Per fare il mestiere di manager musicale…

Per fare il mestiere di manager musicale.
Si deve amare molto la musica e si “dovrebbe” conoscere la musica.
Bisogna avere le “antenne” e bisogna essere curiosi.
Si deve parlare almeno qualche lingua straniera.
Bisogna essere pronti a viaggiare molto spesso e non ammalarsi quasi mai: io da settembre sono in viaggio mediamente 3/4 giorni la settimana.
Bisogna avere molta, molta pazienza, dote che possiedo, purtroppo, in maniera limitata.
Bisogna essere mostruosamente “multitask”: dobbiamo parlare di programmi musicali e stipulare contratti, organizzare viaggi a volte complicatissimi che nemmeno il più scafato tour-operator oserebbe affrontare, curare le relazioni pubbliche e l’ufficio stampa, correggere bozze, occuparci di contributi previdenziali, iva, tasse e convenzioni internazionali contro le doppie imposizioni!!! Ma dobbiamo anche sostenere psicologicamente i nostri artisti, essere a volte un pezzo della loro famiglia, i loro confidenti riservati, i consiglieri musicali, le guide turistiche di tutte le città che visitano, consulenti per shopping e gastronomia; dobbiamo incontrare politici, sovrintendenti, direttori artistici, registi, quasi sempre con personalità e gusti diversissimi e con ognuno dobbiamo comportarci, agire, presentarci, lavorare, in maniera diversa. Una fatica!
Bisogna avere una memoria che possa tentare minimamente di competere con la eccezionale memoria che hanno i nostri musicisti: ma sicuramente vinceranno sempre loro, spiazzandoti nel dirti che non è possibile che tu non ricordi più l’indirizzo di quella trattoria a Ravenna dove nel 1999 avevamo mangiato quel cotechino così buono.
A questo proposito devi sapere che tu stai lavorando adesso per un concerto o un’opera lirica, che avrà luogo anche fra 3 o 4 anni, e che niente garantisce che quel progetto al quale tu tanto tenevi, abbia poi realmente luogo: il cantante si ammalerà, il pianista perderà l’unico volo che poteva portarlo in tempo in quel teatro, esplode il vulcano islandese, il festival ti cancella due mesi prima della data prevista il concerto perché il comune non ha rinnovato il contributo e….. tu non sai come dirlo al tuo artista.
Certamente dopo alcuni anni di questa professione soffrirai di ipertensione, mal di schiena, disturbi gastrici e stress di varia natura e forma, fisica e psicologica.
Purtroppo queste cose non te le insegnano in nessuno dei – “troppi”- master in management dello spettacolo o organizzazione di eventi dello spettacolo che riempiono i programmi di tante università italiane. Ma si possono imparare solamente sul campo, e soltanto se hai dentro di te il “sacro fuoco”!

Di una cosa infine si può stare certi: che se qualcosa va male, anche se tu non c’entri nulla ed è colpa del vulcano islandese di cui sopra, puoi stare certo, insomma, che la colpa è stata, è e sempre sarà: solamente tua!
Se le cose andranno bene, forse, qualcuno ti ringrazierà.
Però in fondo è un lavoro anche molto bello, stimolante e gratificante: si gira il mondo, si incontrano molte persone interessanti, gli artisti sono, non sempre, adorabili; ma, almeno per me, è entusiasmante poter far conoscere nuovi artisti, nuove ed antiche musiche e, soprattutto, sapere che grazie al tuo lavoro hai potuto far passare a molte centinaia, migliaia di persone, una, due o tre ore di relax, di piacere, di vita.

 

 
Commenti (17) Trackback Permalink | 11.12.2011
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17 risposte a Per fare il mestiere di manager musicale…

 
Commenti
 
  1. luca da pistoia scrive:

    semplicemente, Grazie! Una delle più belle, vere e antiretoriche descrizioni di questo lavoro.

  2. francesca scrive:

    Credo di capire, il mio è un lavoro simile. Invece di musicisti tratto con fashion designer,
    Capricciosi e egocentrici fino all’esasperazione (mia) spesso, talentuosi visionari qualche rara volta.
    Col tempo ho imparato a non sentirmi responsabile per l’esplosione del vulcano islandese o per la nevicata improvvisa. Diciamo che ho impararto la distanza di sicurezza necessaria per la mia vita personale, la mia dignità professionale, la mia salute mentale.

