È tutto amore per i libri

Tutto è cominciato da Emilio Salgari. Credo che ogni persona che lavori nell’editoria libraria possa affermare con precisione quando si è accesa la scintilla, quando ha sentito fermamente di voler lavorare per e con i libri. Quasi sempre è per amore di uno scrittore. Nel mio caso, a dieci anni, è stato per amore di Emilio Salgari, in compagnia del quale ho trascorso intensi pomeriggi, quasi come fosse un vizio. Non era solo leggere i suoi romanzi, era passare il tempo con i suoi personaggi, era vivere le storie sulla mia pelle, era ritrovarmi catapultata nella giungla, in mare, con i pirati e le belve, tra pericoli e grandi sentimenti. Una chiamata irresistibile.

A dodici anni ho smesso di condividere la camera con i miei fratelli, e mi è stata concessa dai miei una camera tutta per me: lo studio-biblioteca di mio padre. Da quel momento in poi quello è stato il mare dove ogni sera pescavo un libro che m’incuriosiva. Cesare Pavese ed Elsa Morante, Italo Calvino e i classici russi, francesi, Virginia Woolf e Franz Kafka, volevo leggere tutto, era il mio nutrimento. L’Università e i viaggi mi hanno fatto scoprire la narrativa latino americana e spagnola, che ho più tardi tradotto, scoprendo il mondo che si nasconde sotto la narrazione.

La lettura è stata ed è una costante della mia vita, mi ha aiutato a crescere e maturare, è stata una dimensione dove confrontarsi, imparare, scoprire e avventurarsi, una sorgente inesauribile dove attingere, impensabile pensare di vivere senza i libri e senza lettura.

Dopo anni di lavoro in diversi ambiti professionali, spesso mi domando, (sempre che una tale domanda si possa formulare): con il mio lavoro sto restituendo ai libri quello che i libri hanno dato a me?

Come traduttrice, sapevo che in quel solitario impegno volgevo nella nostra lingua romanzi altrimenti non leggibili per il pubblico italiano, quindi offrivo a quel libro, e a quello scrittore, una possibilità di espansione e di diffusione. Un felice risarcimento per me. Come ufficio stampa ho un rapporto più distante con il libro, perché ovviamente così come mi arriva tra le mani prima ancora di essere pubblicato, così rimane quando è in vendita in libreria. È altrove quindi che si annida la gratificazione senza la quale non si alimenterebbe la passione e l’entusiasmo imprescindibili per svolgere questa professione.

Fermo restando che la gratificazione principale proviene dal sentirmi comunque partecipe di questa lunga catena dell’industria libraria, che diffonde la cultura sotto tante diverse forme, sento che uno speciale ritorno di gratificazione proviene senz’altro da quel circuito di interessi, passioni e iniziative che si genera intorno a un libro, e quindi anche dal mio lavoro di promozione, e che si traduce poi in diverse opportunità per l’autore e per il suo percorso letterario, effetti a catena che generano passaparola, vendite, e nuovi progetti editoriali ed esistenziali.

In questi ultimi anni, per esempio, la mia casa editrice ha concentrato le forze dei diversi uffici per scommettere su alcuni autori esordienti: Lorenza Ghinelli, Francesca Bertuzzi, Francesco Fioretti e Marcello Simoni; si è trattato di un forte impegno di tutti i reparti che ha prodotto un successo di critica e di pubblico sorprendente, superando anche i confini nazionali. Come ufficio stampa di una casa editrice indipendente che ha una forte immagine commerciale, promuovere un autore esordiente, è una vera e propria sfida. Una sfida che ho raccolto di buon grado, non senza preoccupazione. E da cui ne sono uscita arricchita e più esperta.

Questi autori esordienti, più o meno giovani, sono passati dall’anonimato all’esposizione mediatica, hanno girato l’Italia tra festival, eventi, presentazioni e firma copie, chi più chi meno è stato nelle classifiche più a lungo di quanto potessimo prevedere.

Nei mesi della promozione si è creato tra noi un efficace affiatamento, tutti loro, ognuno secondo il proprio temperamento e personalità, hanno collaborato generosamente alla sfida, spesso forzando il proprio carattere e superando se stessi, dando così un valore aggiunto al mio lavoro e permettendomi di allargare sempre di più gli obiettivi e quindi i miei risultati.

La fortuna di un libro, o comunque una sua ampia diffusione, può modificare l’esistenza di un autore, correggere il suo percorso di vita; di riflesso genera nuovi lettori, apre loro nuovi orizzonti ed interessi, consolida la passione per la lettura. Proprio come è avvenuto a me durante la mia infanzia e adolescenza.

Sarà in questa specularità che io restituisco ai libri quello che i libri hanno dato a me?

 

 
Commento (1) Trackback Permalink | 6.12.2011
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Una risposta a È tutto amore per i libri

 
Commenti
 
  1. federica scrive:

    Il lavoro di ufficio stampa deve essere senz’altro molto bello e interessante. Anche perché, immagino, si crei una rete di rapporti molto fitta e umanamente molto coinvolgente. Quello che voglio dire è che non è un lavoro meccanico, ma, al contrario, mette in gioco tante cose e per portarlo avanti bene è necessaria una carica umana straordinaria.