La sfida più grande

Il 2011 è stato un anno importante per la Newton Compton, molti nostri titoli si sono posizionati stabilmente nelle diverse classifiche dei libri più venduti, per settimane o addirittura mesi.

La crisi economica degli ultimi due anni ha modificato le abitudini di consumo di molti italiani e anche il mercato editoriale ne ha risentito fortemente. La Newton Compton ha deciso di fissare il prezzo delle novità di narrativa, saggistica, guide e gastronomici, a 9,90 euro, e delle edizioni tascabili a 4,90 euro.

È stata una scelta vincente che ha portato a una crescita annua di fatturato e di quota di mercato molto significativa. Questo dimostra che i nostri libri hanno intercettato delle tendenze, che chi li ha comprati li ha apprezzati generando un forte passaparola; probabilmente, molto probabilmente, visti i grandi numeri di copie vendute, tra il nostro pubblico, oltre ai lettori forti, ci sono anche dei nuovi lettori. In questa categoria di nuovi lettori ci sono anche i giovani, ma non solo. Se questi nuovi lettori, se questi giovani hanno oggi la possibilità di trovare un’ampia varietà di genere a prezzi accessibili, potranno più facilmente consolidare l’abitudine alla lettura, e in futuro, magari accadesse, potranno trasformarsi in lettori forti, persone che non potranno fare a meno di leggere e regalare i libri, e spingersi sempre oltre verso la scoperta di nuovi autori e nuovi generi. Perché la lettura è un bisogno che genera bisogno e va seminando nel lettore delle profonde modifiche: perché leggere aiuta ad avere un pensiero organizzato, una coscienza critica più robusta, rafforza l’identità, apre gli orizzonti, insegna a guardarsi dentro e a capire il prossimo; alimentare questo processo è una delle funzioni più edificanti che gli editori svolgono nella società.

La sfida più grande che affrontato da quando sono alla Newton Compton, è rappresentare un marchio editoriale di forte immagine commerciale. Nel nostro catalogo ci sono molti titoli di narrativa destinati a un pubblico di massa, che acquista e considera il libro come un semplice intrattenimento. Ma questi titoli rappresentano una parte della nostra produzione che comprende d’altro canto un’ampia offerta di narrativa italiana e straniera, saggistica storica e d’inchiesta, classici italiani e stranieri, guide, libri gastronomici, dizionari e manuali, per lettori diversi, e in molti casi, lettori esigenti e specialisti. Giornalisti e critici, impegnati nel loro ruolo di orientare culturalmente i lettori delle loro pagine o gli spettatori dei loro programmi, faticano a percepire l’ampiezza della proposta editoriale e a riconoscere questo importante ruolo propulsore che la Newton Compton svolge all’interno del panorama editoriale italiano. In alcuni casi addirittura, mi pare che manchi la volontà di distinguere tra libro e libro e proprio questo è uno degli obiettivi verso il quale concentro il mio impegno. In questa settimana per esempio tra i titoli che abbiamo in classifica, ce ne sono due ben diversi per genere e target di lettori: ai vertici della classifica di saggistica, Auschwitz, ero il numero 220543, di Denis Avey con Rob Broomby, la testimonianza diretta dell’unico uomo che è entrato nel lager nazista per sua volontà. Denis Avey, insignito della medaglia d’onore come eroe dell’Olocausto, dopo decenni di silenzio, ha trovato la forza di raccontarci la sua storia. Ai vertici della classifica di narrativa straniera, Un diamante da Tiffany di Karen Swan, un romanzo rosa che celebra l’amicizia e la solidarietà femminile, richiamando il fascino della scatolina blu.

Per spiegare meglio questo discorso, vorrei soffermarmi anche su alcune delle sconfitte che più mi hanno ferito in questi anni per chiarire le difficoltà che affronto. Di recente abbiamo pubblicato diversi romanzi che ho amato in modo particolare, per la qualità letteraria e per la capacità di avvicinare i lettori a realtà sociali e culturali lontane. Uno più uno meno, hanno ottenuto buoni risultati di vendita ma in alcuni casi la critica li ha ignorati, nonostante il mio impegno più che mai appassionato. Probabilmente se avessero avuto maggiore attenzione dalla critica, si sarebbe innestato quell’effetto a catena della visibilità, e gli autori avrebbero partecipato ai festival, premi letterari, fiere editoriali, ecc. Ne cito alcuni per rendere più calzante l’esempio.  Il sogno del soldato bambino di Basharat Peer, una storia vera ambientata in Kashmir durante uno dei conflitti più brutali e più ignorati della nostra epoca; Le notti di Teheran di Mahbod Seraji, un delicato affresco delle ambizioni e inquietudini dei giovani iraniani schiacciati dalla repressione degli anni settanta; Le bambine di Sugar Beach di Helene Cooper, la testimonianza diretta sulla guerra civile in Liberia dell’attuale corrispondente della Casa Bianca per il New York Times, vincitrice dell’Urbino Press Award 2010, cresciuta in Liberia e poi costretta a fuggire; Azahar Abidi, Il mio matrimonio pakistano, un felice ritratto del Pakistan e dei suoi conflitti generazionali; Il club dei filosofi che volevano cambiare il mondo di Laura J. Snyder, la ricostruzione fedele e romanzata di quattro filosofi che nei primi dell’800, ispirandosi a Bacone, si propongono di portare la scienza fuori dagli ambienti accademici per metterla al servizio della società e delle classi meno agiate. Libri tutti che avrebbero potuto occupare grandi spazi sui media, sia per la connessione con l’attualità, in alcuni casi, sia per il forte messaggio culturale di cui sono portatori.

Perché la critica non ha voluto rendere loro la visibilità che meritano? Se questi stessi libri fossero stati pubblicati da un altro editore con una linea editoriale più uniforme, avrei faticato meno a promuoverli? E avrei ottenuto migliori risultati? Sarà l’immagine commerciale che non seduce giornalisti e critici e li rende meno attenti a distinguere la nostra offerta o meno volenterosi a premiarla? Questa forza commerciale però ci permette, d’altro canto, di investire in progetti ambiziosi come la nuova traduzione dell’Ulisse di Joyce di Enrico Terrinoni, in uscita a gennaio 2012, soltanto per citarne uno d’imminente uscita.

Sono cinque anni che combatto questa sfida libro dopo libro; tra successi e fallimenti, questo lavoro non smette di piacermi e di offrirmi possibilità di scambiare proficue riflessioni con i miei interlocutori, molti dei quali raffinati lettori, persone sensibili e attente a percepire l’editoria che si evolve, grandi professionisti del giornalismo che non cadono in stereotipati pregiudizi o ostinati capricci. Quando ho la fortuna di avere in uscita un libro che mi consente di rivolgermi a giornalisti di tale profilo, allora sento che il libro e il suo autore e il mio impegno, sono in buone mani.

Come in altre professioni, non va mai dimenticato che i risultati del nostro lavoro derivano dalla coniugazione tra la nostra competenza e il marchio editoriale che rappresentiamo, tra gli ambiziosi obiettivi dei nostri referenti e la qualità e i generi dei libri che promuoviamo. Non ultimo, come sempre nella vita, l’elemento fortuna.

Vorrei ringraziare moltissimo chi mi ha seguita in questi giorni e chi mi ha dato la possibilità di essere ospite di Faber Blog questa settimana. È stato un breve ma intenso viaggio, non troppo solitario grazie a voi.

 
Commento (1) Trackback Permalink | 10.12.2011
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