    • Cara Francesca, mille grazie per il tuo commento! Hai proprio ragione! serve una certa “distanza di sicurezza”! altrimenti vieni fagocitato! purtroppo con gli artisti è a volte difficile, dato che tutto, sai, “siamo su di un palcoscenico”, viene “drammatizzato” ed amplificato dal sacro furor dell’arte! :)
      abbracci e grazie. MGI

  3. Domenica scrive:

    (commento di Laura Tear, artist manager di Londra, pubblicato dalla redazione su sua richiesta)

    Mario bravissimo.
    Magari mettiamoci anche che non lavoriamo dalle 9-6 ma delle giornata lunghissime quasi come gli stock brokers ma senza I loro salari.
    Non abbiamo una pensione
    E ci sono agenti che hanno figli piccoli e sí diventa come giocolieri tra concerti viaggi e famiglia
    Io soffro d insonnia.
    Un abbraccio

    Laura Tear

  4. Domenica scrive:

    (il commento è di Gaston Fournier Facio – lo pubblica la redazione su sua richiesta)

    Caro Mario,
    ho letto il tuo testo da cima in fondo. L’ho trovato tanto vero, a volte profondo ma anche esilarante e tragico allo stesso tempo. Ma in seguito ti chiedereno di cominciare a scendere nei particolari dei casi concreti. E allora come farai perché i tuoi personaggi NON si riconoscano, e quindi si offendano (hai già parlato della loro iper-sensibilità – per non dire permalosità…).
    In ogni caso, continua così; e NON mollare: è stato un ottimo esordio.
    Bravo!
    Gaston Fournier Facio,

  5. Domenica scrive:

    (commento di Olivier Lexa, direttore artistico del Venetian Centre for Baroque Music, http://www.vcbm.it – pubblicato attraverso la redazione)

    Bravissimo !
    Personalmente sono d’accordo su tutto: avrei scritto la stessa cosa !
    Un caro saluto,
    Olivier Lexa

  6. Roberto scrive:

    Un lavoro bello e complicato insomma… ma non abbastanza complicato da cessare d’esser bello, immagino!! Complimenti per la bella descrizione e soprattutto avanti tutta!!!

  7. Francesca scrive:

    Caro Mario,
    la tua descrizione del nostro lavoro è propio magnifica e adesso che sto “dall’altra parte” mi rendo ancora più conto di quanto sia faticoso promuovere gli artisti con entusiasmo ed energia anche quando hai l’impressione che nessuno li voglia… perchè diciamocelo, non sempre siamo ben accolti. Comunque, meno male che ci sono quelli come te che fanno il “nostro” lavoro e io so con quanta passione tu lo faccia. Abbiamo fatto un pezzo di strada insieme qualche anno fà e mi hai insegnato molto. Continua così Mario e conta su di me se necessario.
    BRAVO!!!
    La tua amica Franci

  8. mario giovanni ingrassia scrive:

    Cara Franci, grazie mille del tuo messaggio! quando passi da Firenze fatti viva che ti racconto un po’ di cose che qui non posso scrivere.. pppppppppsssssss

  9. Pingback: Paolo Fresu e Enrico Pieranunzi | Campania Collective Blog

  10. Silvia scrive:

    Bello, vero, ironico ….ma di che ti preoccupi?

  11. Domenica scrive:

    (Commento di Giampiero Piscaglia, pubblicato per suo conto dalla redazione)

