Il valore assoluto del disegnare forme

Brevi note sulla mia vita da designer, ovvero un estratto del mio diario a partire da questa mattina.
8,30 Incontro attorno al tavolo di casa, tra tazzine di caffè e un bricco di latte tra Ernesto Mornatta (un signor falegname espressione della miglior Brianza artigiana), Matteo DeVecchi (titolare dell’argenteria DeVecchi di Milano) ed il sottoscritto. Oggetto della discussione: valutazione di pezzi di legno in palissandro freschi di tornitura necessari per completare una collezione di oggetti per la tavola per il brand DeVecchi.
Sarà stata la luce radente del sole che illumina questi manufatti appena posati sul tavolo, di cui  alcuni esili, altri massicci, tutti però vestiti con una magnifica livrea data dal disegno delle venature del palissandro, ma per un momento ho colto il valore assoluto non solo della qualità del lavoro artigiano, ma anche di un’azione apparentemente futile (come potrebbe sembrare il dedicarsi a disegnare forme…) che è il mio lavoro, la mia passione, direi la mia vita. Non si spiegherebbe infatti come ci si possa svegliare così presto in un giorno di festa per discutere di forme, tecniche produttive, prezzi della manodopera se dentro di me non bruciasse il fuoco sacro della curiosità di vedere oggetti che ho progettato finalmente pronti per essere impiegati.
Giovedì invece sono andato alla Magis www.magisdesign.com per incontrare il patron ovvero il sig. Perazza e poi in Foscarini www.foscarini.com e venerdì a valutare un prototipo di seduta da ufficio in un’azienda con sede nella prima periferia milanese, ma di questi incontri vi parlerò nel prossimo post…
buona domenica!

 
Commenti (4) Trackback Permalink | 18.12.2011
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4 risposte a Il valore assoluto del disegnare forme

 
Commenti
 
  1. giorgio scrive:

    ciao Giulio, mi interessa un tuo commento sui giudizi condivisi. mi riferisco a lampade, oggetti, mobili che tutti bollano con un giudizio: funziona, non funziona, è bello, è brutto, è sbagliato in quel particolare… al di là di criteri oggettivi, tu che disegni molti oggetti, a quali categorie ti riferisci per lavorare a un progetto corretto.

    • Un buon progetto sa accordare in modo armonico le sue diverse componenti di cui è composto e che noi fruiamo tramite i nostri sensi ovvero: funzionalità d’uso, proporzioni, materiale, colore, texture, in alcuni casi l’odore…questi sono aspetti che apprezziamo direttamente tramite i nostri sensi, poi c’è una categoria di elementi non direttamente percepibili che sono altrettanto importanti come la capacità narrativa degli oggetti, rimandi metaforici, iconici, contenuti immateriali che fanno leva sull’ironia, sulla capacità di trasmettere messaggi, idee, convinzioni…il progettista è come un cuoco o un musicista: sapere accordare in modo sapiente sapori o suoni affinchè il risultato finale sia una nuova musica o una nuova pietanza e non una semplice sommatoria di cose…

  2. giorgio scrive:

    grazie Giulio. soprattutto per la metafora del cuoco e del musicista. ero stufo sentire parlare di progettista psicologo, ecumenico, rassegnato professionista. bravissimo!

  3. davide scrive:

    Ciao Giulio! Bellissimo il post….Anche io ho il fuoco dentro, ma ci rimane visto che non ho incontri del tuo calibro.