il grafico? una quattro stagioni senza carciofini

Oggi scrivo tardi. Sono in una camera d’albergo, come spesso succede almeno una volta alla settimana. Questa mattina ho passato un paio d’ore a rispondere alla posta e poi qualche ora in macchina facendo qualche telefonata e ascoltando un gran bel disco: l’album d’esordio di David Lynch, Crazy Clown town.

Dalle 14 alle 19 revisione nel mio laboratorio allo Iuav. Gli studenti ormai hanno raccolto le loro storie e stanno cominciando a progettarne la forma. Spesso si appassionano così tanto ai testi raccolti che scordano che il corso è finalizzato a progettare strumenti di comunicazione visiva. Ma è proprio questo il punto, il dubbio che voglio instillare a questa generazione, che riscatti i troppi progetti che facevo a scuola con testi finti (i gloriosi Lorem ipsum). Vorrei che questi studenti avessero la consapevolezza del loro ruolo e della loro capacità per dire di no al committente che suggerisce le soluzioni invece di spiegare i problemi. Per troppi anni l’insegnamento della grafica in Italia è stato solo un allenamento alla bella forma, senza pensare troppo al contenuto. Insomma, il grafico come servizio, uno a cui ordinare una quattro stagioni senza carciofini e non uno chef a cui chiedere di deliziarci il palato.

Mi chiedo spesso perchè sia così difficile far capire qual’è il mio lavoro. “Faccio il grafico” rispondo, sapendo che già uno s’immagina che lavoro in pubblicità. E come riuscire a far capire la differenza che c’è tra il grafico Massimo Vignelli, il grafico Igor che lavora con me e il grafico della copisteria sotto casa che fa le fotocopie a colori. Sempre grafici sono. Come fare a spiegare che se tutti cucinano pochi sono gli chef?

La cosa più frustrante è che in Italia, nelle istituzioni pubbliche e nelle aziende importanti, è molto raro trovare responsabili della comunicazione che hanno conoscenza specifica delle professionalità migliori in questo campo. La scelta viene fatta spesso senza rendersi conto del valore assoluto di un professionista e del suo curriculum. E senza considerare “il grafico” come un partner con cui lavorare per ottenere maggior profitto o maggior consenso. “Good design is a good business” diceva Frank Pick, l’avvocato inglese a capo della comunicazione della London Underground all’inizio del novecento. E ancora oggi a Londra si usa il carattere che Pick fece disegnare a Edward Johnston. Sicuramente fu un ottimo investimento.

Per pareggiare l’idea della tipografia come “good business”, vorrei ricordare in chiusura la cosa più meritevole vista oggi: grazie a due bravissimi studenti, Andrea e Isabella, ho scoperto i bozzetti di una composizione di Luigi Nono. Credo fosse riferito a La fabbrica illuminata o a Il canto sospeso, ed era solamente la composizione dei testi scelti, quindi senza indicazioni di sonorità e tempi. Un collage di piccoli frammenti di voci anonime che invocavano la libertà. Uno straordinario esempio di come si può usare in modo efficace la composizione tipografica e di come il processo può prevalere sulla forma finale.

 

 

 
Commenti (3) Trackback Permalink | 25.11.2011
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3 risposte a il grafico? una quattro stagioni senza carciofini

 
Commenti
 
  1. PaoloComparin scrive:

    Un’esempio fantastico su come il mondo della grafica ruota, sintetizzato in poche righe ciò che rappresenta tutta una generazione di lavoratori, che cercano in mille modi di fare del “bene” con le parole e le immagini. La fame molte volte può ridurre le persone ad accettare di essere trattati anche da sguatteri, ma non è una giustificazione valida.

    Articolo stupendo.

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