la biblioteca ambulante

In questo periodo dell’anno insegno all’Università Iuav di Venezia. Il mio è un laboratorio che è partito in modo specifico sul design tipografico, cioè su come usare, gestire, modificare, disegnare le lettere, i tipi, gli “atomi della comunicazione” come diceva il mio mentore Pierpaolo Vetta.

Il metodo didattico di un corso del genere non si apprende da nessuno. Così nel corso del tempo, rubando qua e là e modificando (evolvendo, spero) il mio modo di lavorare ho capito che non dovevo gestire gli studenti come fossero i miei assistenti di studio, portandoli a fare delle cose come le avrei fatte io, e che per avere sensibilità sull’uso di quegli atomi bisognava conoscere l’origine del contenuto da veicolare. In qualche modo, rispolverando l’idea di Albe Steiner di un grafico redattore, di un professionista che è una controparte intellettuale e non meramente esecutiva della committenza. Senza prendersi troppo sul serio, in posizione molto critica invece su quel periodo, tutto sommato buio, della “grafica di pubblica utilità” che tra la fine degli anni settanta e la fine degli anni ottanta ha segnato la comunicazione delle istituzioni pubbliche italiane, che spesso richiedevano la tessera del partito e non il talento. Ma questa è un’altra storia.

Insomma l’idea è che ognuno di noi ha interesse a scoprire delle cose, a farsi raccontare delle storie. Ed è quello che chiedo ai miei studenti: “Fatevi raccontare una storia che vi interessa veramente conoscere”. Poi avviene la trasformazione di questo materiale orale in materiale visivo, interpretandolo tipograficamente, costruendo perloppiù dei prodotti editoriali, il cui design nasce quasi spontaneamente dai contenuti.

Oltre al progetto editoriale, richiedo agli studenti di presentare all’esame una piccola ricerca su un tema a scelta inerente la comunicazione visiva e tipografica del XX secolo. Quello che devono fare è un’antologia di fonti trovate su carta e su web, organizzate con un criterio che devono motivare. Oggi, mercoledì, il giorno prima della mia partenza per Venezia mi arrivano via email le richieste dagli studenti di libri che non riescono a trovare nelle biblioteche veneziane e italiane. La tessera alla mia biblioteca di casa si attiva all’inizio del corso e talvolta funziona anche fino alla tesi. Purtroppo, non esistendo fino pochi anni fa delle facoltà di design, le biblioteche specializzate nel design grafico sono veramente rare. La bibliografia sull’argomento in Italia è piuttosto povera e i titoli stranieri sono raramente reperibili. Quindi, se posso, il giovedì mattina parto col trolley di libri che ho collezionato dalle ordinazioni il mercoledì sera. Recentemente sono stati “ordinati”:

Avantgarde, rivista disegnata dal genio tipografico Herb Lubalin; Graphic Adventure del grandissimo Giulio Confalonieri; Olivetti 1908-1958 dei maestri Giovanni Pintori e Max Huber; il manifesto postmoderno Hybrid Imagery di April Greiman; The incomplete works of Jamie Reid punto di riferimento del punk; la rivista svizzera che ha segnato un’era Neue Grafik.

Per domani dovrebbe bastare visto il numero di ponti che devo attraversare con questo peso. Averli tutti in un ebook non mi darebbe la stessa soddisfazione ma soprattutto non farebbe cogliere agli studenti lo spirito del tempo attraverso i materiali e i formati.

 
Commenti disabilitati Trackback Permalink | 23.11.2011
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