai…questo tema mi è caro…
    mi fa piacere che alla fine partendo da esperienze simili ma diverse alla fine si giunga ad aree di azione, riflessione e sperimentazione simili.
    ridiscutere i concetti fabbricazione, così come quelli di industria o artigianato e del conseguente ruolo del design/designer mi sembra paradossalmente…l’unico esercizio di realismi praticabile

    ci sarà occasione di ridiscutere ancora

    Stefano

  4. Matteo scrive:

    Come al solito delle cose che capitano oggi ce né accorgeremo domani. L’aumento esponenziale di designer nostrani che si lanciano nell’auto produzione e in continuo aumento. Ma non è un concetto che ci siamo inventati, ormai da anni in paesi esteri soprattutto nella zona scandinava, i progettisti e gli artigiani/terzisti (semindustriali) lavorano l’uno accanto all’altro per saltare l’ostacolo “industria a unico scopo di lucro”. Questo però non ci ha insegnato molto, talvolta si tende a confondere l’artdesign con l’autoproduzione tornando al discorso iniziale in cui i moltiplicatori viaggiavano tra il x6 e il x7. Forse basterebbe un pò più di considerazione dell’oggetto che del nome di chi lo ha progettato e forse fra qualche anno quel stesso pezzo verrà riesumato come un esempio del nostro design. Oserei dire che la troppa comunicazione è una palla al piede per chi veramente vorrebbe fare il nostro lavoro. Non sempre una ricerca progettuale può andare a braccetto con la comunicazione aziendale indirizzata a cogliere il massimo del proprio target . Proprio per questo ora che ci siamo accorti che esiste anche l’auto produzione, cerchiamo di immischiarla poco con il design odierno sinonimo di moda, comunicazione, holding…

    PS
    E cmq nulla da togliere al Perazza e al suo Martino Testadura!!!