futurpassatisti

Questa mattina in studio, anche per scrivere le ultime righe di questo blog.

La visita all’archivio del Mart di Rovereto è stata, come sempre, di grandissimo interesse e piacere, grazie anche alla cortesia, disponibilità e preparazione delle persone che ci hanno accolto, Federico Zanoner e Duccio Dogheria. Credo sia stato per gli studenti un utile, anche se non approfondito, viaggio da Marinetti e Mallarmè fino ad Alighiero Boetti, Luigi Ontani, Irma Blank e altri. Tutti libri e documenti dell’importantissimo archivio Mart legati da quel filo rosso che è stato il libro e la tipografia come strumenti di espressione artistica.

So che per gli studenti è utilissimo non solo vedere questi originali ma anche capire come funziona un archivio e come si può usare. Sono convinto che lo studio del passato sia la benzina per muovere i motori dell’invenzione nel futuro. Insomma, futurpassatisti.

Ieri, dopo la visita all’archivio, è stato possibile anche visitare le molte mostre del Mart. Non vorrei eccedere nei giudizi positivi, ma devo dirlo che questo museo per iniziative, mostre progettate, spazi espositivi e comunicazione è, per me, il miglior museo che abbiamo in Italia.

Le mostre su Severini e la collezione Bentivoglio da sole meritano un viaggio a Rovereto. Non è solo una questione di contenuti, ma di ordinamento espositivo —difficile e ben risolto nel caso della collezione Bentivoglio, che mostra centinaia di opere di artiste che hanno lavorato sul linguaggio e sulla parola, come la stessa Mirella Bentivoglio— e di spiegazione dei contenuti e del ritmo di lettura come nel caso di Severini. Di quest’ultima esposizione ho apprezzato le opere degli ultimi anni, quelle che non mi sono mai piaciute e che ho sempre visto come il periodo in cui l’artista non è riuscito ad evolversi. Invece ho capito che anche una riflessione su quello che si è creato negli anni precedenti, delle invenzioni fatte, può essere un’evoluzione e non una regressione.

Questo argomento, sulla vitalità dell’invenzione o per meglio dire sulla longevità creativa, è utile per giudicare le iniziative che fraintendono il giovane per il nuovo. Anche quando avevo l’età per partecipare a iniziative e gruppi under qualcosa, ho sempre preferito evitare, pensando fosse giusto giudicare ed essere giudicati su valori assoluti. La capacità di evolversi e di produrre delle cose nuove non può avere limiti anagrafici. Un insegnamento questo suggeritomi indirettamente da uno dei maestri del design italiano, Italo Lupi.

Questi ultimi due giorni, tra lezione a Venezia e visita a Rovereto, sono stati pieni e faticosi. Ma non ho dubbi che impegnarsi nell’insegnamento sia una questione di etica professionale —il divario che ci separa da altri paesi è dovuto anche alla latitanza, negli anni passati, dei migliori professionisti quali docenti— oltre che un modo per continuare ad imparare dagli stessi studenti.

 
Commenti disabilitati Trackback Permalink | 26.11.2011
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