mia nonna semiologa

La giornata è una di quelle in cui non ti alzeresti dal letto.

Fuori, nella piazza, gli uomini passano col bavero alzato: da questo, mi ha insegnato mia nonna, si capisce che fa veramente freddo. Quel che si dice un segnale visivo. Quindi mia nonna come Alan Fletcher e Germano Facetti (Identity kits; a pictorial survey of visual signals, New York: Van Nostrand Reinhold, 1971).

Ma essendo a Rimini, e non essendo di Rimini, il riferimento visivo più prossimo non può non essere che “i vitelloni”. Accidenti a Fellini: non posso guardare questa città senza pensare di essere in un film. Ma forse è proprio per questo che mi piace.

 

Oggi sto lavorando sulla comunicazione delle attività 2012 di Palazzo Grassi: si tratta degli strumenti che annunciano le conferenze sull’arte contemporanea, le interviste pubbliche agli artisti delle mostre di Palazzo Grassi e Punta della Dogana e le attività didattiche per bambini.

Per prima cosa sto pensando alle conferenze sull’arte che hanno come titolo “L’opera parla”. Sto guardando riferimenti che mettono insieme arte e linguaggio: ad esempio un catalogo di un’antologica di Art & Language, dei lavori di Alighiero Boetti (geniale, semplicemente) e delle cose di Lewis Carroll tra cui alcune mappe nonsense e un sistema di scrittura che inventò ma di cui pare non esserci traccia.

Ora il caffè di metà mattinata, ma non prima di aver mandato in stampa i bozzetti per il poster del Capodanno a Rimini: da Art & Language ad Asti Gancia.

 

 
Commento (1) Trackback Permalink | 21.11.2011
Condividi:

Una risposta a mia nonna semiologa

 
Commenti
 
  1. pierpa scrive:

    Egregio Professor Sonnoli,
    mia nonna Giulia diceva che ” un signore si vede dalle scarpe e dal cappello”.
    Crede che questi dettagli estetici possano raffigurare dei segnali visivi di tipo semiologico ?
    Grazie .
    P.