    Come trasformare una sequenza interminabile di incombenze organizzative, logistiche, amministrative, tecniche, promozionali (sono le cinque gestioni del projet management) in una bella paginetta letteraria che sembra scritta per introdurre una qualche drammaturgia (che so io, un monologo per esempio) sulla figura di tutti gli Ingrassia che popolano questo particolare mercato delle arti sceniche: a me questo hanno fatto pensare quelle righe scritte di getto da Mario, e chissà che qualcuno non abbia voglia di dar loro un seguito teatrale.
    Scritte di getto ma più esaurienti di qualsiasi manuale in circolazione, c’è tutto quanto sta in genere in trecento pagine di testi adottati nei vari corsi e in una vita intera di operatori dello spettacolo, popolo di girovaghi generalmente autodidatti in tuttologia dello spettacolo, che, a pochi minuti di distanza, sanno metter mano alle note di sala su Mahler e alle cantinelle, a Moliere e alle rooming list, a Pina Bausch e al durc, a Boulez e all’agibilità. Frutto, tale eclettismo degli operatori, di un mondo a parte che è fatto di creazioni immateriali, che giustamente ci rifiutiamo di definire prodotti, ma che agiscono pur sempre in un mercato, particolare quanto si vuole ma tale è! con tanto di concorrenza, monopoli e cartelli, trattative, sconti, costi di produzione, gestione delle risorse… qualcosa insomma che richiama in causa anche per noi dello spettacolo, una qualche idea di managerialità, parolaccia mai accettata pienamente dalle figure artistiche e tecniche che animano un mondo fatto da sempre di artigianità creativa e che ricorda, a torto o a ragione, quella schiera rampante di manager annunciati dall’odore dolciastro del gel e dagli spot della Milano da bere.
    Stupidaggini diremmo oggi, è ora di liberarsi dai tormentoni ideologici e mettere a posto anche da noi le buone pratiche di una gestione delle attività di spettacolo con tutti i fondamentali a posto. Mica tanto stupidaggini però quelle resistenze al management, se pensiamo ai tanti/troppi corsi nei quali un’ora prima un docente qualsiasi parlava nell’aula accanto di economia aziendale nell’industria del tondino del bresciano e un’ora dopo lo stesso accademico entrava ad applicare le stesse regole di economia aziendale del metalmeccanico alla nascente azienda spettacolo. Dove si farneticava di utili o tutt’al più pareggi di bilancio, in un settore che invece, lo spettacolo, in perdita rimane strutturalmente, quand’anche con i fondamentali aziendali a posto. O dove si combinavano, ottimizzandoli, i fattori della produzione (risorse umane comprese) assumendo che la progettazione (nel nostro caso artistica, per loro un mero dettaglio merceologico) potesse avvenire quando serve, a comando di un qualche amministratore delegato, e non invece come avviene nella sfera dell’arte, solo quando c’è un’ispirazione (parlo di una sfera dell’arte autentica quanto di nicchia, perchè poi esiste anche da noi l’industria culturale, dove si scrive e si progetta su commissione e quando serve, nell’editoria, nelle major discografiche, ma anche nel teatro e nella musica dal vivo).
    Ne ho frequentati parecchi da giovane di quei corsi, anche alla Luis e alla Bocconi, in tempi in cui era assai meritorio farli. Da allora molto è cambiato, anche lo spettacolo si è dato regole di buona gestione e pure i corsi sono cambiati, affidati per lo più a chi lavora e pensa nel settore. Ne tengo uno anch’io all’università, dove però una volta si e una no sono invitati direttori, amministratori e tecnici di teatro, dove è obbligatorio fare esperienza nei teatri e dove chiunque potrà trovare, sin dal prossimo open day di orientamento al corso di gestione dello spettacolo, il testo di Mario Ingrassia, vero compendio di tutto ciò che c’è da sapere in quello che per molti è il dorato mondo di guitti, attricette, nani e ballerine e che per altri di noi è invece l’origine delle nostre dispense di malox, tavor e pritor, più o meno gli stessi rimedi chimici di chi lavora in banca o all’anagrafe, volete mettere?!

  12. Filippo Ruocco scrive:

    Io nella mia vita ho sognato di essere una Rockstar, avevo un bel gruppo e ci stavamo ad un passo, ma purtroppo tutto è svanito nel nulla.
    Oggi sto studiando Economia Aziendale e mi piace tantissimo, fare il manager è la cosa che magari riesco a fare meglio, ma quando vedo un concerto mi si spezza il cuore, perchè è un mondo che vedo da lontano ma che vorrei vivere! Per questo ho pensato molto a fondo, voglio unire le due cose!
    Voglio unire la mia passione nella musica con la mia (speriamo) “bravura” nel management!

    Un giorno vorrò diventare tra i numeri 1 al mondo nel campo! Grazie delle tue parole, sono di molta ispirazione!

  13. antonio calderone scrive:

    Condivido pienamente quello che dice la saggia e formidabile Laura TEAR. Ce ne fossero come lei!!!

  14. Maribel Díaz scrive:

    Ciao e complimenti per il testo. Ti dirò che un po’ di paura mi ha fatto. Mi è stato chiesto di diventare l’agente di un mezzosoprano conosciuto a livello nazionale e internazionale e devo dire che l’idea mi fascina. Ma veramente non ho idea da dove cominciare e ciò mi mette molta ansia. Gradirei qualche vostro consiglio!
    Un caro saluto.

  15. sonia scrive:

    ciao!ho un problema,dovrei fare la manager per promuovere un gruppo musicale,il problema grosso è che non mi conosce nessuno e dovrei svolgere questa attività per via telefono,quale approccio dovrei usare per essere convincente?
    grazie in anticipo per la risposta!!